Corro ad aprire la porta, non appena sento il campanello suonare. Cameron è lì, appoggiato allo stipite della porta, sul volto un sorriso beffardo. "Prego, entra" dico, spostandomi leggermente per farlo passare. Ammicca, prima di seguirmi e chiudere la porta. Salgo le scale, sentendomi in imbarazzo. Non so cosa stia succedendo tra di noi, oggi a scuola non ha fatto altro che provocarmi, sfiorandomi con ogni minimo pretesto e standomi pericolosamente vicino nei momenti in cui eravamo soli. In ogni caso, non so come gestirlo e soprattutto non voglio essere il suo passatempo privato, se poi in pubblico non possiamo comportarci da fidanzati e se, soprattutto, non posso sapere che cosa gli sta succedendo. Siamo arrivati in camera dove, sparsi sulla scrivania ci sono tutti gli appunti che ho preso e il materiale che già avevamo scaricato. Cameron si sistema sul letto, osservandomi attentamente mentre mi posiziono sulla sedia davanti alla scrivania. "Forza, non perdiamo tempo" mi limito a dire passandogli l'occorrente. Cala il silenzio, ognuno lavora alla propria parte del progetto. Dopo poco più di un'ora, come se ci leggessimo nel pensiero alziamo la testa e, all'unisono diciamo "per oggi può bastare" prima di scoppiare a ridere. Cala nuovamente il silenzio. Poi Cameron si alza dal letto lentamente e, sempre lentamente si avvicina alla mia sedia, fissandomi intensamente. Mi sento avvampare mentre, senza accorgermene mi sono alzata. Ora le mani di Cameron sono strette sulla mia vita, il suo viso a pochi centimetri dal mio. Posso sentire il suo respiro sulla pelle. Si avvicina per baciarmi e, non so come, riesco a trovare la forza per allontanarlo leggermente. Sembra sorpreso "non possiamo andare avanti così" dico. Fa per ribattere ma io gli appoggio l'indice sulle labbra, per zittirlo. "Devi fidarti di me, devi parlarmi. Io non vado da nessuna parte" proseguo. Cameron sospira "ha bisogno di soldi. Dopo tutti questi anni è tornato perchè ha perso dei soldi con il gioco d'azzardo" dice d'un fiato. Annuisco, mi dispiace così tanto per lui. Si avvicina nuovamente e questa volta lo lascio fare. Posa le sue labbra sulle mie, ed è l'unica cosa di cui ho bisogno. Il bacio prosegue lento e dolce, Cameron mi attira più vicino a lui, indietreggiando leggermente fino ad arrivare al letto. Vi si siede, trascinandomi indietro con lui. Comincia a percorrere tutta la mia schiena, su e giù, lentamente, infilando le mani sotto la t-shirt. Poi, bussano alla porta. Spalanco gli occhi, alzandomi immediatamente da sopra di lui e cercando di contenere il rossore che si sta spandendo per tutto il mio viso. Cameron ridacchia, gli lancio un'occhiataccia mentre con voce tremante dico "avanti". La porta si apre leggermente e la testa di mia madre sbuca da essa. Almeno ha bussato, penso. "Ciao ragazzi" dice, sorridendo. La guardo nervosamente, forzando un sorriso. "Scusate se disturbo ma mi chiedevo se potessi fare un salto al negozio dell'usato, per ritirare una cosa a mio nome" dice mia madre, rivolgendosi a me. "C-certo" dico, "bene, grazie. Ciao Cameron" "salve, Ella" saluta spavaldo Cameron. Appena mia madre richiude la porta rivolgo un'altra occhiataccia a Cameron che si limita ad alzare le spalle, con sguardo innocente. "Forza, andiamo" dico trascinandomelo dietro. Attraversiamo veloci il vialetto di casa mia e altrettanto velocemente il quartiere. Arrivati in centro, comincio a guardarmi intorno "sai dove si trova il negozio, vero?" mi chiede ad un certo punto Cameron, visibilmente divertito. Gli tiro un leggero pugnetto prima di scuotere la testa, in modo sconfitto. Cameron scoppia a ridere, facendo fare una capriola al mio cuore, e mi prende per mano cominciando a camminare "forza, andiamo". Lo seguo, senza lasciargli la mano. Dopo pochi minuti di camminata imbocchiamo una traversa, stretta e un po' inquietante. Ci troviamo davanti ad una piccola bottega con un'altrettanto piccola vetrina sopra la quale si trova un'insegna sbiadita che dice "da Annabelle". Entriamo, venendo accolti da uno scampanellio proveniente da sopra le nostre teste. Comincio a guardarmi intorno; il negozio non è molto grande, stretto e lungo. Addossate ad entrambe le pareti vi sono mobili antichi, vasi ed altri oggetti domestici. Al soffitto sono invece appesi maestosi lampadari, quasi tutti con le lampadine spente o fievolissime. Al fondo del negozio, a mala pena illuminato, vi è un bancone in legno scuro. Ci avviciniamo; seduto su una sedia girevole, dietro ad un vecchio computer fisso, vi è un anziano signore; i capelli corti ed ispidi sono brizzolati, come la leggera barbetta che gli cresce sul viso tondo e paffuto. Gli occhietti, piccoli e neri ci scrutano, interessati. Il signore si alza dalla sedia, sarà alto si e no 1.60. La camicia a righe fascia il suo pancione, dandogli un'aria quasi tenera. "Ciao ragazzi, posso aiutarvi?" chiede. Il suo tono è allegro, il sorriso che ispira simpatia. Ricambio il suo sorriso ed annuisco "si, siamo venuti a ritirare un oggetto, il nome è Ella Montgomery". Il signore si guarda un po' intorno, prima di alzare un indice ed entrare in una stanza alle sue spalle. Dopo qualche minuto ed alcuni rumori di oggetti in metallo caduti a terra, torna con in mano una grande valigia blu scuro. "Ecco qui, il set di posate in argento degli anni 40" dice, tutto soddisfatto. Lo guardo un po' confusa, chissà a cosa possa servire un set di posate a mia madre. Ci porge la valigia che è anche parecchio pesante e, dopo aver pagato ci saluta cordialmente. "Che tipo strano" dice Cameron, una volta usciti dal negozio. Sorrido per la sua affermazione "era simpatico" dico, alzando le spalle. Camminiamo per un po' "che dici, ti va se andiamo prima a posare questa roba da te e poi ci facciamo un giro?" propone Cameron ed io annuisco subito. In poco tempo siamo davanti alla porta d'ingresso di casa mia. Entro, trascinandomi dietro la pesante valigia mentre Cameron mi aspetta fuori. "Ma a cosa ti servono delle posate in argento?" chiedo a mia madre, una volta entrata in cucina "a me a niente" ridacchia mia madre. La guardo con aria interrogativa "una collega si sposa, ed è una patita di queste cose. Così con gli altri dell'ufficio abbiamo deciso di farle un regalo" continua, rispondendo alla mia domanda. "Ho capito, bhe io non le userei mai per mangiare, chissà quante persone le hanno usate" scherzo. Mia madre ride, prima di darmi un bacio sulla guancia e lasciarmi andare. Torno da Cameron che mi sta aspettando al fondo del vialetto. Mi avvicino, ha un'aria pensierosa e preoccupata. "Tutto bene?" gli chiedo, parandomi davanti a lui che sembra risvegliarsi. "Si.." dice, per poi forzare un sorriso. So che è preoccupato per la storia di suo padre ma decido che è meglio non parlarne, al momento. Mi prende per mano, mentre siamo quasi arrivati in centro. Sorrido, mi piace quando compie questi gesti teneri e spontanei. Sembra accorgersi del mio sguardo sognante, infatti si china leggermente per baciarmi la fronte. "Ti va un frozen yogurt?" mi chiede, mentre passeggiamo. Annuisco, adoro il frozen yogurt. Entriamo nel negozietto e Cameron insiste per pagare sia il mio che il suo. Dopo qualche battibecco usciamo, ognuno con il suo yogurt ricoperto di cioccolata sciolta e confetti. Ci sediamo su una panchina, continuando a gustarci il nostro yogurt. "Sei un po' sporca" ridacchia Cameron, indicando la mia faccia "dove? Dove?!" chiedo subito, odio avere il viso sporco in pubblico. Scoppia a ridere "massi, proprio lì.. sulle labbra". Gli lancio un'occhiataccia, mi stava solo prendendo in giro. "Ma come? Non mi credi?" chiede facendo le labbra da cucciolo. Scuoto la testa. Continua a ridere mentre si avvicina un po' "te lo assicuro, se vieni un po' più vicina posso pulirti". Incrocio le braccia al petto, continuando a fare l'offesa. Poi, mi bacia. Dischiudo immediatamente le labbra per permettere l'accesso alla sua lingua e il bacio si fa più intenso. Mi volto leggermente e affondo le mani tra i suoi capelli, mentre lui mi circonda la vita con le braccia. Quando il bacio finisce Cameron appoggia la fronte contro la mia "ecco, ora non sei più sporca" ridacchia. Sorrido e mi alzo dalla panchina. Cameron mugugna, tirandomi per la canotta "no, restiamo ancora un po' qui". Ridacchio, sembra un bambino piccolo. Lo tiro leggermente "non possiamo, dobbiamo passare in ospedale da Lily e si sta già facendo tardi, sbrigati" lo incito e finalmente si alza, seppur svogliatamente. "Come sta?" chiedo a Cameron, mentre entriamo nel grande ascensore dell'ospedale. "Ha giornate si e giornate no, le terapie sono pesanti" mi risponde, a bassa voce. Arriviamo davanti alla porta della camera di Lily "ah, mi sono dimenticato di dirti che Lily.." Cameron non fa in tempo a finire la frase che un'infermiera apre la porta della stanza. Mentre esce ci guarda, sorridendoci prima di andarsene. Entriamo. Lily è seduta su una sedia girevole e guarda fuori dalla finestra. Quando si gira, il mio cuore perde un battito. È davvero molto pallida, gli occhi sono segnati da profonde occhiaie e le labbra sono cianotiche e... in testa ha un foulard. Ci sorride prontamente, il suo sorriso e la luce negli occhi sono sempre gli stessi, quelli di un'adorabile bimba. "Ciao Aria!" dice entusiasta mentre mi abbraccia forte. "Guarda, ho tagliato i capelli" prosegue, sfilandosi il foulard. Quasi mi metto a piangere, i suoi bellissimi e lunghi capelli sono totalmente scoparsi. Mi obbligo a farle un sorriso "mi piace questo tuo nuovo look, la bandana è bellissima" scherzo, indicando il pezzo di stoffa azzurro che ha tra le mani. Mi sorride, si vede che è felice di ricevere la mia approvazione. Mi volto, ed incontro lo sguardo di Cameron che, silenziosamente mi ringrazia. Lily mi racconta dei nuovi amichetti che si è fatta in ospedale. Sono quasi tutti dei bambini molto malati, ho paura che possa soffrire, se uno di loro venisse a mancare. Verso le 21 crolla, e si addormenta seduta sul pavimento con i pennarelli tra le mani. Cameron la prende in braccio, posandola delicatamente sul letto. Poi, le sfila la bandana e le rimbocca le coperte; nonostante faccia caldo, Lily ha sempre freddo. Mi alzo anche io da terra e mi scrollo leggermente i vestiti, prima di afferrare la mano che Cameron mi tende. Sorrido, mentre aspettiamo che arrivi l'ascensore "sei bellissima" mi sussurra Cameron all'orecchio, facendo allargare ancora di più il mio sorriso. Entriamo nell'ascensore. Cameron mi cinge la vita con le braccia e mi guarda teneramente, come se fossi un cucciolo bisognoso di affetto. Affondo la testa nell'incavo del suo collo, assaporando il buonissimo odore che emana; profumo misto a Cameron, niente di meglio. Usciamo dall'ospedale. "Ti accompagno a casa" dice Cameron. Scuoto la testa "non è il caso". Mi guarda pensieroso "mh.. non mi va di farti andare da sola". Sbuffo "conosco la strada, non mi perderò. Davvero, preferisco che torni su a occuparti di Lily" dico, nel tono più convincente possibile. Si mordicchia il labbro inferiore, soppesando le sue opzioni. "E va ben.." non lo lascio finire, avvolgo le braccia intorno al suo collo e lo bacio con passione. Poi, mi sposto leggermente e gli sussurro "buonanotte" prima di girarmi e andarmene. Posso sentire il suo sguardo fisso su di me e il sorriso che ha stampato in faccia, mentre mi allontano. Sorrido a mia volta, come un'ebete. Continuo il mio percorso. Uno strano rumore dall'altra parte della strada mi fa sobbalzare. Mi obbligo a tirare dritto, sono solo paranoica. Di nuovo quel romore. Questa volta mi fermo e cerco di scrutare attentamente il punto da cui proviene. Non vedo niente di strano, è troppo buio. Faccio per proseguire quando qualcosa, o meglio qualcuno, mi afferra forte per la vita e mi tappa la bocca con la mano. Spalanco gli occhi e cerco di dimenarmi, senza risultati. Che cosa sta succedendo?
Eeehi♥
Voglio davvero chiedervi scusa per averci messo una vita per aggiornare, ho avuto pochissimo tempo per scrivere :c
Fine del capitolo un po' angosciante, eh? ;)
Scusate se ci sono degl errori, avevo troppa voglia di pubblicare e non ho ricontrollato, lo farò al più presto, promesso!
Baci♥
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vivo per due
Teen FictionLa vita di Aria, un freddo giorno di Novembre, cambierà per sempre. Tutto quello che è sempre stato il suo mondo subirà un profondo mutamento. Aria affronterà per la prima volta la morte. Ma anche dai peggiori eventi può nascere qualcosa di buono. D...