33 - Selene

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«Trav...» Il suo nome mi sfugge in un sussurro incerto, mentre faccio scorrere le dita fra le ciocche scure. Ogni suo sfioramento mi incendia la pelle, ogni respiro che si mescola al mio è un richiamo impossibile da ignorare.

«Cosa?» La sua voce è roca, impastata dal desiderio.

«C-cont...» Mi blocco quando la sua mano, calda e sicura, scivola più su, fino a toccare il mio seno. Un brivido mi attraversa dalla testa ai piedi. Vorrei trovare il coraggio di dirgli di non fermarsi, di esplorarmi come ha fatto quel pomeriggio, settimane fa, che io i suoi polpastrelli non li ho dimenticati, che sono l'unica cosa a cui riesco a pensare quando mi metto nel letto la sera. Il suo tocco mi rende viva e non riesco a dimenticarlo.

Le sue labbra si poggiano sulla curva del mio collo con un bacio lento, e una scossa mi attraversa. Istintivamente inclino la testa per dargli più spazio, chiudo gli occhi, mi abbandono alla sensazione della sua bocca che si muove, dei suoi denti che mi assaporano.

Il suo inguine preme contro la mia gamba e il respiro mi si blocca in gola. Il mondo si ferma, sospeso tra desiderio e imbarazzo. Spalanco gli occhi, il cuore che galoppa senza controllo, e lo trovo lì, con lo sguardo teso, consapevole. Non si muove. Non dice nulla. Aspetta una mia reazione.

Arrossisco violentemente, ma non distolgo lo sguardo.

«Io... scusami, è la situazione.» Travor si allontana appena, come se temesse di aver superato un confine invisibile.

Gli poso l'indice sulle labbra. «Non devi scusarti», ribatto scuotendo la testa, più sicura di quanto mi senta davvero.

Lui deglutisce, le iridi fisse nelle mie. «Starti vicino così...» Si interrompe scombussolato. «Starti vicino senza averti mi manda al manicomio.» Fa una pausa soppesando bene le prossime parole da rivolgermi. «Ti amo, Selene.» Lo dice con un filo di voce, ma arriva forte e chiaro. Il cuore batte così forte che sono sicura lo stia sentendo sotto la sua mano appoggiata sul mio petto.

Voglio dirgli che lo so, che lo sento in ogni suo gesto, nel modo in cui mi guarda quando pensa che io non me ne accorga, nella premura con cui mi sfiora come se fossi qualcosa di prezioso. Che lo amo anche io. Ma ho paura di rovinare e sporcare la sua dichiarazione. Allora faccio l'unica cosa che posso fare: lo stringo forte, lasciando che il suo capo ricada sul mio petto. Lui si abbandona contro di me, il suo respiro caldo contro la mia pelle, e rimaniamo così, immobili, con il cuore che batte all'unisono, fino a quando il tempo non si dissolve. Poi, con un filo di voce, rompo il silenzio. «Ti amo.»

Lo sento sorridere contro il mio collo. «Ti ringrazio per averlo detto, stavo iniziando a sentirmi leggermente stupido... ma questo ha decisamente migliorato ogni cosa.»

Sfrega il naso sulla base del mio collo, il suo modo silenzioso di dirmi che anche lui si sente finalmente al sicuro. E io sorrido. Il mondo fuori da questa stanza non sembra poi così spaventoso.


Ho trascorso quattro giorni con Travor. Arya aveva chiamato mia madre, dicendole che avevo bisogno di stare un po' con lei, che avremmo passato qualche giorno insieme per rilassarci. Non era una richiesta insolita, in passato era già capitato che passassi le vacanze con la mia amica, così mia madre non aveva fatto domande. Si era limitata a dirmi di stare attenta e di scriverle ogni tanto. Travor, dal canto suo, aveva sistemato le cose con la sua, dicendole che sarei rimasta per un po'. Lei non sembrava sorpresa, né infastidita. Mi aveva accolta con gentilezza, senza bisogno di troppe spiegazioni.

All'inizio mi sentivo un'intrusa, fuori posto in una casa che non era la mia, con una famiglia che non mi apparteneva. Ma poi la dolcezza di sua madre ha iniziato a sciogliere la mia tensione, i suoi gesti premurosi mi hanno fatta sentire meno fuori luogo.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora