Sono passati tre giorni, dall'ultima volta che ho parlato con Brad. Mangiavo a stento, ma tutto sommato stavo bene.
Continua a ripetertelo su, la mia coscienza, sempre pronta a ribattere tutto. Oggi sarei dovuta, ritornare a scuola; i polsi non facevano più così male, e per lo stesso le caviglie. Mi vestii con una felpa grande, mi legai i capelli in una coda di cavallo, e misi dei jeans, con delle scarpe. Presi la cartella e mi avviai giù, per fare colazione.
«Buongiorno.» mi salutò Ethan. Non risposi, ma mi sedetti il più lontano da entrambi e mangiai quel poco che mi andava. «Dormito bene?» continuò lui, un po' a disagio. Alzai le spalle. So che sembravo una depressa di merda, ma non me ne fregava un cazzo. Stavo male, punto.
Finimmo di mangiare in silenzio, e poi salimmo tutti e tre sopra una macchina nera, guidata da Jerome, il nostro maggiordomo/cameriere, che neanche mi ricordavo di averlo incontrato il primo giorno. Era un po' vecchietto, ma pur sempre cordiale. «Buongiorno, Jerome.» lo salutai io. Parlavo solo con lui, e, dato che lo vedevo pochissimo, non è che facessi molta conversazione.
«Buongiorno Signorina Dracula.»
Brad sbuffò rumorosamente, mentre Ethan gli tirò una gomitata nello stomaco. Brad indossava dei jeans strappati ai ginocchi e una maglietta attillata, con una felpa bordeaux. Era bellissimo, ma non gli interessavo. È lui non interessava a me.
Si, credici.
Ethan, invece era vestito di tutto punto. Aveva un completo grigio, con una cravatta nera, legata alla perfezione. «Bene,» tossì Ethan. «adesso potete dirmi che cosa è successo?» erano tre giorni che ci faceva questa domanda, ma nessuno gli aveva mai risposto.
«Nulla.» ribatté come sempre Brad.
«Mi ha dato di puttana.» dissi io. Mi uscì senza nemmeno averci pensato. Ero stufa di dovermelo tenere dentro.
Anche dirlo ad alta voce, mi fece male. Mi tappai la bocca, e iniziai a fissare il panorama che si vedeva dai finestrini oscurati. Sapevo che quei due stavano parlando mentalmente, avevo imparato a farlo, ma non mi importava.
Arrivati a scuola, rimasi a fissarla. Non era cambiata nemmeno un po', il cielo grigio, invernale, la faceva sembrare molto più tetra. «Emily!» sentii urlare dalla mia destra. Mi ritrovai in mezzo a delle braccia sottili e chiare, era Rebecca. Riusciva ad essere felice, anche con un tempo così di merda. E soprattutto riusciva ad essere felice la mattina. Magia.
«Giorno.» dissi io. Era una persona d'oro. Mi era stata accanto in tutti questi giorni e mi ero sfogata con lei, ma era rimasta sempre lì. Mi aveva raccontato che era fidanzata con Antony, un ragazzo di quinta. Era un bel ragazzo e lei era innamorata perdutamente di lui. Antony, era super protettivo, ma era comunque un bravo ragazzo. «Come stai?» domandò prendendomi a braccetto e trascinandomi dentro la scuola. Alzai le spalle di nuovo. Da quando ero stata "salvata" da William, parlavo a gesti. «Con Brad?» domandò cauta lei, per non farsi sentire, mentre il professore di Storia, ovvero Ethan, ci salutava calorosamente.
«Non mi calcola.» sussurrai. «Non gli interesso; voleva solo venire a letto con me.» sentii le lacrime pungermi gli occhi, ma le ricacciai indietro. Brad, era dietro di noi, e non mi sarei stupita se avesse ascoltato. Avevamo cambiato le disposizioni dei banchi, ed io mi ero seduta accanto a Rebecca, mentre Brad, si era seduto accanto a noi. «Che devo fare?» gli domandai, nervosa e impaurita.
«Senti, questo pomeriggio io e te andiamo a fare shopping e stasera andiamo con Nathan e altri ragazzi in discoteca. Tanto è venerdì!» esclamò alzando un po troppo la voce. Ethan ci osservò divertito, per poi dire: «Signorina Marin e Signorina Dracula, potreste dirci di che cosa state parlando?» io gli sorrisi, e lui si illuminò, ricambiando il sorriso.
«Di stasera.» rispose Rebecca.
«Cosa succede stasera?» domandò curioso lui.
Lei fece un sorriso malizioso. «Io e Emily, andiamo in discoteca. Devo farle conoscere qualche nuovo ragazzo.» arrossii molto visibilmente, mentre con la coda dell'occhio vidi Brad, irrigidirsi.
«E quale sarebbe il motivo?» domandò Brad. Io e Rebecca, e anche tutto il resto della classe, compreso Ethan, ci voltammo a guardarlo.
Rebecca sembrava più incazzata di me. «Perché uno stronzo la voleva solo usare, allora lei si è chiusa in se stessa, per colpa di un ameba.» marcò la finale.
«Non è uno stronzo, e tanto meno un ameba.» ribatté lui. «Forse l'ha fatto perché non sapeva che cosa provava per lei.»
