26 - Selene

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Stamattina mi sono svegliata in seguito al solito maledetto incubo. Sapevo sarebbe ritornato dopo quanto accaduto ieri. Per tenermi lontana dai brutti pensieri invito Arya a casa mia, convinta che passeremo una giornata delle nostre, fatta di serie tv e gossip. Ma appena mi vede il suo viso viene ombreggiato da un'espressione che non mi piace. Persino mentre facciamo i compiti sento il suo sguardo che mi perfora. È strana, più silenziosa del solito.

Dopo un po' che siamo sul letto cercando di studiare filosofia, decido che non ne posso più del silenzio. «Ti va un succo?» chiedo, riempiendo il vuoto che si è creato tra di noi.

Lei annuisce appena, e io mi affretto a scendere in cucina. Quando torno, qualcosa è cambiato. Si è fatta ancora più tesa e rigida. È chiaro che sta per dire qualcosa che non voglio sentire.

«Cosa ti sta succedendo? Siamo arrivate a un punto in cui perderti è una delle più grandi paure che ho. Non va bene, Selene, non va affatto bene. Sono stanca di stare male.»

Rido amareggiata, carica di tristezza, ed evito la domanda. Ha aspettato oggi per dirmelo? Magari avrebbe voluto farlo ieri, ma dopo il crollo a cui ha assistito, non ne ha avuto il coraggio. Forse dovrei ammetterlo e basta, farla finita di mentire e lasciarmi andare. Mi inumidisco le labbra, il cuore batte così forte che mi sembra di sentirlo nelle tempie.

Arya mi fissa, in attesa, e io abbasso lo sguardo. Il nodo in gola si fa insopportabile. Perché è così difficile? Perché mi sento come se, una volta dette, queste parole possano strapparmi via qualcosa di irrimediabile? Siamo nel bel mezzo dell'ennesima discussione che riguarda quello che faccio con il mio corpo.

«Ho fatto una stronzata, una bella grossa, e non so come uscirne, in realtà non sono sicura di volerlo. Non controllo più niente, Arya. È come se la vita continuasse a correre e correre e mi lasciasse indietro, e io sto ferma, a guardarla allontanarsi senza poter fare niente.» Opto per la verità, anche se la mia voce flebile trema.

«Ogni volta che tocco qualcosa la distruggo e non so come aggiustarla. Ho questa rabbia che mi divora: rabbia verso i miei genitori che non capiscono che ho bisogno di loro, e per quello che ho fatto a Maddy, perché sono stata io.»

Ogni cosa rimanda alla morte a cui ho assistito, a come ho distrutto la vita dei miei genitori e la mia. Il senso di colpa è sempre in agguato, pronto a divorarmi. Si insinua nei miei pensieri, crudele. Mi sussurra all'orecchio nelle notti più silenziose, mi osserva nelle giornate luminose, annullando ogni attimo di gioia o quiete apparente, prima ancora che io possa assaporarlo. Per quanto mi sforzi di convincermi che non è stata colpa mia, so che sto solo recitando una bugia. Non merito nulla di ciò che mi è rimasto, nessun attimo di respiro, nessun sorriso. Perché io l'ho portato via a lei.

«È stata colpa mia se abbiamo avuto l'incidente.» Sono un fiume in piena e le parole escono assieme a qualche lacrima. Ho bisogno di soffrire come punizione per non averla salvata.

«Ho sentito la macchina venire completamente sventrata. L'impatto con il furgone che ci ha travolte in pieno ha sortito l'effetto di una bomba. Come prima cosa le portiere si sono staccate e il sedile del passeggero è sbalzato fuori dal finestrino, poi l'auto si è cappottata e ha rotolato lungo la strada, me lo ricordo benissimo. Tra schianti e rumori vari mi sono ritrovata con metà corpo fuori dal parabrezza, incapace di muovere un solo muscolo. Il silenzio che è seguito era tremendo, quasi irreale, l'impressione era quella di essere morta, e lo avrei preferito.»

«Lei non c'è più, Selene. Non c'è più. Devi lasciarla andare.» La mia amica tenta di stringermi a sé, mettendo insieme i pezzi disintegrati del mio cuore, ma è tardi, mi sto sgretolando da parecchio tempo sotto gli occhi di tutti.

«Ma non posso», urlo, e continuo a gridare finché non mi fa male la gola.

A questo punto non è più Arya a guardarmi. In un battito di ciglia la realtà si deforma. Mia madre è di fronte a me, l'ombra di ciò che era due anni fa. Il suo viso deformato dalla rabbia che mi si rivolta contro, dicendomi che è tutta colpa mia. La camera svanisce. Non ci sono più pareti, né mobili, né voci amiche. Solo l'asfalto ruvido e freddo sotto di me, e un'auto nera, riversa sul ciglio di una strada buia. L'odore di benzina e sangue è ovunque. L'eco del metallo che si contorce mi risuona nel petto.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora