Capitolo 21

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La testa mi scoppiava. Era una sensazione che provavo raramente, prima di conoscere i fratelli Badescu. Ma da quando li conoscevo, il mal di testa era sempre presente nella mia vita, ed era straziante. Prima che potessi aprire gli occhi, sentii un qualcosa di morbido sulle mie labbra. Pensai che fossero le labbra di Brad, ma, quando sentii che Brad, o almeno la persona che credevo fosse lui, prese i miei polsi, portandoli sopra la mia testa, schiusi la bocca per il gesto improvviso e la lingua di lui, esplorò la mia bocca. Capii che non era Brad, da come baciava: sembrava una mucca. Immediatamente, aprii gli occhi, ritrovandomi davanti sue pupille quasi nere e i capelli dello stesso colore: William.
Tentai di togliermi da sotto di lui, ma era abbastanza difficile, data la sua forza. Mi faceva schifo e al tempo stesso mi sentivo uno schifo. Presi coraggio e mi dissi che dovevo pensare lucidamente, anche se era difficile, dato le sue appiccicose labbra sulle mie. Poi, mi venne un'idea. Anche se avevo lo sguardo appannato per le lacrime che tentavano di sgusciare fuori, notai che, essendo sopra di me, aveva le gambe divaricate. Misi tutta la forza possibile sulla mia gamba destra, tirandoli un calcio abbastanza forte, nei gioielli di famiglia. Mi guardò, linciandomi con lo sguardo, per poi cadere a terra, seguito da un urlo di dolore. Mi alzai immediatamente, diretta alla porta. Indossavo il vestito del mio compleanno, ma era strappato, e la gonna era molto più corta, arrivava fin sopra il ginocchio. Non volli pensare il motivo.
Aprii la porta, ritrovandomi davanti due uomini enormi. Diedi un occhiata dietro di me, vedendo che William era ancora per terra dolorante. «Pren..detela.» disse tra un lamento e l'altro. I due entrarono nella stanza. Okay, pensa. Cosa sanno fare i vampiri?! Corrono! Corrono molto velocemente!
Non capii come mai, ma appena pensai a questa cosa, le gambe iniziarono a correre da sole, uscendo dalla casa, come se sapessero dove mi trovavo. Appena uscii mi ritrovai un lago enorme davanti, così mi voltai verso sinistra e iniziai a correre a perdi fiato. «Vieni qua!» sentii urlarmi dietro da uno dei due scagnozzi.
Dopo vari minuti che correvo senza meta, decisi di fermarmi all'interno del boschetto.

Brad..stronzo, che non sei altro. Mi aveva lasciato andare, così, senza nemmeno combattere? Perché non aveva detto immediatamente si, al mio compleanno? Nemmeno mi aveva fatto un regalo. Ancora più stronzo. Rebecca? Che fine aveva fatto? Mi era sembrata di averla vista, però non avevo avuto il tempo di parlarle. Mi mancava, anche se non ci avevo più parlato molto.
Che situazione. Sembrava tutto finto, mi sentivo in un film con un orribile lieto fine.
«Se la trovo, l'ammazzo.» sentii dietro di me. Era William. Iniziai a sudare freddo. Come aveva fatto a capire che ero qui? La dovevo smettere di andare a nascondermi nei boschi, ero troppo prevedibile. L'albero su cui ero appoggiata, era enorme, coprendomi, così, da quei tre. Dovevo prendere il mio cellulare, ed era in camera, ne ero sicura. Senza farmi vedere, ne sentire, circumnavigai il lago, passando dal boschetto. Arrivai davanti alla casetta, ed era veramente carina, per tre imbecilli come loro. Entrai, piano piano, trovando il mio cellulare sul comodino. Lo presi, tornando fuori nel bosco, il più lontano da lì.
Chiamai Brad, non volevo sentirlo, per quello che mi aveva fatto, però era l'unica persona che mi poteva aiutare, almeno al momento, credo.
Rispose, dopo quattro squilli; erano le tre e mezzo di mattina. «Emily?! Dove cazzo sei?!»
«Non lo so.» dissi cercando di trattenere le lacrime. Non mi aveva nemmeno chiesto come stavo..che persona di merda. Avrei dovuto chiamare Ethan.
«Descrivimi il posto almeno!» affermò lui.
Piansi, senza farmi sentire, poi risposi, con le lacrime che mi rigavano gli occhi. «C'è un.. lago e un bosco intorno. Cosa devo fare?!»
«Prima di tutto, non andare nel bosco.» rimasi in silenzio, fermandomi e guardandomi intorno. «Dimmi che non ci sei già.»
«Come potevo sapere, che non sarei dovuta andare nel bosco?! E poi perché non ci devo andare? È il posto più sicuro. Non ci torno da quei tre. William mi ha baciato, prima che mi svegliassi! È un porco.» dissi tutto d'un fiato, esasperata e sconvolta.
«Cerca di trovare l'uscita il prima possibile, lui conosce tutti i boschi, e conosce molto bene i loro nascondigli, quindi è come se tu fossi in un deserto e cercassi di nasconderti dietro un filo d'erba.»
«Non sarei così stupida, stronzo.» dissi. Volevo la mamma. Almeno in questi momenti, lei sapeva come rendermi felice, con uno dei suoi dolci forse.
«Come stai?» domandò. Avevo ricominciato a camminare, e non sapevo proprio dove andare. Sentivo le mani che tremavano, e la voce non era da meno.
«Ah, adesso ti preoccupi per me? Coerenza, zero.» ero abbastanza incazzata.
«Non fare la permalosa.»
«Vaffanculo, Brad.»
«Non provare a riatta..» riattaccai, senza esitazioni. Voleva fare lo stronzo come sempre, bravo. Lo poteva fare con chi gli pare e piace, ma aveva smesso di farlo con me.
«Shh.» sentii dietro di me. «Ho sentito un rumore.» Era William, di nuovo. Iniziai a correre a perdi fiato, ma non con la stessa velocità di prima. Ero esausta. «Eccola! Portatela a casa!» urlò lui. Cazzo.
Correvo, ma il bosco sembrava non finire mai. Sentivo quei due omoni, che mi erano alle calcagna, e non avrei retto ancora per molto. Avevo paura.
«Aiuto..» urlai. Mi sentii prendere per entrambe le braccia e spinta all'indietro. Battei forte la testa, e il mal di testa tornò, a dire la verità non sapevo neanche se se n'era andato. «Fermi..» ringhiai di nuovo. I canini uscirono e iniziai a scalciare e graffiare i due, provando anche a morderli. Quello con i capelli neri, mi prese in braccio; tentai di ribellarmi, ma era troppo forte e troppo grande.