In quel momento presi, tutto il coraggio che avevo in corpo e gli dissi: «Perché non gliel'ha detto, allora? Perché non ha detto che era confuso, invece di darli di puttana? Eh?! Spiegamelo, perché io proprio non riesco a capirlo.» presi la mia cartella, con ancora dentro i libri e i quaderni, guardai Ethan, dicendoli: «Mi scusi, professore, non mi sento bene. Torno a casa.» Brad si alzò. «Da sola.» aggiunsi. Prima di uscire dissi a Rebecca che alle 17.00 ci saremmo trovate davanti alla fontana, in centro.
Ero ancora all'interno della scuola, vagavo come una scema. Mi guardai intorno, notando che ero andata al piano degli umani. Avevano una vita normale. Quella parola ormai, era così distante da me e da quello che avevo intorno, mi mancava. Guardai all'interno delle classi, trovando persone che facevano le stesse cose nostre. Mi mancavano le cose normali, con preoccupazioni normali. E non del tipo: tra meno di due mesi dovrò scegliere chi sposare tra due vampiri e poi diventare la futura Regina. Sarebbe stato strano, eppure per me questa era la normalità.
Mentre girovagavo mi ritrovai davanti tre ragazze, che erano più alte di me, e anche più carine, credo. «Ehi.» disse quella bionda, in mezzo. Assomigliavano a Le Oche. «Dobbiamo parlarti.»
«Scusate ma non mi sento bene, torno a casa.»
Senza che me ne fossi accorta, mi spinsero in bagno. «Senti, parliamo chiaro, tu non devi toccare Brad. È nostro.»
«Ve lo potete anche tenere.» sbottai.
«Ci sono arrivate voci, che tu e lui state insieme.» disse una della due more.
«Preferisco morire.» Letteralmente, anche se, cazzo! Era meraviglioso.
Entrambe le more, presero i miei polsi, stringendomeli, e con i piedi mi tiravano calci alle caviglie. «Brad, ci ha detto che ti sei fatta male, cadendo.» rise la bionda. Ma non erano umane? Pensai. Mi tirò uno schiaffo, sulla guancia destre, la sentii pizzicare. «Le cose qui sono cambiate.» disse. «Tu qui non sei nessuno. E ricorda,» disse, facendo cenno alle amiche di lasciarmi. «Brad è nostro.»
Prima che se ne andassero dal bagno dissi: «Come se guardasse delle tipe come voi.» feci una risata amara. La bionda, si avvicinò furiosa a me, tenendomi per il collo e tirandomi schiaffi. Aspettavo il prossimo, quando però non sentii nessun contatto con la mia guancia. Mi aveva lasciato anche il collo. Aprii gli occhi, ritrovandomi davanti un corpo massiccio, girato di spalle. «Che cazzo state facendo?» sbraitò lui. La felpa bordeaux gli ricadeva perfetta, sulle spalle grandi.
«Niente..» dissero loro imbarazzate.
«Andatevene via, subito.» ordinò.
«Stamani mattina,» disse la bionda. «non la pensavi affatto così.» Un tuffo al cuore. Ma cosa pensavo? Perché era venuto lì? Cosa voleva da me? Non mi aveva fatto male abbastanza?
Presi la mia borsa rossa, che era a terra, caduta prima. E uscii dal bagno, con ancora la guancia che pizzicava, mentre le lacrime, ormai avevano il via libera per uscire.
Ero appena uscita da scuola, quando un: «Aspetta!» mi fermò. Mi voltai, fu un gesto involontario. «Non è successo niente stamani mattina.» disse lui.
«Perché me lo stai dicendo? Tu sei appartieni a loro.» dissi rifacendo la voce smorfiosa di quella. «Non ho voglia di ricevere altri insulti da te.» sussurrai, ripensando a tutto.
«Non voglio insultarti, non l'ho mai voluto.» risi amaramente. Gli smeraldi che aveva al posto degli occhi, mi fissavano seri. «Lasciami in pace.» dissi, un po più decisa, ma non abbastanza credibile con le lacrime che scendevano.
«Ti prego, non fare così.» disse lui; lo guardai sconvolta.
«Cosa vuoi da me? Perché ti diverti così tanto a farmi stare male? All'inizio mi prendevi in giro, dicendo che non ero una persona fragile, ma tu così mi stai uccidendo!» gli urlai a dosso. «Non lo posso sopportare, non ho mai provato per nessuno, i sentimenti che provo per te, e io sono così stupida da farmi usare, per i tuoi scopi da porco. Beh, sai una cosa? Io non voglio avere più nulla a che fare con te.» mi rigirai, distrutta. Ma in un nano secondo, me lo ritrovai davanti e, rientrare in contatto con quegli occhi mi fece perdere chissà quanti battiti.
«Ti amo.» eh?
«Che cosa?» domandai.
«Ti amo, l'ho capito solo ora, ma quello che provo per te è troppo importante per me.» fece un mezzo sorriso.
«Davvero?» prima che potesse rispondere, continuai. «Davvero, tu pensi che io ti creda?» lui mi guardò furioso e al tempo stesso triste. «Va al diavolo.» dissi superandolo, per poi dirigermi verso casa.
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Vampire's Destiny
ParanormalEmily, una ragazza come tutte altre, sogna da sempre una storia da favola. Ma la realtà è molto diversa dai racconti: la sua ultima relazione è stato un totale disastro, Matthew, il suo ex, la trattava malissimo e lei impaurita, ha deciso di lasciar...
