Non vorrei più vederlo, tutto ciò che desidero è dimenticarmi di Travor e lasciarmi logorare da ciò che sto provando, perché è quello che merito. Procedo attraverso il corridoio, lasciandomelo alle spalle, vado di fretta, temendo di essere chiamata. Ma non lo fa, non ci prova nemmeno, e il mio cuore si frantuma, la delusione si impossessa di me. Per lo meno Grace non è lì, ne sono contenta. Passandogli accanto ho sentito una morsa al petto, ma per quanto abbia bisogno di lui, di lasciarmi stringere e sfiorare, non voglio che si accorga dell'effetto che continua a farmi. Girarmi è fuori discussione, farò finta non esista, anche se è una cosa infantile. Il cuore batte nelle orecchie, rabbioso.
Entro nel bagno, stringo le mani attorno al bordo del lavandino. L'indifferenza che mi ha riservato mi lacera. Apro bocca per urlare, ma tutto quello che esce è un verso strozzato che rimane nella gola facendomi accelerare il respiro. Immagino di colpire il vetro fino a ridurlo in pezzi, fino a farmi a pezzi, me e il mio riflesso del cazzo, con quegli occhi vuoti e quel corpo che detesto. Sentire il dolore sulla pelle, qualcosa di tangibile, qualcosa che distragga da quello che sento dentro. E non basterebbe perché il ricordo è già annidato nella mente. Lo rivedo ancora, in un loop ossessivo da cui non riesco a liberarmi. Lei che gli sorride, il suo sguardo luminoso, bella come poche. E lui... lui la guarda, parla e ride, come se fosse normale, come se lo facessero da sempre. Mi si chiude lo stomaco.
La giornata è iniziata da poco e già sogno il momento in cui potrò abbandonarmi sul letto e far finta di dimenticare tutto questo. È una continua fuga, un tira e molla con i miei sentimenti che fanno a botte.
Non posso affrontarlo. Non posso affrontarli. Loro due che si baciano. No. Non ci riesco. È la prova definitiva che io non esisto più per lui. Devo dimenticare.
Il suono della campanella mi strappa dal mio rifugio e mi costringe ad uscire per seguire le lezioni. Mi affretto verso l'aula e travolgo qualcuno, quasi facendolo finire a terra.
Alzo lo sguardo sul malcapitato e due occhi azzurri si posano nei miei.
«Ti sei fatta male?» A quanto pare Arya ha ritrovato le parole, io però non sono sicura di quello che devo dire.
«Selene...» Il mio nome sulle sue labbra suona esitante. Si passa una mano tra i capelli biondi, lisciandoli in un gesto nervoso, mentre dondola leggermente sul posto. «È buffo che ci siamo scontrate, volevo parlarti e si è presentata l'occasione.»
Distolgo lo sguardo dal suo, permettendole di aprirsi completamente senza imbarazzo.
«Mason mi ha raccontato di come sono andate queste settimane.» Fa una pausa per cercare le parole adatte. «Mi dispiace. Ho riflettuto parecchio e ho capito di aver sbagliato. Sarà difficile perdonarmi, lo so, ma voglio che tu sappia una cosa: il mio affetto per te non è mai svanito. Ti voglio un bene che nemmeno ti immagini e mi odio per non esserci stata quando più ne avevi bisogno.» Arya mi coglie di sorpresa.
Quando mi volto scopro il suo volto rigato da qualche lacrima e righe nere di eyeliner portato via.
«Sono terribile come amica, ma sono qui per rimediare, se me lo permetterai.» Il nodo che aggrovigliava il mio cuore da giorni finalmente si allenta. È la mia Arya. E il suo sguardo è sincero.
Sul volto ci sono ancora le tracce del rimorso. Sorrido appena e con i pollici le pulisco le guance, cancellando via il nero e le colpe.
«Ti cola il trucco», mormoro, «il sorriso ti sta mille volte meglio.»
«Significa che mi perdoni?»
«Significa che ci penserò.»
Sappiamo entrambe che non è vero, restare arrabbiata con lei è impossibile, in fondo ha soltanto cercato di proteggermi, seppure nel modo sbagliato. Ma non ha mai smesso di volermi bene, e neppure io.
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Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