«Eccola.» dissero, rimettendomi, molto delicatamente sul letto.
«Lasciateci soli.»
Ebbero, un esito, ma poi se ne uscirono in silenzio. Mi misi immediatamente a sedere, attaccando la mia schiena al muro. Tremavo, e non volevo farmi vedere debole da questo coglione pervertito. «Allora..» disse sorridendomi, malignamente. «non pensavo ti saresti ribellata, o almeno non così facilmente.» rimasi in silenzio. Ma lo fissai, tentando di ucciderlo con la forza del pensiero. «Sei proprio bella.» sussurrò avvicinandosi.
«Vai via.» dissi.
«È casa mia.»
«Perfetto, allora me ne vado io.» esclamai, alzandomi e dirigendomi, di nuovo verso la porta. Prima che potessi arrivarci, mi prese attaccandomi al letto. Prese entrambi i polsi, chiudendoli dentro a delle manette, e la stessa cosa fece con le caviglie. Tentai di muovermi, ma una scarica elettrica mi oltrepassò in tutto il corpo. Feci un urlo, sia per la sorpresa che per il dolore. «Prova a fare un movimento sbagliato, e giuro che non esiterò a spogliarti.» un brivido di paura, mi percorse la schiena. «Con chi hai parlato al cellulare?»
Non risposi, ancora frastornata per la prima scossa. Passarono alcuni minuti e un'altra mi invase il corpo. Iniziai a piangere, di nuovo. «Non ho sentito la risposta.» disse lui, tra i denti.
«Brad..» sussurrai, stremata.
«E cosa gli hai detto?»
«Che non sapevo dove fossi..»
Si avvicinò, pericolosamente a me. Andai indietro con il corpo, entrando in contatto con il muro. «Cosa vuoi da me, veramente, William?» dissi, cercando di non tremare.
«Te l'ho già detto. Sono un'altro pretendente al trono, quindi ti farò innamorare di me.» anche se sentivo dolore in tutto il corpo, feci una risata amara.
«Facendo così, ti farai solo odiare sempre di più. Ho io in mano il potere di scegliere.»
«Hai ragione.» disse con naturalezza. «Se non ti innamorerai, io, come ho già detto, ti metterò incinta.» affermò schietto. «Così tu dovrai stare con me. Ti divertirai, anche, se ci sarò io con te, ti torturerò un pochino. Solo per il piacere di farlo.»
«Vaffanculo.»: un'altra scossa.
«Potremmo iniziare a fare pratica già da ora.» disse, sorridendomi maliziosamente.
«Quanti anni hai?» domandai io, cambiando argomento.
«259.»
«Che?»
«Io ne 259, Ethan ne ha 257 e Brad 254.» lo guardano scioccata. «Io ne ho 23, Ethan 21 e Brad 18.»
«Brad ha 18 anni?»
«Si.» ci riflettei su, ma non capivo come mai nessuno mi aveva detto nulla. Ma di cosa mi meravigliavo? Tutte le cose le venivo a scoprire in modo non molto bello: la maggior parte delle volte svenivo.
«Hai conosciuto Nathan?» chiese lui, dopo un po'. I polsi e le caviglie mi facevano male, sentivo la pelle scottare.
«Si..» sussurrai in preda al dolore. «È diventata una specie di migliore amico.» dissi tra un lamento e l'altro. Guardai l'orologio e vidi che erano le cinque, ero sfinita ma non mi fidavo a chiudere gli occhi.
«Andiamo a letto?» domandò lui. Non risposi, mentre lui si era alzato e si era tolto la maglietta, mostrando fisico perfetto, come tutti i fratelli Badescu, almeno credo. Si sistemò accanto a me, addormentandosi subito dopo aver spento la luce.
Ma io, non chiusi occhio.

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