Capitolo 31

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"La resa dei conti."

Joe stringeva i pugni così forte da far sbiancare le nocche.
Il respiro pesante, gli occhi fissi su Ally che cercava di calmarlo. Ma dentro di lui, un incendio divampava incontrollato.

"No, non sto tranquillo. Quel bastardo ti ha fatto del male," sibilò con voce carica di rabbia.

Ally posò la mano sul petto di Joe, cercando di placarlo.

"Siamo vicini alla fine. Le telecamere hanno registrato tutto. Dobbiamo solo aspettare che Paul metta in moto la fase successiva del piano."

Joe deglutì a fatica, cercando di domare la furia che lo divorava.
"E se nel frattempo decidesse di fare qualcosa di ancora peggio? Non voglio aspettare, voglio finire questa storia ora."

Ally sapeva che convincerlo sarebbe stato difficile.
Joe era un lottatore, un protettore, e l'idea di non poter agire immediatamente lo mandava fuori di testa. Ma non potevano permettersi passi falsi.

Mark doveva cadere nella trappola, senza possibilità di scampo.

"Abbiamo il video, abbiamo le prove. Ora tocca a Paul e alla sicurezza. Non dobbiamo rovinarlo con una reazione impulsiva," insistette Ally, accarezzandogli la guancia.

Joe sospirò profondamente, cercando di trovare un briciolo di autocontrollo.
"Va bene. Ma se ti tocca ancora una volta... non risponderò delle mie azioni."

Nel frattempo, Paul aveva già messo in moto la macchina della giustizia.
Le telecamere avevano registrato l'intero incontro tra Ally e Mark, compresa la sua minaccia esplicita e il gesto violento.

Era più che sufficiente per incastrarlo.

Dalla sala dei provini, la tensione aumentava. Mark sembrava ignaro di tutto, convinto che nessuno potesse fermarlo. Ma quando Paul entrò nella stanza con la sicurezza e alcuni rappresentanti legali della federazione, un brivido gelido attraversò la schiena di tutti.

"Mark, possiamo parlare un momento?" la voce di Paul era ferma, autoritaria.

L'uomo rise con spavalderia. "Certo, Paul. Dimmi pure."

Paul gli porse un tablet, dove veniva riprodotto il filmato appena registrato.

Con ogni secondo che passava, il sorriso di Mark si affievoliva, fino a sparire del tutto.

"Sei fuori. E non solo dalla federazione. Abbiamo già trasmesso il video alle autorità. Ti conviene prendere le tue cose e andartene subito da questo posto."

Mark sgranò gli occhi, la mascella serrata. "Non potete farlo."

"L'abbiamo già fatto," rispose Paul senza battere ciglio.

Due uomini della sicurezza gli si avvicinarono, pronti a scortarlo fuori.

Mark si girò, gli occhi pieni di odio mentre incrociava lo sguardo di Ally, che lo osservava da una distanza di sicurezza accanto a Joe.

"Tu... pagherai per questo," sibilò Mark, ma ormai le sue parole erano vuote.
Il suo regno del terrore era finito.

La polizia lo portò via, con tutti i suoi effetti personali per indagare sul suo caso. Avrebbe passato una bella giornata di interrogatori e, per ora, Ally era al sicuro.

La rossa sentì un peso sollevarsi dal petto. Per la prima volta dopo giorni sentiva di poter respirare.
Joe le strinse la mano, lo sguardo ancora carico di tensione, ma anche di sollievo.

"È finita," mormorò lei, più a se stessa che a lui.

Joe la attirò a sé, posandole un bacio sulla fronte. "Sì, uccellino. È finita."

Ma non era del tutto vero. Anche se Mark era stato allontanato, il senso di pericolo non svaniva così facilmente.

Ally sapeva che ci sarebbe voluto del tempo per sentirsi davvero al sicuro. Ma almeno, avevano fatto il primo passo.

Nei giorni successivi, Ally cercò di tornare alla normalità. Gli allenamenti ripresero, le riprese andarono avanti, e lei fece del suo meglio per concentrarsi sulla sua carriera. Ma Joe non smetteva di tenerla d'occhio. Ogni volta che qualcuno le si avvicinava, lui c'era. Sempre pronto a proteggerla.

Una sera, mentre erano nella camera d'hotel, Ally si accoccolò accanto a lui. "So che sei ancora preoccupato. Ma dobbiamo andare avanti."

Joe sospirò, accarezzandole i capelli.
"Lo so. Ma non posso fare a meno di pensare a cosa sarebbe successo se non avessimo avuto quelle telecamere. Se lui avesse deciso di fare qualcosa di peggio."

Ally lo baciò dolcemente. "Ma non l'ha fatto. Siamo stati intelligenti. Abbiamo vinto. E ora dobbiamo goderci il momento."

Joe annuì, ma dentro di sé sapeva che la battaglia più grande era ancora dentro di loro.

Superare il trauma, imparare a fidarsi di nuovo del mondo.

All'improvviso, il cellulare di Ally squillò. Lei si scostò leggermente da Joe per prendere il telefono dal comodino. Quando vide il nome sullo schermo, il cuore le si scaldò.

"È mio padre," disse emozionata, rispondendo immediatamente. "Papà!"

Dall'altro lato della linea, la voce inconfondibile di Stone Cold Steve Austin risuonò forte e chiara.
"Ally! Diamine, ragazza, ho appena saputo tutto! Sei al sicuro? Come stai?"

Ally sorrise, sentendo il genuino affetto nella voce del padre. "Sto bene, papà. È finita. Mark è fuori dai giochi."

Ci fu un attimo di silenzio, poi lui sospirò di sollievo.
"Dannazione, piccola. Non puoi immaginare quanto mi abbia preoccupato tutta questa storia. Saputa poi così.. da Paul."

Ally abbassò lo sguardo, mordendosi il labbro. "Joe e Paul mi hanno aiutata. Senza di loro non ce l'avrei fatta."

"Lo so," rispose suo padre. "E sono grato a entrambi. Joe, se mi senti, sappi che hai la mia benedizione per stare accanto a mia figlia. Ma se le succede qualcosa sotto la tua guardia, ti rompo il culo. Su quel ring."

Joe, che aveva ascoltato l'intera conversazione, rise leggermente. "Capito. Non succederà mai. La proteggerò con tutto me stesso."

"Bene," replicò il padre di Ally. "Adesso godetevi la vittoria. Ve la siete meritata. E Ally, ricorda sempre: sei una dannata guerriera. Sono orgoglioso di te."

Gli occhi di Ally si riempirono di lacrime di emozione.
"Grazie, papà. Ti voglio bene."

"Anch'io, piccola. Ora riposati e festeggia. Te lo sei guadagnata."

Chiusa la chiamata, Ally si strinse a Joe con un sorriso sincero. La paura era passata.

E con il sostegno di Joe e di suo padre, sapeva che il futuro sarebbe stato più luminoso che mai. 



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⏰ Ultimo aggiornamento: Jan 31, 2025 ⏰

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