«Merda!»
«Mi ha supplicata!»
Cazzo. Mi sfrego il viso con le mani. Sa chi sono, sa cos'ho fatto. Prendo le chiavi della macchina da sopra il tavolo.
«Travor!» Urla Grace.
Ma non mi fermo. Supero i limiti di velocità con la mente che corre più veloce delle ruote sull'asfalto. Semafori arancioni che oltrepasso, clacson che esplodono alle mie spalle. Mi starà a sentire. Capirà. Conoscendola avrà pensato male e si starà dando il tormento.
Sorpasso un'auto troppo lenta, taglio una curva stretta, e una voce nella mia testa mi urla di rallentare. La paura zittisce tutto.
Quando la strada si offusca capisco che mi devo rilassare e moderare il respiro. Lei è tutto il mio mondo, se la perdessi per così poco non me lo perderei. Lo stomaco si ribalta. Selene è fragile e potrebbe fare qualsiasi cosa, ho una paura tremenda che possa lasciarsi andare, che pensi non m'importi di lei.
Finalmente parcheggio nell'ampio spiazzo dell'ospedale. Occupo il primo spazio libero che trovo, spengo il motore senza nemmeno controllare se sono dentro le linee. Balzo giù dall'auto con il cuore che minaccia di uscirmi dal petto.
Corro come un pazzo su per le scale che ho già percorso una volta. 122 eccola.
La porta è socchiusa, con un colpo la spalanco e vengo inghiottito dall'oscurità della stanza.
Lei è un'ombra rannicchiata in un angolo, le ginocchia strette al petto, le braccia esili che la avvolgono.
Lo stomaco si stringe in una morsa. Lei si accorge della mia presenza, lo percepisco nell'impercettibile irrigidirsi delle spalle.
Si volta lentamente, gli occhi le bruciano anche al buio. Poi si alza di scatto, pronta ad urlarmi contro. Il respiro le trema sulle labbra. «Vattene! Non hai alcun diritto di stare qui.»
Ha gli occhi rossi e umidi. Indossa dei pantaloni del pigiama stropicciati e una felpa nera macchiata di lacrime; i suoi capelli sono un disastro, acconciati disordinatamente sopra alla testa e sembra stia piangendo da ore.
Questo è ciò che ho fatto, i residui delle azioni che ho taciuto, delle decisioni sbagliate che, nell'istante in cui le ho prese, sembravano l'unica soluzione, per quanto assurda.
La raggiungo. «Devo dirti una cosa. Capisco che sei incazzata e non mi vuoi parlare, però lasciami spiegare, e giurami che starai ad ascoltare. Ho bisogno di te. Dopo puoi anche urlarmi contro se vuoi.» Sono disperato.
Con l'indice gratta la pelle del pollice, in un rito che ho imparato a conoscere. Le afferro il polso per farla smettere.
«Non toccarmi!» sbotta.
«Va bene, però calmati. Ti sentiranno gli infermieri, e io ho davvero bisogno di spiegarti.»
«Come hai potuto?» Mi aggredisce. «Mi fidavo di te, e tu hai rovinato tutto.»
Scuote la testa, gli occhi le si riempiono di nuovo di lacrime. «Vai via.»
Ma non riesco ad andarmene.
Non ho mai pensato che avrei fatto piangere Selene a questo modo eppure eccomi qui. Ma perché non comprende quanto ci siamo aiutati a vicenda? Per me è così chiaro... è bastato un soffio di vento a far crollare quello che avevamo costruito con tanta fatica. Stava andando bene fra noi, non sarebbe dovuto succedere. Lei non avrebbe dovuto sapere.
«Sei egoista» singhiozza piano. «Non ci hai pensato a me, vero? A quello che significava tacere un gesto simile. Io non voglio suscitare pena.» La disperazione nel suo sguardo è visibile, e mi odio per averle fatto questo. Odio il fatto che mi stia guardando come se fossi la causa dei suoi mali, quando l'ho salvata da sé stessa.
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Ricominciare da me
Romance‼️ Storia in revisione con editor, questa è solo la prima bozza grezza, stanno cambiando molte cose‼️ Selene non si è mai piaciuta e i suoi genitori non hanno mai mancato di farle notare tutto quello che non andava bene in lei. Selene da qualche tem...
