Capitolo 27

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Sentivo la guancia che pizzicava ancora, quando scesi dalla moto di Nathan, che mi accompagnò proprio davanti alla porta di casa. «Stai bene?» chiese preoccupato.
«Si, non ti preoccupare.» dissi mostrandogli un sorriso finto, ma che cercai di farlo sembrare il più vero possibile.
«Vuoi che stia un po' con te?» chiese di nuovo lui.
«No, davvero. Non devi essere gentile con me, solo perché Brad mi ha.. tirato uno schiaffo.» faceva male anche solo pronunciare quelle parole.
«Non lo faccio per questo, andiamo su.» Entrammo in casa, trovandola vuota. Ethan, era tornato, dato la macchina fuori, ma non era in salotto.
Feci accomodare Nathan sul divano, mentre andai in bagno per vedere come stavo. Avevo la guancia sinistra molto più rossa dell'altra, mi struccai, ma sembrava che mi fosse caduto il fard su una parte del viso, mentre sull'altra no. Andai in camera, mi misi il pigiama e andai giù. Accendemmo la televisione, sentivo lo sguardo di Nathan su di me, era fastidioso. «Ti fa male?» disse toccando il rossore sulla guancia. Mi scostai immediatamente, sentendola prudere e pizzicare sempre di più.
«Sto bene.» risposi.

Dopo mezz'ora, andò via, dandomi un bacio sulla fronte. Mi scusai per il mio comportamento brusco e lui mi abbracciò, per poi andarsene definitivamente.
Dopo una vita, a cambiare canale, iniziai a vedere un bel film, di cui non sapevo neanche il nome, ma credo si chiamasse "Il Grande Gatsby": c'era Leonardo DiCaprio e quello era l'importante. Mentre ero incantata da tale bellezza, da quell'attore meraviglioso, mi sentii toccare la spalla. La cosa mi prese così alla sprovvista che, caddi per terra, facendo un lieve urletto. Lo vidi. Gli occhi verdi scuri, mi osservavano, mentre cercavo di rialzarmi.
«Emily, come stai?» biascicò. Era ubriaco. Ormai lo capivo quando non era in forma, stare insieme a lui dava i suoi frutti.
«Hai bevuto?» domandai, anche se sapevo già la risposta. Annuì e fece un sorriso malvagio, gli spuntarono anche i canini.
Feci finta di nulla, e tornai a guardare il film. «Vai a bere un bicchiere d'acqua.» lo intimai io. Ma lui si sedette accanto a me, in silenzio, osservandomi.
«Sei proprio bella stasera.» feci finta di non sentire, ma lui si avvicinò e un odore di alcool mi invase le narici. «Anche se hai messo un po troppo fard, su questa guancia.» disse indicando la sinistra, quella dove avevo ricevuto lo schiaffo.
«Non è fard.» ringhiai io.
Mi concentrai sul film, che stava per finire, e cercai di non piangere quando per quella troia, lo uccisero. Ma dico io, se è sconvolta, che cazzo la metti alla guida? Poverino, tutta colpa di quella Daisy.
«'Notte.» dissi io, alzandomi, e dirigendomi a letto.

I due giorni successivi, passarono troppo velocemente, non vidi Brad. Ma il fatto di non vederlo mi fece stare male, lui era questo che voleva. Farmi provare sensazioni meravigliose, per poi farmi tornare nel mondo reale, dove tutto ciò che è bello prima o poi fa male.

Lunedì arrivammo a scuola, in assoluto silenzio. Brad non mi rivolse la parole e Ethan non fece domande, a nessun dei due.
Vidi Rebecca, e andai a salutarla. Non parlammo di quello che era successo, ma per me fu abbastanza difficile. «Che fai oggi?» domandò, mentre ci dirigevamo in mensa. Avevo bisogno di sangue, e lo presi. Ma in confronto a quello di Brad, non era nulla. Ne bevvi tre sacche, oltre ad altre tre che avevo bevuto stamani mattina.
«Voglio andare in centro. Vuoi venire?»
«Mi dispiace, ma io e Antony andiamo al Luna Park. Se vuoi puoi venire con noi.»
«No!» esclamai. «Non verrò mai a fare il terzo incomodo.» ridemmo, lei di gusto, io quasi.

Andai in bagno e mi trovai di nuovo le ragazze di venerdì. «Guarda un po' chi c'è, la sgualdrina.» le guardai. Mi stavo lavando le mani, e non avevo nessuna voglia di discutere con qualcuno, figuriamoci con loro. «Come sei vestita bene, sembri veramente una puttana.» dissero loro, di nuovo. A dir la verità avevo una felpa e dei jeans normali. «Dacci la felpa.» feci no con la testa, e dopo essermi asciugata le mani, mi diressi fuori, ma loro mi bloccarono la strada. «Ho detto dacci la felpa.» intimò di nuovo.
«E io ho detto di no.» uscii velocemente dal bagno, grazie al fatto che ero un vampiro, ma loro mi rincorrevano. Corsi ancora più veloce. Uscii fuori dalla scuola e mi diressi un giardino.
«Che c'è? Abbiamo saputo cosa ti ha fatto Brad, in discoteca.» sempre colpa sua, cazzo. «Le voci girano.» continuavo a correre, e loro erano sempre dietro. «Ti piace baciare i ragazzi eh?» correvo a perdifiato, ma ormai il giardino era quasi finito. «Ti accontentiamo, di nuovo.» girai a destra, entrando in palestra. Non mi seguirono, e andai negli spogliatoi, con il fiato e e il cuore a mille. Sentii un rumore e pensai che fossero loro, così, mi nascosi, dietro gli armadietti, cercando di moderare la respirazione, cosa complicata. Vidi un ombra che si dirigeva dove ero nascosta. Aveva la torcia del cellulare accesa, mi avrebbe vista. Mi ero calmata un pochino, pensai ad un piano, ma non mi venne in mente nulla. «Dove sei, bambina?» riconobbi, immediatamente quella voce, e il terrore mi pervase. Il nomignolo che mi dava sempre una sola persona, che odiavo. «So che sei qui. Non l'ho presa molto bene, il fatto che tu mi abbia lasciata.» Matthew. Ma che ci faceva qui? Chi l'aveva chiamato? Cazzo.
Cercai di schiacciarmi ancor di più dietro gli armadietti, ma fu impossibile. La luce della torcia, mi illuminò il viso, accecandomi, per pochi secondi. Mi prese per i capelli, e mi buttò a terra. «Credevi che non sarei tornato?» non risposi, ma mentre mi stavo tirando su, lui mi prese per il braccio e mi scaraventò addosso agli armadietti. Un dolore acuto mi pervase la spina dorsale e la testa. «Mi sono mancate le tue labbra, Emily.» sussurrò, sopra di esse, facendo cascare il suo cellulare per terra. Mi baciò, mentre con una mano mi teneva entrambi i polsi e con l'altra, mi toccava da tutte le parti. Mi dimenai, con la speranza di riuscire a liberarmi, ma fu invano. «Che c'è?» domandò tra un bacio e l'altro. Mi faceva veramente schifo, e delle piccole lacrime, mi scesero sulle guance. «Non ti piace più come ti bacio? Eppure in discoteca ci davi dentro.» rimasi immobile. Spiazzata. Continuò a baciarmi, senza farmi respirare, e per poco non soffocai. «Dimmi la verità,» sussurrò baciandomi il collo e toccandomi il fondo schiena «mi hai lasciato per quello stronzo, che ti picchia?»
«Come se tu non lo avessi mai fatto.» dissi io tra i denti, imbestialita. Mi tirò uno schiaffo, nella stessa guancia, in cui lo aveva fatto anche Brad.
Iniziò ad alzarmi la maglietta. «Che fai?» chiesi, ancor di più in preda al panico.
«Ti tocco un po', non posso? So che lo vuoi.»
«Io non voglio nulla da te, stronzo.» mi dimenai il più possibile, ma non combinai praticamente nulla. Ero solamente esausta. «Perché lo fai?»
«Perché quelle tre, mi hanno detto che potevo farlo.» erano state quelle tre troie, gliel'avrei fatta pagare, prima o poi. Iniziò toccarmi il seno, mentre continuava a baciarmi. Iniziai a pensare, ma non capivo più nulla.
Poi un nome, mi venne in mente. Sempre e solo lui. Ma io non l'avrei chiamato. Ho una dignità da difendere.
«Sei proprio una bella ragazza eh, Emily?» domandò lui. «Ma stupida
«Non sono stupi..» non riuscii a finire la frase, che mi buttò sopra una delle panche e iniziò a sbottonarmi i pantaloni. La felpa e la maglia erano già volate via. No, ti prego no, iniziai a pensare. Ma tanto nessuno sarebbe venuto a salvarmi.
Si stava per spogliare anche lui, quando, capii che era il momento di fuggire. In reggiseno e pantaloni mezzi strappati, per colpa sua, iniziai a correre verso la porta. Sentii un rivolo di sangue, cadermi dalla fronte, e un altro dalle labbra, quando entrai in contatto col sapore metallico del sangue. «Vieni qua, troia.» aprii la porta e andai a sbattere contro il petto Brad. Non avevo neanche alzato lo sguardo per capire di chi fosse quel petto muscoloso.
C'era quella biondina con lui, sempre lei. E lui? Perché era con lei? Mi aveva già scordata? Certo. Mi stavano per stuprare, e lui se ne andava a spassarsela con lei? La creatrice di questo piano diabolico? E bravo stronzo. Mi guardò, mentre Matthew mi prese di nuovo per i capelli e disse, sprezzante: «Abbiamo anche il pubblico, non c'è problema.» Ero ferita nel profondo.
Brad, mi guardava. Non capiva cosa stava succedendo, ma mi osservava e basta, in silenzio. «Ci hanno già rubato il posto, questi due sporcaccioni.» disse la biondina. Troia.
«Perché sanguini?» domandò lui. Cercai di fargli capire tutto dallo sguardo. Poi capì. Gli occhi divennero neri scuro, lo potei constatare grazie alla luce fioca che proveniva da fuori. «Io ti ammazzo.» disse verso Matthew. I canini uscirono, ma Matthew non se ne accorse.
«Provaci.» ribatté lui. Mi mise in mezzo, mentre la biondina, delusa se ne era già andata. Mi faceva freddo. Matthew ricominciò a baciarmi il collo e a toccarmi il seno. Era così umiliante. Questa volta non piangevo perché non volevo essere toccata, anche per quello certo, ma soprattutto per Brad. Guardava me disperato, e lui con profondo odio.
«Lasciala.» lo intimò.
«Altrimenti?» lo stuzzicò lui.
Davanti a me, non lo vidi più, ma sentii Matthew sussultare. Aveva usato la velocità, e lo teneva per il collo. Mi lasciò andare, e io caddi a terra. Brad, iniziò a fissarlo, così intensamente che mi fece venire i brividi. «Vattene via, e non tornare mai più.» e lui lo fece. Aveva utilizzato l'ipnosi, o come si chiamava, il potere che avevano i vampiri. «Stai bene?» iniziai a tremare. Lui mi diede la sua felpa bordeaux. Non mi ero nemmeno accorta che l'avesse indosso. I fatti che erano successi poco prima, continuavano a vorticarmi nella testa. Rivedevo Matthew che mi toccava. Che mi picchiava..
«Emily.» sussurrò. Mi spaventai, forse perché aveva sussurrato come Matthew. «Mi dispiace, per quello che è successo.»
Mi stava per molestare, e in un certo senso l'aveva già fatto. Come aveva potuto? Non ci potevo credere. «Andiamo a casa.» sussurrò di nuovo lui.
«Si.» sussurrai.

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