La prima cosa che percepisco è il mio corpo. Non sto più fluttuando. Intorno a me solo silenzio, intervallato dal ronzio distante di qualcosa che non so ben definire.
Nella mia mente riaffiora un'immagine. Arya gridava. Ma cosa?
Mi aggrappo a quel ricordo, provo a ricostruire il prima e il dopo, ma la mia testa è impastata, i pensieri si intrecciano confusi. Poi, con un colpo improvviso, tutto ritorna. Il corridoio. Le scale. Il vuoto sotto i piedi. Arya che urla il mio nome. Il nero. Sono svenuta.
Apro le palpebre a fatica, lasciando che i miei occhi si abituino alla luce della stanza.
Provo a sollevare una mano, ma un ago è piantato nella mia pelle, attaccato a una flebo. L'odore pungente di disinfettante mi stringe la gola. Vengo investita dalla consapevolezza. Mi trovo fra le lenzuola di un ospedale. Sono in un maledetto ospedale.
E se Travor mi avesse vista in quel momento? Se fosse stato lì, testimone della mia debolezza? Sapere che potrebbe avermi vista così - fragile, spezzata - mi tormenta. Non voglio che quella sia l'immagine che ha di me.
Un fruscio poco lontano mi fa sobbalzare. Mi volto di scatto e la vedo. Mia madre. È in piedi sulla soglia, il cappotto scuro abbottonato fino al collo. Occhiaie profonde le scavano il volto, rendendola più vecchia, più fragile di quanto la ricordassi. Sembra incerta, quasi spaventata. Accanto a lei, mio padre rimane in disparte, distante non solo fisicamente ma anche con lo sguardo. Come se fossi un problema esclusivo di mia madre, qualcosa di cui non vuole occuparsi. Continua a non capire e a ferirmi.
Un'ondata di nausea mi assale. L'ultima conversazione che abbiamo avuto è stata quella in cui mi minacciavano di portarmi in ospedale, e ironia della sorte, eccomi qui.
Torno a guardare mio padre, in cerca di qualcosa, qualsiasi cosa. Ma è glaciale. Rigido. Indifferente. Mi rifiuta persino ora. Lui che mi ha messa al mondo non prova nulla nel vedermi sdraiata su un letto, debole, in lotta tra la vita e la morte.
Mi si chiude la gola. Voglio sparire sotto queste lenzuola bianche, diventare parte dell'intonaco sterile delle pareti, dissolvermi nel nulla. Voglio chiudere gli occhi e ricominciare da un punto lontano, uno in cui non esistano più il dolore, il rimpianto, il senso di colpa.
Ma poi mia madre fa un passo avanti. L'aria si riempie di tutto ciò che non è mai stato detto. E di ciò che è stato detto troppo forte.
Le sue labbra tremano, e per la prima volta in tanto tempo, la vedo piangere. Lacrime vere. Silenziose. Lacrime per me. La figlia che non ha mai saputo proteggere. Un groppo mi sale in gola, lo ingoio, lo mastico come veleno.
«Se devi sgridarmi, esci da questa stanza.» La mia voce esce flebile, più supplica che sfida. Ho bisogno di una pausa. Di non venire giudicata per ogni singola cosa. Di poter essere debole. Voglio chiudere gli occhi e ricominciare.
Mia madre scuote la testa. Deglutisce a fatica. «Dobbiamo parlare.»
Le sue dita esitano a sfiorarmi, poi si poggiano leggere sopra le coperte. Le mie mani rimangono immobili. Vorrei prenderle, stringerle, lasciarle capire che anch'io ho paura. Ma non lo faccio.
Invece, sollevo lo sguardo e lo pianto in quello di mio padre. «E Oscar?» Pronuncio il suo nome con forza. «Lui non ha già detto tutto con il suo silenzio?» Non sono più sotto il loro controllo. Se vogliono una seconda possibilità, dovranno meritarsela.
«Ci tiene a te, ha sbagliato i modi, ma ti vuole bene.»
Sentire queste parole mi scalda, anche se ho smesso di crederci è rimasta una piccola speranza. Abbasso le barriere. La lascio continuare.
STAI LEGGENDO
Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
