Epilogo

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Sono qui. Appoggio la schiena contro il cancello arrugginito e prendo un profondo respiro. L'aria profuma di terra bagnata a causa delle piogge di questi giorni. Oggi, fortunatamente, il cielo ha deciso di risparmiarci anche una sola goccia d'acqua. C'è un altro posto che mi attende, ma avevo detto troppe volte di no e questo è decisamente il momento.

Il cimitero è silenzioso, ma non vuoto. Avanzo di un passo varcando la soglia. Un mazzo di margherite stretto nella mano destra, le preferite di mia sorella. Nella sinistra, le dita di Travor intrecciate alle mie. È stato proprio lui a chiedermi se fossi pronta, se avessi piacere di andarla a trovare. Alle mie spalle ci sono gli altri. I miei pilastri. Arya e Mason – che ormai fanno coppia fissa – si tengono a braccetto. Lui borbotta, maledicendo ogni sasso che lo costringe a perdere l'equilibrio. Si sforza di non lasciarsi sfuggire troppe parolacce, ma ogni tanto gli scappa un "cazzo" o "merda" detto a denti stretti. Arya sorride teneramente ogni volta. Lo guarda come se fosse il dettaglio più bello di questa giornata decadente.

Grace cammina appena dietro di loro ed è la più silenziosa di tutti. Deve essere la prima volta anche per lei, lo percepisco nel modo in cui tiene lo sguardo basso, evitando di guardare le lapidi che si estendono attorno a noi.

Io, invece, ho sempre rifiutato di venire in questo luogo. Potevo illudermi. Potevo credere che Maddy fosse ancora da qualche parte nel mondo. Forse arrabbiata, forse in cerca dei propri sogni. Ma viva.

se in cerca dei propri sogni. Ma viva. Mettere piede al cimitero avrebbe significato fare i conti con la realtà che, in quel periodo, mi stava stretta. Mamma mi aveva detto dove si trovava la tomba. Qualche fila più avanti, vicino all'albero. Ci siamo quasi. Appena la riconosco mi fermo qualche secondo, irrigidendomi. Eccola.

Un pezzo di granito. Fermo, immobile. A ricordare la persona che era e che non sarà più.

Sento la stretta di Travor sulla mano, un piccolo gesto che mi sprona ad avvicinarmi. Quando arrivo davanti alla lapide, qualcosa si lacera dentro di me.

Le ginocchia cedono. Mi lascio cadere sulla ghiaia, senza forze. L'aria è ovunque, eppure non riesco a respirare. Il dolore mi chiude i polmoni e attanaglia il cuore.

La guardo. La piccola foto sulla lapide. Quel sorriso che conosco a memoria, ma che sfuma lentamente. Anche lo stomaco si rivolta. Ogni fibra di me grida di dolore per la sua assenza.

Non sono sola, mi dico. Non sono sola.

Appoggio i fiori e passo i polpastrelli sulla scritta incisa. Il suo nome. Il suo anno di nascita. Quello di morte. Così pochi numeri per raccontare un mondo intero, una vita spezzata troppo presto. Rimango a fissare le lettere con il cuore aperto e rotto tra le mani.

«Ciao, sorellona», sussurro, trattenendo le lacrime che mi pizzicano gli occhi. «Ci ho messo un po', lo so... ma ce l'ho fatta. Sono qui.» Mi sento tremare. Alle mie spalle, Arya si inginocchia accanto a me. La sua testa si appoggia sulla mia spalla, e io chiudo gli occhi un istante. Immagino Maddison seduta con noi. Sarebbe stato bellissimo vederla innamorata, saperla felice, con una lunga vita davanti.

Respiro.

Non è stata colpa mia.

È stato un incidente.

Io le volevo bene.

Travor si avvicina in silenzio. Mi passa un pezzo di puzzle, simile a quello che ho cercato di completare con Arya, con sfumature arancio che richiamano il tramonto.

«Pensavo potesse restare qui con lei. Noi possiamo crearne altri.»

Le sue parole mi scavano una voragine nel petto. "Possiamo crearne altri". Sì, possiamo dare vita a mille altri momenti da custodire. Ricordo la frustrazione quando mi accorsi che mancava l'ultimo tassello. Avevo pensato fosse l'universo che si prendeva gioco del mio dolore, un modo crudele per farmi sentire ancora più vuota, ricordandomi ciò che avevo perso. Ma non è così. Lei c'è sempre stata.

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