Finale a sorpresa: non tutto il male vien per nuocere

67 4 31
                                        

Riki aveva trascorso una notte nera costantemente intervallata da versi angosciati sussurrati nel sonno. Iason, che era rimasto sveglio a vegliarlo, non aveva potuto far altro che assisterlo con impotenza.

"Merda, mi fa male tutto. Non riesco neanche a muovermi," furono le sue prime parole non appena gli effetti del pestaggio si destarono insieme a lui.

Il Blondie gli infilò due pillole analgesiche in bocca, gli inclinò un po' la testa e vi avvicinò un bicchiere con dell'acqua. Era impossibile non notare che durante la notte le condizioni del suo viso erano se possibile peggiorate. Un occhio era completamente chiuso, l'altro riusciva a malapena ad aprirlo e le labbra erano blu e tumefatte.

"Ehi, dimmi qualcosa. Sei arrabbiato con me?" chiese il meticcio, insospettito dal suo assoluto silenzio.

"Molto," rispose Iason rabbuiato, gli era impossibile dissimulare la sua collera. "Non riesco a comprendere cosa ti sia passato ieri per la testa."

Riki si assorse per un momento nei suoi pensieri prima di arrendersi a una difficile confessione.

"Avevo picchiato Kirie e detto cose crudeli sul suo conto. Io... non so se le pensi davvero o se le abbia dette solo per giustificarmi. Come se non bastasse, l'ho fatto davanti a Riki. Hai visto come mi guardava? Mi ha appena conosciuto e l'ho già deluso. Probabilmente mi disprezza. Quando ero seduto in quel bar, mi sono chiesto se l'uomo che ieri ha picchiato un ragazzo inconsapevole non sia in realtà il vero me. Cosa mi impedirà un domani di fare lo stesso anche con mio figlio in un altro impeto di rabbia? Temo... di non essere molto diverso dagli stronzi che lavoravano a Guardian o dai bastardi di Eos."

Iason incrociò severo le braccia davanti al petto. "E pensavi che ubriacandoti avresti risolto tutti i tuoi problemi?"

"No, ma almeno li avrei dimenticati per un po'. Mi vergognavo. Dopo aver lasciato Riki, non avevo il coraggio di tornare qua e guardare te, Jenny o Kirie negli occhi. L'unica soluzione logica mi è sembrata affogare i miei problemi nell'alcool."

Ancora disteso con la testa sul cuscino, con la guardia bassa e l'animo sensibile, Riki alzò il braccio destro e appoggiò la mano sugli occhi per coprirseli. Fu impossibile non accorgersi che era gonfia, scura e con alcune dita rivolte in una posizione leggermente anomala. Il Blondie corse immediatamente ad afferrargliela per il polso, facendogli scappare un 'ouch'.

"E questa?"

"Suppongo... che sia rotta," ammise l'altro mordendosi il labbro inferiore.

"Riesci a chiudere il pugno?"

Nel provarci, il mignolo prese una direzione innaturale dirigendosi verso l'esterno anziché verso il basso. Iason aveva visto e atteso anche troppo: corse a prendere il suo comunicatore e lo usò per chiamare Raoul. Senza entrare in dettagli, lo avvisò che stava per raggiungerlo in clinica per questioni urgenti che avevano a che fare con la salute di Riki. Quindi, aprì l'armadio, recuperò un paio di vestiti a caso e li lanciò sul letto.

"Andiamo subito! Non accetterò obiezioni in merito!"

Non ci furono lamentele, tuttavia vestirlo non fu un'impresa facile perché sentiva dolore praticamente ovunque. I suoi movimenti erano limitati e anche la zona inguinale sembrava peggiorata durante la notte, diventando ancora più gonfia e infiammata.

"Avrei dovuto non ascoltarti e portarti in ospedale ieri sera!" mugugnò il Blondie adirato, mentre gli alzava i pantaloni nel modo meno nocivo possibile.

"Ti sono grato per avermi portato a casa, invece. Piuttosto... come hai fatto a trovarmi? Mi avevi messo un tracciante addosso?"

Iason gli infilò la maglia in testa e con la massima delicatezza cercò di inserire la mano fratturata nella manica senza provocare ulteriori danni.

Libro 3: Catarsi e redenzione - Risorgere dalle ceneri di HerbayDove le storie prendono vita. Scoprilo ora