Capitolo 20 Nolan

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A volte il cuore ha bisogno di più tempo per spiegare ciò le la tua mente già sa”
Era ormai passata una settimana da quando mio padre era stato arrestato e la mia casa era vuota,non perché mancava lui,ma perché in mia madre non c’era più niente,passava le giornate sul divano a mangiare e a piangere e, la mia piccola sorellina Sally,passava le giornate a scrivere lettere,nella speranza che mio padre un giorno,le potesse ricevere,leggere e nella speranza che si sentisse più vicino a casa.
Ma io? Io come stavo?
Mi sentivo di nuovo felice perché ora accanto a me,c’era Ida,la mia principessa dai capelli rossi,ma allo stesso tempo vuoto perché,avevo perso un genitore,ancora una volta.
Quel giorno, arrivarono le cinque e mezza di sera ed io,ero in ritardo;dovevo andare al ponte centrale di Dublino con Ida, così corsi,indossai una maglietta bianca stirata che cadeva morbida sui miei pettorali,un paio di jeans chiari leggermente strappati e una felpa nera,la mia preferita che,a suo modo,riassumeva il mio animo.
Uscii di casa,lasciandomi alle spalle il dolore che volava dentro casa, e mi diressi verso il ponte.
In lontananza,notai una bellissima ragazza,dai capelli rossi come il fuoco,che indossava un vestitino nero svolazzante e un paio di stivaletti di pelle: era Ida.
Mi avvicinai a lei in silenzio,mettendo la mano sul suo fianco e abbracciandola,lei si Girò di scatto e ,guardandomi con i suoi occhioni verdi,mi baciò,invitandomi poi a guardare il tramonto.
Ida che indossava un vestitino nero?Lei odiava il nero..
Mi voltai verso il sole,arancione e caldo,i suoi raggi illuminavano tutta Dublino,unendo i nostri cuori.
All’improvviso arrivarono due farfalle bianche che ci girarono intorno,danzando con il vento e i raggi di sole,accarezzandosi con le proprie ali ed emanando insieme, una sensazione particolare,un insieme di libertà e di amore,un sentimento forte,potente ,in grado di rompere ogni barriera di dolore e di malinconia.
Allungai la mia mano ,incrociandola con quella di Ida e stringendole il mignolino in segno di amore.
Iniziammo a guardare il sole scendere lentamente,mano nella mano,giocando con le nostre dita  ,dandoci qualche bacio qua e là.
Ida interruppe il silenzio.
« E se andassimo alle Cliff of Moher?Le scogliere più belle d’Irlanda »
Andiamo?Io e te insieme?
Nol chi sei diventato? Guardati,sei felice,hai gli occhi luminosi,hai una persona che ti ama davvero accanto,lasciati andare.
Per la prima volta,la mia mente mi stava consentendo di vivere e così,annuii entusiasta del viaggio.
La sera rimanemmo li,a sentire gli uccellini cantare,camminando tra le piccole vie di Dublino che odoravano di Guinness, incontrando donne,uomini,bimbi e coppie innamorate…Un po' come noi .
Non mi riconoscevo più,avevo trovato l’altra parte di me,quella che mi completava ma,allo stesso tempo,sia il che lei eravamo rotti,avevamo ferite troppo profonde che persino l’amore non poteva curare,non eravamo liberi di amarci e questo,noi lo sapevamo,ma continuavamo a combattere per stare insieme ,per non farci separare dal dolore.
D’un tratto mi fermai.
Guardai Ida e le sorrisi.
Era la ragazza più bella di tutta l’Irlanda,di tutto il mondo,nei suoi occhi scorrevano i trifogli d’Irlanda,ma anche tutte le galassie del cielo con le loro stelle,che lei,a modo suo,aveva sempre cercato di mettermi nel cuore.
La baciai,mettendo in quel bacio tutto me stesso,unendomi a lei,sentendo le nostre anime abbracciarsi e diventare una cosa sola.
La verità era una sola e la mia mente lo sapeva già da tempo,era stato il cuore però che,ferito dal passato,aveva tardato ad accettarlo: io la amavo.

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