Dopo quello che ha visto Travor, ho cercato di comportarmi normalmente. Abbiamo fatto colazione insieme, io ho mangiato poco, ma lui sembrava contento così. E io voglio che sia felice, voglio vederlo sorridere, anche se mi lacera dentro sapere che la sua felicità dipende da una bugia. Da me. Come ci si salva dalla propria mente?
Siamo entrambi sul suo letto. Travor viene sopra di me, stando attento a non schiacciarmi, si tiene sollevato con un avambraccio. Sotto di lui appaio minuscola, scompaio sovrastata dal suo corpo e mi viene da sorridere.
Gli passo una mano tra i capelli e lo bacio, decisa, come se potessi convincermi che va tutto bene, che posso essere normale, che sono ancora capace di volere e sentire. Lui ricambia con trasporto, le sue labbra scendono sul mio collo, il suo naso sfiora la mia pelle mentre si muove con dolcezza, poi le sue mani scivolano lungo i miei fianchi, trovano il bordo del mio maglione, tentano di sollevarlo.
Lo fermo. Sono un blocco di ghiaccio, irrigidita dal suo tocco sulla pelle nuda.
«Che c'è, qualcosa non va?»
«Tutto bene, solo ora non ne ho voglia.» Ma non lo vedi che faccio schifo?
Non posso lasciargli scoprire quanto sia peggiorata ultimamente, quanto la malattia abbia divorato quello che restava di me. Si arrabbierebbe, cercherebbe di aiutarmi, di salvarmi, e io non posso dargli questo peso. E poi, come potrebbe desiderarmi?
Sotto le felpe oversize non ci sono curve, non c'è pelle morbida, solo spigoli e vuoti, ossa che sembrano sul punto di spezzarsi. Ma non riesco a fermarmi.
Lui mi guarda, confuso, forse sospettoso, ma non insiste. «D'accordo... lascia almeno che ti abbracci. Le coccole sono sempre gradite, no?»
Non rispondo. Lui lo fa comunque.
Appena mi tira a sé vengo invasa da una sensazione di disagio che non avevo mai provato con lui.
Sta contando le tue ossa. O forse sta sentendo il grasso che ti è rimasto sulla pancia. Cosa ti spaventa di più?
La mente mi gioca brutti scherzi. Il respiro si fa corto, la nausea mi sale in gola.
Travor fa scivolare una mano sul mio ventre e il contatto è troppo. Mi accarezza piano, come avesse paura di ferirmi.
Vorrei gridargli di smettere.
Vorrei dirgli che ogni gesto è uno squarcio, che ogni carezza mi distrugge.
Ma la voce mi muore in gola.
Mi divincolo bruscamente e mi allontano.
Travor mi guarda, spiazzato. Nei suoi occhi leggo la domanda, il bisogno di capire, io non gli lascio il tempo di fare domande.
«Dovrei andare. Devo prepararmi per domani.»
Lui non dice nulla. I suoi occhi grigi si rifiutano di andare nella mia direzione, però mi accompagna alla porta e mi saluta con il solito bacio sulla fronte. Un gesto d'amore. Un gesto che non merito.
Anche quando arrivo a casa la sensazione di malessere continua a perseguitarmi come una nuvola di fumo che rimane sui vestiti e li impregna col suo odore. So benissimo cos'è: disgusto. Sono marchiata a vita, fuori e dentro di me. Sono disgustosa.
Tento in ogni modo di soffocare il pensiero, ma la vocina dice di avere la soluzione e come sempre non posso sottrarmi al suo volere, sono troppo debole.
Inizio con gli addominali. Poi le flessioni. Poi gli squat. Dopodiché corro in cerchio per la stanza, fino a quando le gambe non bruciano, fino a quando i polmoni non sembrano più capaci di reggere il fiato. Il dolore mi tiene ancorata alla vita.
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Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
