CODY
Fui svegliato dalla luce del sole che colpiva i miei occhi. Mugugnai un pochino prima di stropicciarmi gli occhi e decidermi ad aprirli. Il sole illuminava gran parte della stanza, segno che la sera prima non avevo chiuso le persiane. Anche perché ero tornato abbastanza tardi, appena ho toccato le mie morbide coperte sono crollato, senza nemmeno indossare il pigiama. Con uno sbadiglio mi siedo sul letto e mi stropiccio gli occhi, stiracchiandomi le braccia. Fortuna che alla festa non avevo bevuto, perciò non avevo il problema del mal di testa.
Presi il mio cellulare dal comodino che, stranamente, mi ero ricordato di mettere sotto carica e lo accesi per guardare l’ora. Sbarrai gli occhi quando, sul display, invece di 06:00, ovvero l’orario al quale mi svegliavo per arrivare in orario a scuola, lessi 13:00.
Tutto peggiorò quando sentii un forte russare provenire da accanto a me. Non ci eravamo svegliati in tempo. Mi voltai e vidi Ethan, stava dormendo. Era messo male, dopotutto lo avevamo passati entrambi il post-sbornia, quindi lo capivo più che bene. Nonostante questo, però, era davvero bello. Gli occhi chiusi con le ciglia che riflettevano la luce del sole, i capelli spettinati sul cuscino e le guance leggermente rosse. Nemmeno lui indossava un pigiama. Aveva addosso gli stessi vestiti che aveva fino a qualche ora prima.
Con un sospiro mi tirai su dal letto e mi guardai attorno, finchè non vidi un post-it giallo sulla mia scrivania, posto proprio sopra il mio portatile. Mi ci avvicinai e presi in mano il foglietto, mentre la scrittura ordinata di mia madre diventava sempre più riconoscibile ai miei occhi addormentati.
“Buongiorno dormiglione! Vedo che vi siete divertiti ieri! Non ho avuto il coraggio di svegliarvi, stretti così eravate così carini. Io vado al lavoro, il nonno è già a posto. Tornerò per le 16:00 <3”
Mi passai, impanicato, una mano sul viso e deglutii, cercando di mandare giù il nodo che avevo in gola. Dalla scrittura non sembrava arrabbiata, ma non si possono capire tutte le sensazioni di una persona leggendo solamente tre frasi, giusto?
Mi votai nuovamente verso il letto, Ethan era ancora nella stessa posizione di poco prima, il suo petto si alzava e si abbassava con respiri regolari e la bocca era semi-aperta. Si sarebbe svegliato con molta sete.
Uscii dalla stanza con uno sbadiglio e scesi le scale, ormai nemmeno ci provavo, a muovermi per andare a scuola. Finiva così tutti gli anni.
«Buongiorno dormiglione!» mio nonno era in cucina, seduto al tavolo che sembrava in attesa che io scendessi le scale. Aveva la voce roca e arrancò, portandosi la mano con il fazzoletto alla bocca.
«Che ci fai qui, nonno?» chiesi con voce roca, avvicinandomi alla mensola, afferrando una tazza che riempii di latte e la misi nel microonde. Notai con piacere che mamma era passata al bar e aveva preso un po’ di cornetti per la colazione, così, felice, ne presi uno.
«Uno è per Ethan.» mi voltai con il boccone che mi penzolava dalla bocca e guardai mio nonno con gli occhi leggermente sbarrati. Lui fece spallucce, alzando gli occhi al cielo.
«Stamattina, quando siete tornati, vi ho sentito e prima che tua madre andasse al bar stamattina mi sono raccomandato che prendesse la colazione anche per lui. Oh eccolo! Parli del diavolo… buongiorno Ethan!»
Appena lo vidi non potei fare a meno di sentire le gote infiammarsi, e allo stesso tempo quasi mi misi a ridere, quando vidi i suoi occhi sgranati che guardavano mio nonno, imbarazzatissimo.
«Ehm… buongiorno io… è meglio se me ne torno a casa.»
«No, dai» gli sorrisi, allontanando una sedia dal tavolo per convincerlo a sedersi «mia mamma ti ha preso la colazione.» mi avvicinai al lavandino e riempii un bicchiere di acqua gelata, e glielo offrii mentre lui, probabilmente ancora stordito dalla sbornia della festa, si guardava intorno spaesato.
«A me?»
«Si, a te.»
«Non ce n’era bisogno. Non ho nemmeno fame!» disse lui, sorseggiando un po’ di acqua.
«Vorrà dire che te la impacchetto e te la porti a casa.»
Mi fissò, con quelle labbra rosee socchiuse e gli occhi con un velo lucido. Il mio primo pensiero, lo ammetto, fu quello di gettarmi su quelle labbra, baciandolo con passione, dandogli il buongiorno come se fossimo una vera coppia, ma non potevo, anche perché mio nonno non sembrava volere staccare gli occhi da noi.
«Che ne dici di andare a guardare la TV?» proposi a quest’ultimo, il quale si mise sull’attenti e si alzò, rischiando di perdere l’equilibrio.
«Scusate se sono in mezzo. Vi lascio soli.» tossì ancora una volta nel fazzoletto, poi prese il suo bastone e uscii dalla cucina, sotto il mio sguardo attento che lo fissava, in caso avesse perso l’equilibrio e io avessi dovuto aiutarlo.
Quando, a distanza, constatai che si era seduto sulla sua poltrona, chiusi la porta della cucina e guardai Ethan. Per poi continuare ad addentare la mia colazione.
«Come stai?»
«Mi fa male la testa.»
«Vuoi un’aspirina?» aprii l’armadietto con all’interno le medicine.
«Magari.» mugolò lui «Che è successo?»
Con quella voce roca era il sesso puro, ma mi trattenni ad ammetterlo a voce alta, anche perché penso che sapesse perfettamente l’effetto che mi faceva.
«Hai bevuto come una spugna e ti ho portato da me. Sapevo che se ti avessi portato a casa i tuoi mi avrebbero ucciso e tu non vuoi farti vedere da Brandon quando stai male.»
Mugolò nuovamente, prendendo l’aspirina e mandandola giù senza acqua. Mi sono sempre chiesto come facesse, io facevo fatica a prendere le pillole anche se le accompagnavo con delle bevande!
«Grazie.»
Sorrisi.
Presi il cellulare e notai che, la mattina presto, ero stato aggiunto a un gruppo, un nome palesemente inventato sul momento-dato che erano lettere piazzate a caso-e nessuna foto profilo.
“Domani pomeriggio ci incontriamo tutti da Raperonzolo. Ho una cosa molto interessante da mostrarvi”
Era da parte di Blake, salvato come “il puttaniere numero uno”. Mi ero salvato il suo numero anni prima perché il professore di fisica ci aveva messo in gruppo insieme per un progetto.
«Hai letto il messaggio?» mi voltai nuovamente verso Ethan, che stava letteralmente divorando la sua colazione. E menomale che non aveva fame!
«Che messaggio?» chiese con voce ancora impastata. Gli voltai il cellulare e lui, senza nemmeno leggere, mi guardò, stropicciandosi gli occhi stanchi. «Coglione. Sono in post-sbornia. È già tanto se mi sono alzato da quel fottuto letto. Ti sembro nelle condizioni di leggere un messaggio da un gruppo che non ha nemmeno un nome sensato?»
«È Blake, dice che deve mostrarci una cosa e ci aspetta oggi pomeriggio a casa di Alissa.»
«Onestamente la domanda sorge spontanea: perché Blake era a casa di Alissa?» alzai gli occhi al cielo. Come se io lo sapessi.
«Perché invece di chiedere a me non chiedi a loro? Io ieri sera ho portato a casa Ali e poi ti ho portato qui perché eri moribondo!»
«Io? Moribondo? Lo reggo benissimo l’alcool!»
«Si, certo. Chiedi ad Ali com’eri ieri sera. Ti dico solo che due persone non sono bastate per metterti in macchina.» lo presi in giro io, appoggiandomi al tavolo e scostandogli dalla fronte i capelli sudati.
«Smettila di prendermi per il culo e accompagnami a casa. Mi serve una doccia fredda immediatamente se oggi pomeriggio voglio sorbirmi quello stronzo del mio migliore amico.»
Scoppiai a ridere e passai la mia mano tra i suoi capelli, beccandomi un’occhiataccia da parte del ragazzo.
Alzai le mani in segno di resa.
«Me la sono meritata.»
~~~~
TOM
Quasi caddi dal letto quando vidi quell’ammasso di capelli castani appena mi risvegliai. Anzi, non quasi, mi ritrovai con il culo per terra e a coprirmi solo un paio di boxer non miei.
Cazzo
Il port sbornia non aiutava per nulla, mi girava così tanto la testa che faticai a trovare il coraggio di alzarmi e, quando lo feci e guardai meglio la persona che dormiva nel mio letto, mi mancò un battito e sentii il mio viso riscaldarsi, fino alla unta delle orecchie.
Alex. Quell’Alex. Quello con cui, la sera prima, avevo passato gran parte del tempo, dormiva beatamente con la guancia spiaccicata contro il cuscino e la bocca leggermente aperta, dalla quale fuoriusciva un rivolo di saliva che bagnava il cuscino, causando su di esso un’enorme macchia bagnata che andava via via ad espandersi.
Non poteva essere vero.
Mi avvicinai cautamente al letto e alzai leggermente il lenzuolo, dove il corpo di Alex riposava tranquillamente. Sentii le guance andarmi maggiormente a fuoco quando constatai che non indossava nulla sotto le coperte.
E ora cosa dico ad Amber?
Abbassai rapidamente le coperte e mi misi a percorrere il perimetro della stanza, tentando di calmare il mio respiro affannoso e cercando di non spostare lo sguardo verso Alex, che aveva iniziato ad agitarsi nel sonno.
Guardai l’orologio: erano le 10:30 e io stavo morendo dal mal di testa. Mi sedetti sulla sedia accanto alla scrivania e presi una bottiglia d’acqua che probabilmente era lì da mesi ma che comunque, quella mattina, a me sembrava la cosa più buona del mondo.
«THOMAS?!» mi voltai di scatto. Era lì, in piedi davanti a me, con il piumone avvolto intorno alla vita e un’espressione ebete in viso, le sue mani tremavano sul bordo del lenzuolo, se le avesse tolte sarebbe successo un casino.
«O mio dio.» dissi forse a voce troppo alta quando vidi i suoi addominali scolpiti, la sua pelle era scura e aveva alcune gocce di sudore su di essa. Mi ritrovai costretto a distogliere lo sguardo e a prendere un respiro profondo.
Non sono gay, come ci sono finito a letto con lui?
«Quelli sono i miei boxer!» mi rimprovera, indicando le mutande che ho addosso «Perché hai addosso i miei boxer?»
«E io che cosa ne so?! Mi sono svegliato così!» in quel momento avrei tanto voluto sotterrarmi e non uscire più, come uno struzzo, ma non con la sola testa. Mi sentivo estremamente a disagio al pensiero di aver fatto qualcosa con Alex. Che fosse stato solo un pompino poco mi importava.
«Mi fa male il culo. Puoi dirmi che cazzo è successo ieri sera?!»
«Ne so tanto quanto te, Alex. Ieri eravamo ubriachi marci!»
Lo sentii sospirare e si lasciò cadere sul letto, portandosi le mani tra i capelli. Lo sguardo rivolto a terra.
«Ho bisogno di una doccia!» praticamente gridai nel panico più totale, alzandomi dalla sedia e afferrando da terra i miei boxer cambiati la sera prima. Feci per uscire dalla stanza ma, appena mi voltai per chiudere la porta, notai che il ragazzo nudo seduto sul mio letto non si era mosso di un millimetro dalla posizione in cui si era messo.
«Dimentichiamoci ogni cosa, ci stai?»
«Non si può dimenticare una cosa così, Tom. Probabilmente mi è anche piaciuto!»
«Come fai a dirlo?»
«È importante in questo momento?» sbottò, prima di passarsi una mano tra i capelli per poi prendere a guardarmi in viso «Ascolta,» si alzò, il lenzuolo gli scivolò giù dai fianchi, cadendo a terra, ma sembrò non importargli «non una parola con nessuno di tutto questo. Soprattutto Amber non lo deve sapere.»
Feci per aprire bocca ma lui mi interruppe, con un gesto della mano, alzando un dito intimandomi di tacere.
«Se dovesse venirlo a scoprire penserebbe che sei tu a tradire lei e dato che non siamo sicuri che lei lo faccia-» si interruppe, prendendo il cellulare e accendendolo «Blake questo pomeriggio ci vuole tutti a casa di Alissa.» mi mostrò il messaggio e, appena presi anche il mio cellulare, constatai che ero stato aggiunto allo stesso gruppo.
Non finirà bene per nulla.
~~~~
ALEX
Mi passai una mano tra i capelli e guardai casa mia, preparandomi mentalmente alle miriadi di domande che mi avrebbe posto mio fratello a vedermi rientrare in casa a un quarto a mezzogiorno del giorno dopo Halloween, in cui avevo bevuto come una spugna e avevo scopato con l’amico del probabile amante di uno dei nostri migliori amici.
No, probabilmente stavo ancora sognando dopo la notte passata alla festa, mi ero ubriacato e in quel momento me ne stavo a dormire nel mio letto, preparato al mal di testa e alla nausea che avrei avuto non appena mi sarei alzato.
Mi diedi un pizzicotto e no, sfortunatamente non mi svegliai urlando nel mio letto con nel letto affianco un Aaron stordito che, dopo avermi guardato per un po’, salti fuori con uno dei suoi “Che cazzo urli, Al?”.
Feci un respiro profondo e mi diressi verso la porta d’ingresso. Non avevo le chiavi, ma mio fratello aveva la brutta abitudine di non chiudere la porta a chiave. Cosa che io gli avevo fatto presente infinite volte ma lui sembrava non volermi ascoltare. Testone come nostra sorella.
Abbassai la maniglia e, come programmato, la porta si aprì. La casa era silenziosa e non volava una mosca. In cucina il the fischiava sul fuoco e io corsi immediatamente a spegnerlo. Aaron la mattina beveva il the al limone, io mi chiedevo continuamente come facesse dato che a me il the caldo faceva altamente schifo.
Probabilmente mio fratello e Summer si erano dati alla pazza gioia, siccome nostra sorella era a scuola
«Prima di andare a scopare però la prossima volta spegnilo il fuoco!» urlai di proposito, sperando di averli beccati in flagrante, eppure fu Aaron a beccare me in flagrante, dato che sentii improvvisamente una mano sulla spalla che mi fece sobbalzare. Mi voltai e lo vidi contorcersi dalle risate mentre io, povero coglione, mi tenevo una mano sul petto.
«Mi farai prendere un infarto!»
Lui si passò una mano sotto agli occhi, per asciugarsi una lacrima immaginaria, poi, un po’ a fatica, decise che era il momento di tornare serio e riacquistare la facoltà di parlare.
«Ti pare che avrei lasciato il mio the sui fornelli durante una scopata con Summ? Ero solo in bagno, Al!»
Alzai gli occhi al cielo «E io che ne sapevo? Ero convinto che ieri eravate tornati assieme!»
«Infatti», confermò la mia ipotesi «Ma non l’ho toccata con un dito, eravamo ubriachi, si, ma non così tanto dal non ricordarci che fare sesso da ubriachi non è proprio una buona idea.» riaccese il fuoco e poi si voltò verso di me, alzando un sopracciglio «A proposito, hai trovato qualcuna di interessante? Non sei tornato stanotte, Abby questa mattina ti cercava perché voleva che la portassi tu a scuola.»
Eccola, la domanda che speravo con tutto il cuore di sentirmi chiedere. Come lo avrei spiegato a mio fratello che non avevo dormito da una lei ma da un lui? Che poi aver dormito era un parolone. Avevo assolutamente bisogno di un antidolorifico.
«Hai fatto sesso da ubriaco?» formò una O con la bocca mentre si versava una tazza di the e me ne offriva un po’, nonostante sapesse che glielo avrei tirato in faccia se solo non fosse stato mio fratello.
Ed era proprio perché era mio fratello e non sapevo mentirgli che annuii in imbarazzo, abbassando lo sguardo sulle mie scarpe.
«È figa?»
Alzai lo sguardo con gli occhi sgranati, indignato.
«AARON!»
«È figo?» riformulò la domanda e i miei occhi si spalancarono maggiormente, mentre aprivo e chiudevo la boca come un pesce fuor d’acqua, cercando le parole giuste.
«Davvero ti sorprendi? Ieri tu e Tom eravate affiatatissimi. Non mi sorprendere se in questo momento mi dicessi che-»
«Guai a te se lo dici a qualcuno!»
Seguirono interminabili secondi di silenzio ma poi lui fece spallucce, tornando a concentrarsi sulla sua tazza.
«Il tuo segreto è al sicuro con me, fratello.» mi fece l’occhiolino
«Hey! Hai visto che Blake ci vuole tutti da Alissa questo pomeriggio?»
Lui annuì.
«Scopano secondo te?»
Mi scappò uno sbuffo e alzai gli occhi al cielo, incrociando le braccia al petto.
«È così ovvia la cosa!» scoppiammo a ridere.
«Dov’è Summer?»
«In bagno. Aspettiamo che esca poi magari ci guardiamo qualcosa, ti va? Se vuoi invitiamo anche Tom!»
Lo fulminai con lo sguardo e gli diedi un pugnetto sulla spalla, facendolo nuovamente scoppiare a ridere.
ECCOCI FINALMENTE
Dopo MESI in cui non avete avuto mie notizie eccomi qui. Ho dato il primo esame della sessione e ho deciso di smetterla di farvi aspettare e terminare il maledetto capitolo 32 che rimarrà nella storia come "il capitolo che scomparve senza nemmeno essere uscito".
Onestamente non mi stupirei se qualcuno abbia deciso di mollare la storia.
Sono la prima che fa così.
Io essere la tipa che si arrabbia se una scrittrice non pubblica per mesi poi sono la prima che fa così.
Ma dopotutto i'm Just a girl🤙🏻
Per tutti quelli che hanno deciso di attendere con ansia un mio aggiornamento vi ringrazio di cuore😭🩷
Non so quando pubblicherò un nuovo capitolo. Purtroppo sono in sessione fino a fine febbraio e il tempo che ho è veramente poco.
Grazie di tutto e spero di farmi risentire presto🩷
STAI LEGGENDO
Perché Tu?
Teen FictionAlissa ha diciotto anni e si è trovata costretta a trasferirsi in una scuola del tutto nuova. Non conosce nessuno, a parte il suo migliore amico delle elementari, ma, con sua grande sorpresa, fa presto a fare amicizia. È la classica ragazza per bene...
