Lasciai passare un minimo di trenta minuti, controllando la direzione dei miei compari dal finestrino dell'aereo, ben nascosto nei cespugli del bosco dove eravamo atterrati, prima di cominciare la camminata che, stando a quello che Russell aveva detto, sarebbe durata per ben undici chilometri.
Sarei sicuramente morto prima ancora di arrivare.
Durante la camminata mi fermai un paio di volte, sia per riposare, sia per usare il bagno di madre natura, ma dopo più di un'ora di camminata arrivai a destinazione, il covo nemico.
Esso era formato da un'imponentissima struttura che si ergeva al centro di questa valle sperduta dal mondo ed aveva un colore nero sgargiante.
"Molto da cattivo e malvagio" dissi ironicamente a me stesso.
Mi avvicinai all'entrata, nascondendomi tra i vari cespugli, notando però che il gruppo di guardie, che probabilmente dovevano sorvegliare l'entrata, era distesa a terra in una gigantesca pozza di sangue
"Almeno mi hanno accorciato il lavoro"
Stavo iniziando a parlare da solo; c'era da preoccuparsi.
Attraversai l'ingresso e con mia sorpresa notai che era quasi identico al posto dove eravamo stati portati io e Clara l'ultima volta.
"Molta fantasia" mi disse il demone
"Adesso ti metti anche tu a fare lo spiritoso?" Gli domandai io, ironicamente.
"Qualcosa del genere" concluse lo scambio di battute lui.
Notai con mia grande sorpresa, mentre spiavo dalla serratura di una porta, che la maggior parte degli scagnozzi erano vestiti in modo casual, contraddistinti unicamente da una piccola spilla, a forma di ottagono arancione, sul petto. Chissà cosa significava.
Fortunatamente qualche secondo prima avevo deciso di prenderne un paio, come souvenir, dalle guardie distese a terra, notando che a qualcuna mancava. Dovevano averle prese gli altri adottando la mia stessa tattica.
Proseguii lungo il corridoio color cannella, tentando di trasmettere sicurezza e disinvoltura per non farmi notare, alla ricerca dei miei amici.
Vidi in lontananza due uomini, probabilmente dipendenti del posto, parlare tra loro. Dopo averli osservati per qualche secondo capii che ero nei guai; erano Jeremy e Lukas.
"Accidenti" pensai mentre mi nascosi dietro una porta abbastanza vicina da poter ascoltare i loro discorsi.
Fortunatamente, la stanza dove mi ritrovai era una specie di sgabuzzino dove vi erano riposti scope, secchi e detersivi, quindi non correvo alcun rischio.
- Non è ancora arrivato? - chiese Lukas al collega
- Non ancora. I suoi amichetti sono già arrivati, fortunatamente non hanno fatto molti danni. Poveracci, nemmeno si aspettano che noi siamo a conoscenza della loro presenza. - disse Jeremy sghignazzando
- Gli aspetterà una grande sorpresa - confermò Lukas - ma non c'è il rischio che trovino i ragazzini prigionieri? -
Stavano parlando del mio gruppo.
Come diamine facevano a sapere che fossimo già lì? Ma specialmente, come facevano ad essere certi che sarei arrivato anche io?
"Sono più furbi di quanto pensassimo" mi disse il demone preoccupato
"Ho notato, ma tranquillo; noi lo saremo di più. " risposi io sicuro di me
- Nessun problema - comunicò Jeremy - chiunque si aspetterebbe che la ragazza sia nascosta in qualche stanza isolata e ben nascosta, con molte guardie pronte a proteggerne l'entrata, ma non si immaginano nemmeno che in realtà è in uno stanzino delle scope qua vicino - esclamò soddisfatto.
Stanzino delle scope? Vicino?
Non appena ebbi capito la situazione scattai subito sull'attenti e mi voltai velocemente, esaminando lo stanzino alla ricerca di Clara.
Per non fare alcun rumore decisi di prendere il cellulare che era riposto nella mia tasca ed attivare la torcia, per farmi luce evitando di far scattare l'interruttore della corrente, e mi mossi agilmente per la stanza.
Con mia sorpresa notai che accanto alle scope vi era una piccola botola, ben nascosta dal buio, e decisi di aprirla.
Scesi le scale, che dividevano il pavimento da un tunnel sotterraneo, con estrema delicatezza, pregando ad ogni passo che non scricchiolassero, e mi ritrovai in un piccolo corridoio, scarsamente illuminato da una piccola lampadina che emanava una luce fioca, che aveva le pareti fatte di marmo bianco. Alla fine di quella breve stradina vi era un'altra porta, fatta interamente in legno ed in stile prigioni dell'Ottocento, per mia fortuna non chiusa a chiave, e mi avviai verso essa.
Pochi istanti prima che potessi raggiungere la grande maniglia argentata sentii una mano afferrarmi la spalla, così mi girai di scatto, colpendo d'istinto il mio aggressore.
Notai felicemente che l'uomo che aveva tentato di colpirmi era John, con chi avevo un conto in sospeso, e questo voleva dire una sola cosa; vendetta.
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Into the darkness
FantasiaWill, un ragazzo diciottenne, rimasto senza famiglia, scopre di custodire un demone dentro di sé...ma non è il solo! Infatti esiste una speciale accademia, o come a tutti piace chiamare, il rifugio, dove vari ragazzi con questo dono si possono trova...
