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La luce del mattino entra attraverso la finestra, filtrata da tende spesse che, nonostante tutto, non riescono a impedire alla città di infiltrarsi. Il rumore della strada si fa strada attraverso la solitudine del mio appartamento, con la sua solita costanza. Nonostante la notte passata in mezzo ai riflettori, alle risate e ai sorrisi, qui, al risveglio, c'è solo il silenzio. La luce è pallida, stanca, come me. Non mi sento riposata. Non mi sento neanche a casa.

Mi giro nel letto, cercando di scacciare la stanchezza che mi incolla le palpebre. La festa è ormai un ricordo sfuocato, ma dentro di me qualcosa continua a ronzare, come un insetto che non smette di frullare, incapace di allontanarsi. Il pensiero di Francesco. Quella sua indifferenza che mi ha turbata tanto. Non è che mi aspetti qualcosa da lui, ma non riesco a liberarmi da quella sensazione che non mi lasci nemmeno quando sono sveglia. Ogni volta che mi penso, c'è qualcosa di strano, di incompleto. Non mi capisco.

Mi alzo lentamente, il corpo che sembra resistere alla gravità con una forza che non so spiegare. Entro in bagno, guardandomi distrattamente nello specchio. I miei occhi sono gonfi, segni evidenti di una notte agitata. I capelli sono un disastro, ma non mi importa. Il trucco che avevo indossato ieri è ormai svanito, lasciando solo tracce di un'apparenza che non ho mai amato.

Dopo una doccia veloce, mi vesto in fretta, scegliendo qualcosa di comodo, qualcosa che non mi faccia sentire troppo esposta. I jeans e una maglietta semplice, come se avessi scelto di tornare a una versione di me che mi sembra più familiare, più autentica. Ma il pensiero di ieri, di quella serata, continua a inseguirmi, come se il mio corpo non fosse in grado di dimenticare.

Quando entro in cucina, il silenzio è ancora più forte. Nessun rumore di tazze che tintinnano, nessuna voce che mi chiama. Sono sola, come sempre, ma questa solitudine non è più confortevole. Non è più la solitudine che ho imparato a gestire. È una solitudine che porta con sé un peso, un'inquietudine che non mi lascia.

Mi preparo il caffè, il suono della moka che borbotta mi riporta a una realtà che non sembra mia. Non so perché, ma il pensiero di Francesco mi accompagna ovunque vada. La sua distanza, quella sua indifferenza così evidente eppure così affascinante, mi fa sentire come se stessi cercando qualcosa che non posso afferrare. Cosa voglio davvero da lui? Una risposta? Una conferma di qualcosa che non so nemmeno io cosa sia?

La porta si apre con il suo solito rumore e Tony entra, come sempre pieno di energia. Non c'è bisogno di guardarlo per sapere che è lui. La sua presenza è come un'onda che invade tutto, portando con sé una calma apparente che non riesco a provare.

«Buongiorno!» esclama con il suo solito sorriso, ma oggi non mi sento di rispondere come sempre. La sua vivacità mi sembra quasi troppo rumorosa. Il suo entusiasmo mi dà fastidio, ma non lo lascio trasparire.

«Ciao,» rispondo semplicemente, cercando di mantenere la mia solita facciata.

Si avvicina al tavolo, si siede di fronte a me e mi guarda per un momento, come se volesse capire cosa c'è dietro il mio silenzio. La sua espressione è quasi più seria del solito, ma non dice nulla. Poi, all'improvviso, rompe il ghiaccio, come sempre.

«Ieri sera, come ti sei trovata?» chiede, con una curiosità malcelata. «Ti sei divertita?»

Mi fermo un attimo, cercando di rispondere senza far trasparire troppo di me. «Sì, tutto bene. La solita serata.» La mia voce è piatta, come se stessi cercando di disinnescare una conversazione che non voglio avere.

Ma Tony non si lascia ingannare. Mi guarda con quell'espressione da fratello maggiore che mi fa sentire in imbarazzo. «Sai, ti ho vista parlare molto con Francesco. Mi sembra che ci fosse qualcosa tra di voi...»

La mia mente si congela per un secondo. Non mi aspettavo una domanda del genere. Inizio a girare la tazza di caffè tra le mani, cercando di mantenere la calma. «Niente di che,» rispondo, anche se dentro di me mi sento tesa. «Abbiamo parlato, tutto qui.»

Ma Tony non sembra convinto. «Davvero? Sembri più... interessata di come fai di solito. Non è nel tuo stile, Vanessa.»

La sua osservazione mi fa stringere la mascella. Non voglio che lui veda quello che sta succedendo dentro di me. Non voglio che lui capisca quanto mi stia disturbando. La sua risposta, quella sua indifferenza, è troppo per me, ed è qualcosa che non voglio rivelare.

«Non è successo nulla,» ripeto, cercando di sembrare tranquilla. «Solo una chiacchierata.»

Tony mi guarda per un attimo, poi fa spallucce, come se avesse deciso di lasciar perdere. «Beh, se ti va, fammi sapere. Se ti piace chiacchierare con lui, non c'è problema. Francesco è uno di quelli che ha sempre qualcosa di interessante da dire.»

Mi sento sollevata quando cambia argomento, ma c'è ancora qualcosa che non mi lascia. Quella frase di Tony mi rimbomba nella testa: *se ti va*. E se mi va? La domanda è, lo voglio davvero? Cosa succederà se dovessi scoprire di volere qualcosa da lui, qualcosa che non so neanche come gestire?

Resto in silenzio mentre Tony esce dalla cucina, lasciandomi sola con i miei pensieri. Oggi mi sento più lontana che mai dal mondo che mi circonda, come se tutto stesse andando troppo veloce e io fossi incapace di stare al passo. La solitudine che ieri mi sembrava una compagna accogliente ora è una prigione.

Esco di casa poco dopo, cercando di distrarmi, di fare qualcosa per distogliere la mente. Ma anche quando cammino per le strade di Milano, anche quando cerco di respirare l'aria fresca della città, c'è un'ombra che mi segue. E quella ombra ha il volto di Francesco.

tra le note del cuore - kid yugi Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora