19 - Travor

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La gita scolastica era la scusa perfetta, l'occasione per mettere distanza tra me e casa, tra me e tutto quello che ogni giorno fingevo di riuscire a sopportare. Lasciare Mason da solo è stato tutt'altro che semplice. Per settimane ho convissuto con l'idea di non partire, di restare a casa, e tenere la famiglia unita. Poi ne ho parlato con Jackson e Danilo, loro mi hanno spronato ad andare e fatto capire che non lo stavo abbandonando.

Ricordo ogni istante di quella mattina. Stavamo fuori dal cancello, il cielo ancora scuro e lo zaino mi pesava sulla schiena.

«Promettimelo», gli ho detto, guardando Mason dritto negli occhi. «Ti prego. Per una volta... solo una... non mandare tutto all'aria.»

«Ci provo. Te lo giuro, Travor. Niente litigi inutili, niente merda in circolo. So che vuoi staccare e voglio che tu lo faccia, senza dover pensare a me e a quello che faccio.»

Odio non fidarmi di lui, ma ancora adesso mi chiedo se abbia pronunciato quelle parole solo per togliermi di mezzo o se fosse sincero.

Quella promessa me la ripeto ogni sera. Sono partito con la convinzione che mi sarei chiuso nel silenzio, preoccupandomi ogni secondo di chi avevo lasciato; invece, lei ha migliorato ogni cosa.

L'ho baciata e le è piaciuto.

L'ho fatta ridere, l'ho guardata mentre si rilassava, mentre smetteva di lottare contro i fantasmi che la tormentano. Ogni suo sorriso è una vittoria. Con lei mi sento diverso... più leggero. E la verità è che non riesco a smettere di pensarla. Di desiderare la sua presenza accanto alla mia. La sua mano, il suo respiro sulla mia pelle.

Per non parlare dell'immagine che mi torna in mente con più insistenza delle altre: lei in piscina, con i capelli che scendevano sulle spalle, la pelle umida e il riflesso dell'acqua che le danzava addosso. Eravamo soli, il silenzio rotto dal rumore dei nostri cuori. L'avevo già baciata, ma la voglia di sentirla ancora più vicina mi stava consumando. Avrei voluto far scivolare le dita fra i suoi capelli, sfiorarle il viso, sapere come sarebbe stato avere il suo corpo che si abbandona contro il mio. La volevo. Tutta.

Non sono mai stato così felice di sentirmi vulnerabile. Ora però non so come comportarmi. Lei è al piano di sotto, completamente da sola e io sono qui a rotolarmi nelle coperte in cerca di un po' di pace.

Non potrò mai scordare il lampo di paura che ho letto nei suoi occhi nel realizzare che avevo visto le foto.

Piccola. Fragile. Spezzata. Incompresa.

È così che deve essersi sentita. Ma lei è forte, cazzo se lo è. Credo sia la donna più minuta e al contempo tenace, ostinata, coraggiosa e irresistibile che abbia mai conosciuto.

«Avanti, parla.»

Mi giro di scatto. Danilo è seduto sul bordo del suo letto, esattamente accanto al mio, e mi sta fissando forse già da qualche minuto.

«Cosa?»

«Ti conosco... praticamente ti stai strappando i capelli. C'è qualcosa che non va. È per via di Mason?»

Scuoto la testa in senso negativo.

«Selene?»

Sospiro piano. «Non lo so, Dan...» stringo i pugni sulle ginocchia. «Non so se ho fatto la cosa giusta. Me ne sono andato in un momento di merda, ma... sembrava non volesse che restassi. E adesso non so se dovrei andare da lei o lasciarla stare. Ho una brutta sensazione che mi stringe lo stomaco.»

Danilo inclina la testa, confuso. «Che tipo di sensazione?»

«Da quando ho visto quei segni sulle braccia... non riesco a smettere di pensare che possa rifarlo. Che possa....» Mi interrompo, incapace di pronunciare quelle parole. Non voglio che si faccia del male.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora