Stamattina mi sono pesata. Non volevo farlo dopo la cena della sera precedente, poi il senso di colpa ha avuto la meglio.
Ho spostato la bilancia sul pavimento e mi sono tolta i vestiti, come se potessi togliere anche i dubbi.
50 esatti.
Una piccola gioia si fa spazio nel mio petto.
Probabilmente domani sarà già diverso, ma la settimana prossima potrò raggiungere il mio primo traguardo.
So che per il mondo questo non è un successo, per me sì. È forza. Controllo.
Il merito va anche alla vocina. La guida che mi sprona e mi dice cosa è meglio fare, che posso resistere. Mi dice chi evitare, quanti passi fare e quali alimenti eliminare. E io l'ascolto. Sempre.
Perché lei non mi ha mai abbandonata. Nemmeno quando i miei genitori l'hanno fatto.
Durante la mattinata, non tocco cibo. Guardo gli studenti attorno a me con le loro merendine e un po' di invidia la provo. Ma non cedo. Lo stomaco vuoto mi fa sentire più leggera, meno presente.
«Selene, posso farti una domanda?» La voce proviene da una compagna che non mi ha mai rivolto la parola.
«Sì, certo.»
«Come hai fatto a dimagrire così velocemente? Io dovrei perdere qualche chilo, ma non riesco proprio, tu al contrario stai benissimo.»
Le sue parole mi fanno distendere le spalle. Non sto immaginando i progressi. Sto cambiando davvero, scomparendo un po' alla volta.
«Niente di speciale, davvero. Non mi impegno nemmeno.» Bugia. Se solo sapesse lo sforzo che c'è dietro ad ogni azione, dietro ad ogni pasto o pesata non mi chiederebbe aiuto.
«E comunque non ti serve. Stai bene così.» Glielo dico perché lei può permettersi di avere una vita normale. Io no.
Emily mi sorride e torna a ignorarmi.
La sensazione che provo è indescrivibile, da ora so che le rinunce mi porteranno nella giusta direzione.
Ogni pasto saltato è una vittoria.
Ogni brontolio dello stomaco è un applauso.
Ogni capogiro una conferma.
A volte mi chiedo se finirà, se ci sarà un giorno in cui potrò svegliarmi senza il pensiero fisso della bilancia, senza misurare persino l'aria che respiro.
Poi mi guardo allo specchio e la risposta è lì, stampata nelle occhiaie, nei jeans che iniziano a scivolare sui fianchi. Non voglio che finisca.
Voglio diventare così leggera da non lasciare traccia. Così vuota da non fare più rumore.
Mi alzo e mi trascino fuori dalla classe. Ho bisogno di muovermi. Attraverso il corridoio e noto una figura familiare: Travor.
Sta parlando con un ragazzo basso e castano che non conosco. Ride e gesticola mentre parla di chissà cosa. Capto anche il più piccolo movimento. Mi è impossibile distogliere lo sguardo da qualcosa di tanto prezioso.
Apparteniamo a due mondi differenti. Lui fa parte di quelli che riescono a sorridere, di quelli che hanno speranza. Io faccio parte di coloro che si vogliono arrendere, che sono stanchi di combattere per qualcosa che non c'è più.
Sto per voltarmi quando gli occhi grigi di Travor si posano su di me. Mi ha vista.
Mi fa cenno di raggiungerlo, io scuoto appena la testa.
Non voglio andare da loro. L'idea di dover sostenere una conversazione con due persone, di dover sorridere, raccontare... è troppo.
Il cuore accelera e una morsa mi prende lo stomaco.
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Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
