La luce sotto la porta di Mason è ancora accesa. Sono le 2:47 e lo so perché ho controllato l'ora almeno dieci volte. Potrei bussare. Potrei entrare. Ma se lo faccio ed è ridotto male... no.
Mi appoggio al muro del corridoio. Inspiro. Espiro. Provo a non pensare al peggio. È già successo di trovarlo sdraiato sul pavimento del bagno, il labbro spaccato e gli occhi iniettati di sangue. Io rimanevo al suo fianco, a prendermi cura di lui, sperando che nostra madre non sentisse. Sperando che lui rimanesse cosciente.
Ora invece sono qui, in silenzio, ad aspettare un segno. Un rumore, una voce, qualunque cosa.
Appena sento alcune imprecazioni, tiro un sospiro di sollievo. Mi scosto dalla porta e torno in camera mia.
Mentre mi sdraio, fissando il soffitto buio, mi chiedo quando sono diventato io il fratello maggiore.
Avevo quattordici anni, credo. Era un sabato sera, i nostri genitori facevano tardi al lavoro e Mason era tornato a casa con gli occhi rossi e la voce impastata. Io stavo facendo i compiti davanti a qualche cartone animato, quando lui mi raggiunse sul divano.
«Travor, lo sai che sono una delusione, vero?»
Ricordo esattamente come mi si strinse il cuore. Mi alzai, lasciai i quaderni sul tavolino e mi avvicinai. «Non dire stronzate.»
Lui rise. Ma non era un bel suono. Sembrava spezzato. «Mamma non mi guarda più in faccia. Papà mi parla solo per urlare. Jackson sta sempre con i suoi amici. E tu... tu studi, aiuti in casa, sei bravo in tutto. Non servo a nessuno.»
Lo chiusi in un abbraccio, nonostante non fossimo una famiglia incline ai gesti d'affetto. «Certo che mi servi. Sei il mio fratellone.»
Silenzio. Si staccò, gli occhi velati da lacrime che non si permetteva di far scendere. «Hai paura di me, Trav?»
Quella domanda mi congelò. Non ci avevo mai riflettuto. Certe volte alzava la voce, altre faceva casino nella sua stanza, arrivando a spaccare degli oggetti... ma non avevo paura. Non di lui, almeno. Avevo paura di perderlo.
Mi giro verso il comodino e automaticamente afferro il cellulare. Sono le tre passate. Cazzo. Mancano poco più di due ore alla sveglia. Due ore in cui dovrei dormire, ma il mio cervello sembra deciso a tenermi sveglio.
Chiudo gli occhi, cerco di rilassarmi.
Niente.
I pensieri continuano a girare: Mason, lo studio, i miei, la sensazione che ogni cosa stia sfuggendo di mano e io non possa farci nulla.
Rimugino finché i primi raggi del sole filtrano dalla tenda.
Mi tiro fuori dal letto per un solo motivo: lei.
Non avevo idea che frequentasse il mio stesso liceo. Non l'avevo mai vista. O forse, sono sempre stato troppo chiuso per accorgermene.
Ieri, prima che suonasse la campanella, era in giardino. Probabilmente aspettava l'amica con cui l'ho vista poco dopo.
C'era qualcosa nella sua solitudine che mi ha colpito. Sembrava assente. Il suo corpo era piantato a terra, ma la mente era altrove.
Quando ha alzato lo sguardo e le sue iridi si sono posate nelle mie, mi si è bloccato il respiro. Erano gli occhi più tristi che avessi mai incontrato, dopo Mason.
Saranno stati due secondi, ma sono bastati per percepire il dolore che si porta dentro. Quella ragazza tanto piccola è devastata.
Infilo i jeans e raccolgo una felpa dalla sedia. I miei capelli sono un disastro, ma non mi interessa. Scendo le scale già pregustando l'aroma del caffè, un profumo che riesce a darmi un senso di normalità.
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Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
