Quei giorni furono i peggiori di tutta la mia breve vita.
Avevo perso la persona a cui tenessi maggiormente, Josh, che era diventato il nemico da sconfiggere, il mio primo grande amore, Clara, che era stata rapita dal fratello cattivo del mio "capo", l'unico che mi adorava più di se stesso, Sam, che era morto a causa mia, l'unico amico con cui, oltre a Josh, riuscivo a parlare, Alex, che aveva cominciato a detestarmi per via di Sam ed infine Bobby; qualche volta provò a parlarmi, ma il suo migliore amico era Alex, ed aveva bisogno di lui, quindi non era molto presente.
Mi restavano soltanto Peter, col quale non potevo assolutamente parlare perché mi ricordava Josh, e Sarah, che una volta messa in salvo fu portata nella sala delle sperimentazioni, un reparto dell'ospedale segreto, per cercare di farla tornare quella che era un tempo, non la Sarah "impossessata che era diventata.
"Ed io? Non valgo niente?" Mi disse ironicamente il demone
"Ah già" risposi fiocamente io "ci sei anche tu"
"Ma quanta considerazione hai per l'unico amico che ti è rimasto; attento o potresti perdere anche me." Rispose palesemente provocandomi i sensi di colpa
"Scusami, è che..."
"Non servono le scuse" mi interruppe lui "ti capisco. Ricorda che qualsiasi cosa tu pensi, io posso sentirla. "
In quel momento me ne ricordai, e ne fui totalmente imbarazzato
"Santo dio" imprecai io
"Non scaldarti principessa, pensa piuttosto ad allenarti. Vuoi rivedere i tuoi amici o no?" Mi chiede lui, spronandomi
"Certo che lo voglio" risposi io fermamente
"Bene. Allora muoviti!"
Il giorni seguenti furono un continuo oscillare tra la palestra, la sala del controllo del demone e la mia camera. A volte riuscivo a trovare il tempo e la voglia di mangiare.
Quel giorno, dopo aver finito la sessione di allenamento pomeridiana, mi concedetti una pausa, saltando gli allenamenti serali.
Mi catapultai velocemente in camera e, dopo aver fatto una doccia gelida ed essermi cambiato, mi posizionai davanti allo specchio che ricopriva completamente un'anta del mio armadio.
Sollevai la maglietta e mi fissai incredulo.
Ero completamente cambiato durante la mia permanenza al rifugio.
Quel ragazzino mingherlino e sfigato, che tutti si divertivano a strattonare e picchiare per i corridoi del liceo, si era tramutato in un ragazzo, alto e con una massa muscolare molto marcata, che tutte le ragazzine in preda agli ormoni avrebbero voluto frequentare; almeno esteticamente. Se poi mi avessero conosciuto meglio sarebbero scappate a gambe levate.
Mi coricai sul letto e, senza nemmeno lasciar passare un minuto, crollai in un sonno profondo.
Come al solito, continuai a cadere in quel freddo e pungente buio; la luce rossa mi stava già avvolgendo completamente e la sentii, calda, accarezzarmi la pelle. Tutto quello era ormai diventato noioso. Decisi così di cambiare il mio sogno, o meglio, incubo; era ora di prendere le redini della situazione in mano, perché ora il comando spettava a me. Tentai di creare una folata di aria che potesse spingermi verso l'alto, ma invano, scoprendo però che, con i miei gesti, ero riuscito a spostare delle pietre, e tutto questo fluttuando.
Telecinesi.
Lo sfondo nel mentre era cambiato.
Non stavo più precipitando nel buio, ma in uno squarcio nella terra, delineato da due pareti rocciose ai miei lati.
Creai un piccolo percorso interamente fatto di grandi massi, che cominciai subito ad intraprendere.
Mi aggrappai saldamente ad una roccia che era appostata sotto di me e che mi permise di smettere di cadere.
Finalmente.
Mi trascinai sulla ruvida superficie e, mettendomi in piedi, replicai il passaggio per circa un paio di volte, fino a quando non ricomparve la mano la mano infuocata, che cercava di raggiungermi. Questa volta mi ci buttai a capofitto, mancando però la presa e scivolando nuovamente nell'oscurità.
Una voce riecheggiava nell'aria
"Josh!" Chiamava lei "Josh"
Non capii perché continuava a nominare il mio amico fino a quando la risposta mi piombò addosso come un macigno alto sei metri piomba su una formica.
La faccia dell'urlatore si manifestò dall'alto e notai che la mano infuocata proveniva dal suo braccio. Quel volto era il mio, quindi chi cadeva non ero io, ma Josh.
Mi svegliai di soprassalto, tutto tremolante e sbigottito, e mi misi seduto, appoggiando la schiena alla testiera del letto.
Non riuscivo a capire.
Perché in quel sogno, finalmente un po' più chiaro dopo tanto, anzi, tantissimo tempo, io interpretavo Josh?! Ma soprattutto, perché stavo cadendo e perché non riuscivo mai a salvarmi?
Non seppi, ovviamente darmi una risposta, così mi rassegnai e guardai l'orologio. Era l'una e mezza del mattino e, non riuscendo più a dormire, decisi di scorrazzare per i corridoi, deciso a trovare un'altra stanza segreta.
Appena aprii la porta però, sorpresi Bobby a sgattaiolare fuori dalla sua stanza e dirigersi al piano inferiore, con un modo di fare alquanto sospetto.
Ovviamente decisi di seguirlo, cosa del tutto innaturale per me. Non ero mai stato un ficcanaso, ma quella notte Bobby era davvero troppo sospetto e misterioso, impedendomi di mettere a freno la mia curiosità.
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Into the darkness
FantasiaWill, un ragazzo diciottenne, rimasto senza famiglia, scopre di custodire un demone dentro di sé...ma non è il solo! Infatti esiste una speciale accademia, o come a tutti piace chiamare, il rifugio, dove vari ragazzi con questo dono si possono trova...
