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Il giorno dopo la serata nello studio di Francesco inizia con una chiamata inaspettata. È la mia agente, Giulia. Sempre professionale e diretta, non perde tempo in convenevoli.

«Vanessa, preparati. Ho appena confermato il tuo posto al red carpet di questa sera,» annuncia con il tono di chi ha già preso tutte le decisioni per te.

«Un red carpet? Stasera?» domando, ancora intontita dal sonno.

«Sì, per l'anteprima del nuovo film di Luca Ferrari. Un'occasione perfetta per farti notare. Saranno presenti tutti, anche qualche nome della scena musicale. Sai chi ci sarà? Kid Yugi.»

Il nome mi colpisce come un pugno allo stomaco. Nonostante cerchi di non pensarci, l'idea di rivederlo così presto mi lascia spiazzata.

«Non so, Giulia. Non sono sicura di voler andare.»

«Non c'è niente da pensare,» ribatte con fermezza. «È il tuo momento. La tua immagine deve essere associata a eventi di questo calibro. Vestiti, sorridi, e lascia che il mondo veda chi sei. Vuoi fare strada o no?»

So che ha ragione, ma l'idea di trovarmi tra la folla, con i flash delle telecamere puntati su di me, mi rende nervosa. Alla fine, però, cedo.

«Va bene, ci sarò.»

La mia giornata scorre tra prove d'abito, trucco e acconciatura. Mi affido completamente al team che Giulia ha messo a disposizione: un parrucchiere, una truccatrice e una stylist, tutti decisi a farmi apparire perfetta.

«Questo abito ti valorizza davvero,» dice Clara, la stylist, mentre mi sistema un vestito lungo color avorio con una scollatura sofisticata e un leggero strascico. «Elegante, ma non troppo pretenzioso. Sarai un incanto.»

Quando mi guardo allo specchio, quasi non mi riconosco. I capelli sono raccolti in un'acconciatura morbida, e il trucco mette in risalto i miei occhi senza appesantirli. Sembro una versione di me stessa che non vedo spesso, più sicura, più luminosa.

«Perfetta,» mormora Clara, aggiustando gli ultimi dettagli.

Eppure, mentre osservo il mio riflesso, non riesco a togliermi dalla mente la possibilità di incontrare Francesco.

La serata è in pieno fermento quando arrivo. La zona è bloccata dalle transenne, e una folla di fan e giornalisti è assiepata lungo i bordi. Luci ovunque, fotografi che gridano nomi, e l'aria frizzante dell'autunno che porta con sé un'eccitazione contagiosa.

Quando scendo dall'auto, i flash iniziano immediatamente. Il mio nome viene chiamato da più direzioni, ma io cerco di mantenere la calma e avanzare con grazia lungo il tappeto rosso.

Sorrido alle telecamere, poso per qualche scatto, e rispondo a un paio di domande rapide dei giornalisti. Tutto scorre liscio, almeno fino a quando non lo vedo.

Francesco, o meglio Kid Yugi, sta arrivando dall'altro lato del red carpet. È circondato da un piccolo entourage, ma il suo modo di muoversi è lo stesso di sempre: calmo, quasi distratto, come se fosse immune al caos attorno a lui. Indossa un completo nero con dettagli dorati, un look che lo rende ancora più affascinante e inaccessibile.

I nostri sguardi si incrociano per un istante. Non c'è sorpresa nel suo volto, solo quella calma disarmante che sembra essere la sua costante. Io distolgo lo sguardo, cercando di concentrarmi sul mio percorso.

Ma lui non sembra disposto a lasciarmi scappare.

Non so come succeda, ma poco dopo ci troviamo uno accanto all'altro, all'ingresso della sala dove si terrà la proiezione del film. Francesco mi guarda, con un mezzo sorriso che non riesco a interpretare.

«Elegante,» dice, in tono neutro.

«Grazie,» rispondo, cercando di non sembrare troppo nervosa. «Anche tu non sei male.»

Lui ridacchia, un suono breve e profondo che mi sorprende. «Pensavo che questi eventi non fossero il tuo genere.»

«Non lo sono,» ammetto. «Ma lavoro è lavoro.»

Francesco annuisce lentamente, come se capisse perfettamente cosa intendo. «Anche per me è così. Ma a volte... trovi qualcosa di interessante anche dove non te lo aspetti.»

Non sono sicura se stia parlando in generale o se stia lanciando una frecciatina, ma il suo sguardo mi mette a disagio.

«Beh, allora buona fortuna a trovare qualcosa di interessante,» rispondo, alzando un sopracciglio.

Lui sorride di nuovo, ma non dice nulla.
Durante la proiezione del film, mi ritrovo seduta qualche fila più avanti rispetto a Francesco. Anche se cerco di concentrarmi sulla pellicola, sento il suo sguardo su di me più di una volta. Ogni tanto mi volto, e lo trovo sempre con quell'espressione enigmatica che mi rende impossibile capire cosa stia pensando.

Dopo il film, c'è un piccolo rinfresco. La sala si anima di chiacchiere e brindisi, e io mi mescolo tra gli ospiti, cercando di farmi notare da persone influenti senza sembrare troppo invadente.

Ad un certo punto, però, sento una presenza alle mie spalle. Mi giro, trovandomi faccia a faccia con Francesco.

«Ti sei divertita?» chiede, con quel tono tranquillo che lo caratterizza.

«Il film è stato interessante,» rispondo, cercando di sembrare disinvolta.

«Interessante?» ripete, come se stesse valutando la parola. «Sei sempre così diplomatica?»

«Forse,» ribatto, alzando le spalle.

C'è un attimo di silenzio, poi lui fa un passo più vicino. «Se ti va, potremmo parlare da un'altra parte. Qui c'è troppo rumore.»

Non so cosa mi spinga ad accettare, ma annuisco.

Ci ritroviamo su una terrazza affacciata sulla città. L'aria è fresca e il rumore della festa è lontano, lasciandoci soli in un silenzio piacevole. Francesco si appoggia alla ringhiera, osservando le luci della città.

«Quindi,» dice dopo un po', «cosa ti ha portato qui davvero?»

«Te l'ho detto, lavoro.»

«Non credo,» ribatte, guardandomi di nuovo. «Non sembri il tipo che si accontenta di fare quello che deve.»

Lo fisso, cercando di capire cosa voglia da me. «E tu? Perché sei qui? Non sembri esattamente il tipo da tappeti rossi e champagne.»

Francesco sorride, un sorriso lento e quasi malinconico. «A volte devi esserci, anche quando non vuoi. Ma non significa che non puoi trovare un motivo per restare.»

Quelle parole rimangono sospese tra noi, e per un attimo, tutto il resto scompare.

tra le note del cuore - kid yugi Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora