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Dopo la sfilata, il rumore dei riflettori si affievolì e lasciai che il silenzio della mia stanza d'hotel mi avvolgesse. Mi sedetti sul bordo del letto, ancora con l'abito da passerella addosso, e guardai il mio telefono. Non c'erano messaggi da Francesco, né chiamate.

Era come se mi avesse lasciato spazio, eppure sentivo la sua presenza ovunque. Avevo passato gli ultimi anni a costruire muri intorno al mio cuore, cercando di non farmi coinvolgere mai da nessuno, ma lui aveva trovato un modo per scavalcarli senza neanche forzarli.

Quella notte non dormii. Mi rigirai nel letto, pensando a come la mia vita avesse preso una piega così complicata. Francesco non era solo un ragazzo interessante o attraente; era diverso, vero, e questo mi spaventava.


La mattina seguente, durante la colazione, ricevetti una chiamata da Pierre. «Vanessa, cara, ho delle notizie straordinarie! Uno dei maggiori brand di alta moda ti vuole come volto della loro nuova campagna. È un'occasione irripetibile!»

«Davvero?» risposi, cercando di mascherare la mia sorpresa. «Di che brand si tratta?»

«Saint Laurent,» rispose con entusiasmo. «Ma dobbiamo partire subito per Parigi. La campagna inizia tra pochi giorni. Ho già sistemato i dettagli, il volo è stasera.»

La notizia avrebbe dovuto riempirmi di gioia, ma una parte di me si sentiva appesantita. Partire significava allontanarmi da tutto, anche da Francesco. Forse era proprio quello che mi serviva, ma il pensiero di lasciarlo mi creava un nodo allo stomaco.

«Okay, Pierre,» dissi infine. «Farò le valigie.»

Prima di partire, decisi di vedere Francesco. Non potevo lasciare la città senza dirgli nulla. Lo chiamai, ma il telefono squillò a vuoto. Mandai un messaggio:

*"Francesco, possiamo vederci? Devo parlarti."*

Non ricevetti risposta per ore. Ero già convinta che non avrebbe accettato, ma mentre stavo finendo di preparare le valigie, il telefono vibrò.

Era lui: *"Vieni al parco dietro casa mia. Sono qui."*

Il cuore mi batteva forte mentre mi dirigevo verso il parco. Quando arrivai, lo trovai seduto su una panchina, con una giacca di pelle e lo sguardo perso. Sembrava più stanco del solito, ma non appena mi vide, si alzò in piedi.

«Vanessa,» disse, con una calma che non mi aspettavo. «Non pensavo avresti voluto vedermi dopo ieri sera.»

«Dovevo,» risposi, stringendo il manico della borsa che avevo portato con me. «Parto per Parigi stasera. Un lavoro importante.»

Un'ombra attraversò il suo volto, ma annuì. «Congratulazioni. Lo meriti.»

Restammo in silenzio per un attimo, il vento freddo che soffiava tra gli alberi. Finalmente, trovai il coraggio di parlare. «Francesco, non so cosa provo. Non so cosa voglio. Ma tu... tu sei importante per me. E lo sarai sempre.»

Lui mi guardò, con quegli occhi pieni di emozione. «Non ti sto chiedendo di scegliere ora, Vanessa. Voglio solo che tu sappia che sono qui. Ovunque tu vada, qualunque cosa tu decida... io ci sarò.»

Quelle parole mi colpirono più di quanto volessi ammettere. Sentivo le lacrime premere, ma non volevo cedere. «Grazie,» dissi, la voce spezzata. «Grazie per tutto.»

Francesco fece un passo verso di me, come se volesse abbracciarmi, ma si fermò. Poi sorrise, un sorriso malinconico ma sincero. «Vai a spaccare il mondo, Vanessa. E quando sarai pronta, io sarò qui.»

Non risposi. Non ne avevo la forza. Lo guardai un'ultima volta, memorizzando ogni dettaglio del suo volto, prima di voltarmi e andarmene.

Sul volo, fissavo il finestrino, con la testa appoggiata alla mano. Le luci della città si allontanavano, e con esse tutto ciò che conoscevo. La carriera era sempre stata la mia priorità, ma per la prima volta mi chiedevo se fosse abbastanza.

Francesco mi aveva mostrato un lato della vita che avevo sempre ignorato, e ora non sapevo più chi fossi veramente.

Mentre l'aereo decollava, chiusi gli occhi e sussurrai a me stessa: *"Un giorno..."*

tra le note del cuore - kid yugi Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora