La voce di Arya farnetica dietro l'altro capo del cellulare, è veloce e confusionaria, non riesco a mettere insieme le parole che tenta di pronunciare.
«Adesso calmati, respira. Non ho capito nulla, cerca di riprendere senza fretta.»
«È crollata, Travor. L'hanno portata in ospedale.»
Per qualche secondo non riesco nemmeno a deglutire. È reale? Selene svenuta e portata via in ambulanza. È come se mi avessero tolto l'aria dai polmoni. Non può essere successo davvero. Non è possibile, non... tutto quello che ho cercato di fare per evitare questa situazione si è rivelato inutile.
Arrivano le immagini, visioni di lei cerea, il corpo più esile del solito, gambe che non la reggono e lei che non riesce più a rialzarsi.
Un'ondata di panico mi assale, violenta. Vorrei gridare ad Arya di ripetersi, di rivelare che si è sbagliata, che era uno scherzo di cattivo gusto, ma i singhiozzi che sento non lasciano spazio a speranze ingenue.
Le ginocchia mi cedono e devo sedermi. E se non si risvegliasse? Il cuore batte fortissimo contro il petto. No. Starà bene.
Ci metto un tempo infinito prima di riuscire a trovare la forza per alzarmi e prendere le chiavi della macchina. Devo andare in ospedale e parlare con un dottore, avere la certezza che non è nulla di grave. Se succedesse qualcosa a Selene non so come potrei andare avanti.
Mi precipito lì e trovo all'ingresso Arya e Mason, fermi l'uno accanto all'altra, gli occhi gonfi di paura e rabbia mista a impotenza.
«Trav...» sussurra Mason appena mi nota.
«È successo tutto così in fretta...» Arya stringe la borsa, le dita tremano e sembra non riesca a stare ferma. La capisco. È logorante la sensazione di non poter fare nulla se non aspettare.
Mi si stringe il cuore a vedere queste due rocce spezzate in due dalla paura e dall'incertezza. Rivolgo un sorriso alla bionda, cercando di trasmetterle un po' di calma.
«Dov'è?» riesco a chiedere, la gola serrata. «Come sta?»
Arya si scambia uno sguardo con Mason. «I medici dicono che deve stabilizzarsi prima che possa ricevere visite.» Stabilizzarsi... non so che voglia dire.
Mi precipito dentro, mi guardo in torno e cerco qualcuno che possa indicarmi dove si trova la mia ragazza. Un'infermiera mi blocca con un gesto secco del braccio. «Per favore, si calmi. Chi sta cercando?»
«Selene Moretti. L'hanno portata qui. Devo vederla.»
La donna consulta il cellulare, scorrendo liste e nomi, legge per qualche minuto fino a trovare quello che cerca. Quando alza gli occhi su di me appare dispiaciuta. «Solo i familiari possono entrare, ma sarebbe meglio aspettare per il momento, i medici devono monitorare eventuali cambiamenti.»
Le sue parole mi perforano lo stomaco. «Cosa vuol dire? È grave?»
Lo sguardo che mi riserva vale più delle bugie che potrebbe rifilarmi: sì, è grave, ma non può dirmelo. Il corridoio odora di disinfettante e dolore, tante persone corrono o mi passano a fianco concitate.
Rivedo il suo volto, il sorriso gentile, gli occhi del colore della foresta, la voce sottile e pacata. Il pensiero che sia dentro una di queste stanze senza di me mi strappa il respiro. Mi sembra ingiusto che il mondo continui a muoversi mentre lei è attaccata a dei fili che la tengono in vita.
«Aspettare?» la voce mi si spezza. «Io... io devo vederla. Solo un minuto, per favore...» Ma l'infermiera scuote la testa, inflessibile.
Mason mi stringe la spalla per darmi sostegno, mi conduce su una sedia di plastica ed io mi ci siedo, anche se l'unica cosa che vorrei fare è gridare e spalancare ogni singola porta di questo posto.
«Lo sappiamo, fratello. Sappiamo quanto faccia male... ma non possiamo farci nulla adesso. Ti giuro, appena sarà possibile...»
Arya abbassa lo sguardo e lo interrompe. «Non è colpa di nessuno, Travor. Non possiamo crollare proprio adesso, dobbiamo mandarle energie positive e pregare che si svegli.»
Annuisco, il cuore batte ancora veloce. Sono intrappolato in questa attesa che mi mangia vivo, ognuno di noi chiuso nel proprio terrore.
E i suoi genitori? Dove sono? Possibile che non li abbia ancora visti? La loro assenza è un'ulteriore prova dell'ingiustizia di questa situazione.
Mi avvicino al bancone, dove una donna con grossi occhiali sfoglia delle carte. «Mi scusi... vorrei un'informazione. I genitori di Selene Moretti sono già arrivati in ospedale?»
Nemmeno alza lo sguardo, si mette a scrivere qualcosa a computer e in un attimo mi risponde. «Piano di sopra, il primo corridoio a destra.»
Sono sollevato di sapere che ci sono. Forse qualcosa di buono può venire fuori. Ringrazio e torno indietro. Arya e Mason mi seguono, capendo da loro le mie intenzioni.
Appena salgo i gradini, una stanza ampia ci accoglie. Al lato sinistro del corridoio c'è una macchinetta con cibi e bevande, dalla parte opposta, file di sedie. Individuo presto i suoi genitori, in giro non c'è nessun altro, solo noi. Il padre è un uomo composto, vestito di tutto punto, rimane in piedi, con l'espressione indecifrabile. La madre ha un comportamento molto diverso: è piegata su se stessa, le lacrime che non le danno tregua.
Arya le si avvicina e la donna alza gli occhi devastati, li punta su di me e mi trapassano. Leggo ogni emozione: la paura, la disperazione, la colpa. Mi siedo nel posto accanto al suo anche se non ci conosciamo, anche se magari non sa il rapporto che mi lega a sua figlia. Vorrei dirle che Selene è forte, che ce la farà, ma non voglio promettere cose di cui non ho la certezza. Rimaniamo in silenzio a condividere lo stesso dolore, lo stesso amore che ci strappa dentro.
Questo capitolo è corto, avrei voluto fosse più sostanzioso, ma pazienza, chissà che in futuro non posso cambiare...
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Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
