10 - Selene

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Ci troviamo nel parcheggio di quello che è un centro commerciale. Dove il giudizio è inevitabile, dove le persone ti scrutano e dove mi sento infinitamente piccola rispetto a tutto il resto.

L'edificio è grande, tutto vetro e luci bianche, e molte persone si affrettano ad entrare. Il rumore dei carrelli, delle ruote sull'asfalto, delle risate della gente, si amplificano e rimbombano in me.

«Spero che vada bene», dice lui, infilando le mani nelle tasche dei jeans. «Di solito alle ragazze piace fare shopping, quindi ho pensato che potessimo fare un giro.»

No. No. Non va affatto bene.

Non riesco nemmeno ad osservarmi nello specchio di camera mia, come potrei provare dei vestiti e fingere che sia contenta? Mi sento completamente fuori posto! Mi sembra di affogare al solo pensiero di entrare in quel luogo pieno di gente, di risate, di occhi che potrebbero giudicare.

Vorrei avere la forza per dirgli le mie difficoltà. Inventarmi una scusa per fare altro. Ma dopo quello che ho combinato in macchina... non posso. Ha già dovuto cambiare tutto per colpa mia, non rovinerò anche questo.

«Ma sì. È perfetto, grazie.» Stringo i denti e mi impongo di sorridere. Non voglio sembrare ingrata, né fragile. Ma dentro di me, una parte urla.

Appena entriamo il frastuono mi travolge. I colori, così come le luci delle vetrine, sono troppo luminose e un mix di suoni si mescola.

Decido di concentrarmi su Travor, lui al contrario sembra a proprio agio.

Non ho mai passato molte ore in compagnia di un ragazzo, non so come comportarmi, ho paura di dire la cosa sbagliata e risultare noiosa. Come posso sembrare normale con Travor mentre cammino in mezzo alla gente, senza che si noti quanto sono rovinata? Dopo che ha visto la parte più spezzata di me...

Per fortuna lui mi toglie dall'imbarazzo, conducendomi all'interno di un negozio di abbigliamento, e lo fa con una naturalezza e una calma da farmi credere di poterci riuscire pure io.

«Mi aiuti a scegliere qualcosa di nuovo?»

«Oh, sì», balbetto. Il reparto degli uomini è pieno di capi prevalentemente scuri, gli abiti sono disposti su tutta la parete in fondo.

«So che oggi hai avuto il compito in classe... com'è andata?»

Mi blocco per un attimo, colta alla sprovvista. Non mi aspettavo che Travor lo chiedesse. Avrebbe potuto tranquillamente ignorare l'argomento, fare finta di niente e lasciarsi l'incombenza alle spalle, ma non l'ha fatto. Mi guarda davvero come se gli importasse, e questo, per qualche motivo, mi spiazza.

«Direi abbastanza bene considerato che ho scritto qualcosa in ogni esercizio.» Travor scoppia a ridere mostrandomi la fossetta che gli illumina il volto.

«Sono contento. Spero tu riesca a prendere un bel voto» dice, con un tono che non sembra né forzato né di circostanza. «Su quale media generale sei di solito?»

«Alta. Sull'otto, nove. Gli altri anni non me ne importava un granché a dire il vero, ma quest'anno voglio dare il massimo e mi sto impegnando molto.»

Anche perché mi distare, mi permette di non pensare a certe cose che fanno male...

«Io non gli do più importanza di quella che ha, in fondo tutto quello che stiamo studiando non ci servirà davvero una volta fuori. Studio ovviamente, ma non in modo impeccabile, il giusto per passare le verifiche e l'esame.»

Mi piace il suo modo di vedere le cose, è rilassato e sembra che l'ansia non lo sfiori.

Mi guardo attorno. Dentro il negozio è pieno di gente, cerco di evitare ogni sguardo, non tanto per paura di essere giudicata... quanto per la sensazione di non avere il diritto di stare qui. Mi sento come se ognuno di loro sapesse cosa ho fatto. Io esisto. Lei no. Mi stringo nelle spalle, come se potessi nascondermi meglio.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora