27 - Selene

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Non parlo con Travor da tre giorni, da sabato sera, ora è martedì e di nuovo non lo vedo in giro per i corridoi. Sono tentata di telefonargli o andare a casa sua per vedere come sta, ma forse c'è un motivo se non si fa vivo. Probabilmente si è stancato di me, come Arya, sapevo sarebbe finita così, solo non mi aspettavo accadesse tanto in fretta, e di sicuro non dopo tutto quello che abbiamo condiviso. Mi ritrovo a cercarlo quando durante la lezione chiedo di andare in bagno e invece passo davanti alla sua classe, quando nell'intervallo scendo al piano di sotto nella speranza sia comparso, ma lui non c'è mai.

Il lunedì l'ho passato da sola, Arya non mi ha rivolto la parola e non ha provato nemmeno a scusarsi, per lo meno non ha cambiato di posto, consapevole che mi avrebbe mandato in crisi non averla a fianco.

Martedì mattina percorro il corridoio fino alle macchinette, inserisco i soldi per un caffè senza zucchero, ma mi fermo quando vedo Travor. Sorrido. Finalmente possiamo parlare. Aspetto che il caffè scenda per poter andargli incontro. Lo seguo con lo sguardo, poi ogni stimolo esterno si azzera. Grace mi passa davanti superandomi. Ha un sorriso vittorioso in volto quando raggiunge Travor. Non riesco a sciogliere l'attenzione da quei due.

Lei gli dice qualcosa che non riesco a capire data la distanza, poi gli getta le braccia al collo e lo bacia. Le gambe non rispondo ai miei comandi. Il petto fa talmente male che credo di non stare respirando.

Assapora le sue labbra.

Perché mi fa questo? Mi odia. È disgustato da me, non c'è altra spiegazione. Dopo essermi lasciata toccare da lui nella sua stanza, dopo essermi aperta così tanto, mi fa questo. Non è colpa sua, ma mia. Sono una stupida, una debole che non capisce niente della vita e delle relazioni. Qualcosa di liquido bagna i miei polpastrelli, abbasso lo sguardo e noto che mi sono conficcata le unghie nel braccio. Ma non sento dolore. Non sento niente. Anche il rumore del corridoio è svanito. Sono in una bolla di vuoto assordante.

Le lacrime mi offuscano la vista, trattengo un singhiozzo. Non mi preoccupo di prendere il bicchiere del caffè, mi allontano dai loro sorrisi e, senza badare alle occhiate della gente, corro in bagno. Scoppio in un pianto disperato chiusa nel piccolo abitacolo puzzolente. Appoggio la schiena al muro e inspiro. Un nodo al petto mi impedisce di prendere fiato. Come ho potuto fidarmi di lui? Lo conosco così poco... eppure ci deve essere un motivo, mi ha difesa in svariate occasioni.

Quello era prima di sapere chi fossi. Il mio cervello corre veloce e arrivo ad un pensiero disgustoso.

La prima volta che Travor ha incontrato Grace in libreria sembrava già conoscerla, mi ha detto che era perché la vedeva in corridoio e nient'altro, ma a me sembrava più di questo. Ora ho capito. E se lui si fosse avvicinato a me solo per ferirmi? Se fosse stata una messa in scena di Grace perché loro stavano già insieme? Sono ridicola. Troppi sospetti e congetture che non hanno conferma.

Con la poca lucidità rimasta mi sciacquo la faccia, diventata ormai un pasticcio di lacrime e mascara. e mi concentro sull'acqua che scorre. Dopo aver recuperato in fretta le mie cose, mi dirigo all'uscita il più in fretta possibile, senza farmi notare. L'ultimo suono che sento prima di aprire la porta che dà sul cortile è il ronzio della campanella che annuncia la ripresa delle lezioni. Non posso restare. Ho bisogno di aria. Sì, di aria.

Mi guardo furtivamente intorno, assicurandomi che nessuno mi stia seguendo, poi scavalco il piccolo cancello con una rapidità che non mi appartiene. È molto basso, un muretto sul quale le persone si siedono durante le pause, perciò non è complicato. Con un ultimo sguardo oltre la spalla, mi allontano senza esitazione dall'edificio. Prendo un respiro profondo solo quando sono abbastanza lontana. Potrei andare a casa, ma ho paura che in questo stato emotivo io possa fare una cavolata, tipo abbuffarmi. Tecnicamente dovrei essere ancora a scuola, e i miei genitori a lavoro, quindi la casa dovrebbe essere vuota. Ma se tornassero prima? Se aprissi la porta e me li trovassi davanti, con le loro domande, i loro sguardi pieni di giudizio? Il solo pensiero mi fa sentire in trappola. Non posso rischiare. Opto per rimanere in giro così che possa schiarirmi le idee e nel mentre bruciare calorie.

Ricominciare da meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora