Condividere gli affetti

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L'Alita rientrò in casa sorreggendo tra le braccia una quantità così grande di giocattoli che Riki non riusciva a spiegarsi come facesse a mantenerli tutti in equilibrio.

"Ma quanti gliene hai presi?" domandò esterrefatto.

"Non riusciva a sceglierne uno e continuava a portarmi un giocattolo dopo l'altro, così glieli ho comprati tutti. Non vedo perché avrei dovuto limitarmi a un solo regalo. Lo scopo di quest'uscita era che si fidasse di me, no? Credo di aver raggiunto il mio scopo."

Se poche ore prima Kirie aveva sentito repulsione per Iason, ora stravedeva per lui. Era diventato il suo eroe dalla bionda capigliatura lucente e lo guardava con estatica adorazione.

Scaricò tutti i giocattoli in soggiorno – tra di essi, Riki riuscì a intravedere una palla, una scatola di costruzioni, un bambolotto, un trenino, un orsetto di peluche e un robottino – e corse incontro al suo tutore con due motociclette giocattolo in mano, una blu e una rossa.

"Brrrum Brrrum, Kirie. Brrrum Brrrum, Riki," esclamò euforico.

Kirie adorava le moto; erano i suoi giocattoli preferiti.

"Vuoi che giochiamo insieme?"

Il sorriso che sembrava voler uscire dal corpo del ragazzo era una risposta più che eloquente, ma Riki aveva avuto una brutta mattinata e non aveva voglia di giocare. I colloqui con le famiglie non avevano sortito i risultati sperati perché nessuna di loro voleva mettersi in casa un ragazzo quasi ventenne con i bisogni di un bambino piccolo, neanche in cambio di una cospicua somma di denaro. Poi, però, ricordò il consiglio di Jenny sullo stratagemma degli incentivi.

"Va bene, giocherò con te, ma prima devi prendere le tue medicine."

Andò a riempire un bicchier d'acqua e glielo offrì insieme a due pillole colorate. A Kirie non piacevano i medicinali – quelli che gli dava Maestro Hazall gli facevano diventare il pene duro e dolorante per ore e quelle che gli davano in ospedale gli facevano venire sonno.

Kirie era troppo eccitato dormire e non voleva masturbarsi, ma era disposto a tutto pur di giocare alle 'brum brum' con Riki e si lasciò infilare le pillole in bocca. Per fortuna, non ci furono sgraditi effetti collaterali e la promessa venne mantenuta.

Dopo circa mezz'ora di gioco, che si era risolto in una frenetica gara motociclistica in giro per la casa, Jenny li chiamò per pranzo e tutti si sedettero intorno alla tavola apparecchiata. Riki prese coltello e forchetta e si mise a tagliare a pezzi piccoli la carne nel piatto di Kirie.

"Allora, com'è andata al negozio di giocattoli?" chiese.

"Nessun problema," mentì il Blondie.

In realtà, l'intera mattinata era stata estenuante per lui, anche se, sebbene non l'avrebbe mai confessato, quando Kirie aveva iniziato a saltellargli intorno con gioia man mano che acconsentiva a comprargli tutti i vari giocattoli che gli portava, e durante il viaggio di ritorno, quando ogni tanto aveva usato lo specchietto retrovisore per spiare dietro e l'aveva visto abbracciare felice le sue nuove acquisizioni, assistere a una manifestazione d'entusiasmo così pura e gratificante non era stato così male.

"A te, invece, com'è andata?"

"Uno schifo," ammise il meticcio mestamente. "Ma non importa, ci sono altre famiglie a cui chiedere. Domani cercherò ancora."

L'androide annuì con serietà e il resto del pasto proseguì in discreto silenzio, fatta eccezione per Riki che ogni tanto ripeteva all'Alita di mangiare con la forchetta, sforzi inutili perché continuava a prendere il cibo con le mani e infilarselo in bocca come se ogni boccone dovesse essere l'ultimo della sua vita.

Libro 3: Catarsi e redenzione - Risorgere dalle ceneri di HerbayDove le storie prendono vita. Scoprilo ora