18 - Selene

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Sobbalzo sul letto, qualcuno bussa alla porta. Prima che possa mettermi in piedi, Arya si precipita ad aprire.

«Per te.»

Si scosta di lato, rivelando un Travor più spettinato del solito, con ciocche ribelli che gli ricadono sul viso dandogli un'aria matura.

«Disturbo?»

Faccio cenno di no e mi lascio la camera alle spalle.

«Voglio farti vedere una cosa, puoi venire?»

Come potrei dirti di no, quando mi guardi in quel modo? Quegli occhi hanno il potere di portarmi ovunque, di abbattere ogni mia esitazione. Se mi guardassi sempre così, credo che potresti chiedermi qualsiasi cosa.

«Sì.»

Non saprei dire se il cuore ha smesso di battere o se batte così forte da uscire quasi dal petto. Camminiamo in silenzio uno di fianco all'altra, lui che si sforza di mantenere il mio ritmo. L'aria è fredda e umida, ogni nostro respiro si mescola al silenzio della notte.

Appena voltiamo l'angolo, davanti a noi si apre una distesa d'acqua cristallina che risplende grazie a piccole luci incastrate ai lati. Il riflesso tremolante ondeggia sulle pareti, disegnando ombre in continuo movimento. L'odore del cloro non è pungente come dovrebbe e il fatto che è al chiuso crea un'atmosfera intima.

All'improvviso non mi sento completamente a mio agio, mi ha portata qui per nuotare. Ma io non posso.

Travor mi lancia un'occhiata complice e comincia a sfilarsi la felpa per poi passare alla maglia, infine sbottona i jeans e, senza togliermi gli occhi di dosso, li fa scivolare sulle gambe fino a lasciarli cadere a terra.

Non riesco a fare a meno di squadrarlo interamente, è bello da togliere il fiato e sono incapace perfino di muovere un dito. Non è palestrato, gli addominali sono appena accennati e con i boxer neri assomiglia ad un modello di intimo maschile. Credo di essere arrossita completamente.

Con un tuffo si immerge nella piscina, riemergendo solo dopo aver schizzato l'acqua ai miei piedi. Le sue braccia tatuate risplendono e per la prima volta riesco a vedere chiaramente i disegni che vi sono incisi.

Sull'avambraccio sinistro c'è un pugnale che sembra conficcarsi nella pelle, affianco una ragnatela da cui pende un ragno, sul bicipite campeggia un sole ed una luna abbracciati, mentre sul dorso della mano destra vi è il mio preferito: la rosa. Mi piace osservare i tatuaggi e cercare di comprendere la persona attraverso essi, sono convinta che persino il più sciocco nasconda un significato più o meno profondo.

«È riscaldata», interrompe la mia immaginazione.

«S-si, ma non mi va di bagnarmi.» Mi stringo nelle braccia e mi lascio cadere a bordo piscina mettendo i piedi a mollo.

«Ti asciugherai più tardi, quando sei con me devi pensare solo al momento che stai vivendo, non esiste altro se non il qui e ora.»

Lascio vagare le iridi lungo il suo corpo, smaniose di non perdersi nemmeno un movimento, seppur impercettibile. Le goccioline che si rincorrono sul suo addome, e si infiltrano oltre l'elastico dei boxer, mi portano a fare pensieri a cui mai ero arrivata, desiderando che il tempo si blocchi e che nulla cambi, desiderando poter toccare quelle gocce e assaggiarne il sapore, solo per scoprire se il gusto è quello della sua pelle, del suo odore.

Travor si avvicina pericolosamente a me e mi afferra per le caviglie prima di trascinarmi in acqua con lui. È come risvegliarmi dopo un lungo sonno, come tornare piccola in quei giorni dove tutto andava storto finché non arrivava papà a sistemare ogni cosa.

«Ti faccio vedere io», grido ridendo.

Mi sfilo i pantaloni del pigiama che avevo indosso e rimango con una maglia abbastanza lunga da coprire le cosce e le mutande. La felicità e l'emozione del momento superano di gran lunga l'imbarazzo e l'odio che provo verso me stessa. Mi sembra di non essere io, ma un'altra Selene, una più coraggiosa, più disinvolta e a proprio agio. Vorrei poter essere questa versione per sempre, ma so già che durerà poco.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora