LXVIII

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"Non so...che ne dici, tesoro?" Rick guarda sua figlia in attesa , vuole che sia lei a decidere.
"Ok..." dice la piccola timidamente.
Jane sospira sollevata.
"Alex, torna al Galatea, prenderò un taxi..." l'uomo annuisce e si allontana.
Entrano nel locale e si siedono per ordinare. Sembra surreale.
Jane si sente stranamente bene, è come se fosse dove dovrebbe essere.
"Allora, come stai Rick...cosa ti porta a Boston?" Jane non può far a meno di notare che se la loro bambina non fosse morta, questa potrebbe essere una scena di vita.
Non sa nemmeno se avrebbe avuto Poppy ma stare qui con Richard e questa ragazzina sembra semplice giusto.
"In realtà, sono venuto per te...c'è una cosa molto importante di cui devo parlarti!" Jane lo guarda stranita cosa potrai mai essere, sono anni che non si vedono.
"So che sei nel settore informatico Rick, credo che la Rizzoli&Co abbia qualche azione della FeltonMath..." Rick non si stupisce, ricorda quanto Jane sia intelligente e scaltra.
"Papà, vado in bagno!" Micol sente il bisogno di allontanarsi, avere sua madre così vicino e non poterla abbracciare la sta uccidendo.
"È bellissima!" dice Jane vedendola andare via.
"È bella come sua madre..." poi si blocca rendendosi conto di aver parlato troppo.
"Sei sposato?" Jane ricorda bene i loro progetti.
"No, Micol assorbe tutto il mio tempo...ero giovane e non è stato facile crescerla senza sua madre."
Jane pensa che forse la madre della piccola sia morta.
"Mi dispiace, non volevo..." ma Rick scuote la testa.
"Non è morta...è complicato..." l'uomo non sa davvero come intavolare questo discorso "Senti Jane...ho bisogno davvero di parlarti, c'è un posto privato dove possiamo andare?" Jane non capisce davvero cosa possa essere.
Se non per lavoro cosa, sarà?.
"Possiamo andare alla Rizzoli&Co, avevo una riunione ma posso spostarla." Rick annuisce mentre Micol rientra dal bagno.
"Ho detto a tuo padre che sei davvero bellissima." Jane sorride vedendo la ragazzina arrossire.
"Grazie, anche tu sei molto bella!" Jane sorride e si alza per andare a pagare.
"Ho paura..." sussurra Micol avvicinandosi a suo padre.
"Anch'io, ma sappi che comunque vada, io non ti lascerò mai!" l'uomo si alza dalla sedia per abbracciare la piccola.
Jane che sta pagando, li osserva con discrezione. Sono davvero bellissimi insieme, ed il pensiero di aver perso la sua bambina ora le fa ancora più male.
Si passa una mano sul ventre e sospira, niente pensieri tristi, ha molto per cui gioire: il bambino, Poppy, Maura, la sua famiglia e il lavoro. "Andiamo?" Micol trascina per il braccio suo padre e deve mordersi la lingua per non cercare di riflesso la mano di sua madre.
Poco dopo, un taxi li lascia davanti alla Rizzoli&Co. Micol rimane affascinata.
Il palazzo è enorme.
Dopo essere entrati, Jane va a parlare con Susan per far spostare i suoi impegni.
Rick rimane indietro per parlare con sua figlia.
"O la va o la spacca, spero che vada tutto bene...".
"Ti voglio bene, papà!" Micol sorride timorosa e si fa abbracciare.
"Vuoi un tablet o qualcosa per distrarti?" chiede Jane non sapendo quanto tempo avrebbe richiesto questo incontro.
Micol fa cenno di no e tira fuori dal suo zaino un album da disegno.
"Grazie ma preferisco disegnare o leggere!" Jane annuisce sorridendo.
"Per qualunque cosa chiedi a Susan, ok?" Micol annuisce mettendosi comoda.
Rick segue Jane nel suo ufficio. Non si aspettava niente di meno da una donna come Jane. Tutto trasuda potere, ricchezza e successo.
"Allora...di cosa mi devi parlare?" in quanto donna d'affari Jane è abituata ad andar subito al sodo.
Rick non sa da che parte cominciare, prende dalla borsa che ha con sé alcuni fogli.
Essendo Jane una donna pratica saprà sicuramente come interpretare il tutto.
"Credo che tu debba leggere questi..." Jane prende i fogli senza capire. Li sfoglia con attenzione, non crede a ciò che legge. Ha tra le mani un certificato di nascita con i dati di Micol e dove lei è indicata come madre, poi un test che attesta che Micol Luna Jameson è sua figlia biologica ed una busta bianca ancora sigillata.
"È una specie di scherzo? Perché non è divertente, Rick!" Sbotta allontanando i fogli da sé.
"Leggi la busta...capirai." Jane apre la busta con mani tremanti. C'è la confessione di tutti gli intrighi di Noah Jameson, di come abbia pagato l'ospedale e ricattato Rick.
È tutto nero su bianco.
Jane alza gli occhi incredula, non può essere vero, è solo uno stupido scherzo.
"Devi essere impazzito, come puoi pensare che...cosa cerchi, soldi? Vuoi ricattarmi per qualcosa che..." sibila rabbiosa.
"È nostra figlia!" Sbotta l'uomo alzandosi dalla sedia "Sono stato costretto, ho dovuto o l'avrebbe portata via, non ho mai voluto questo! È stato difficile da morire, vederla crescere senza di te, ma Micol ti ama tanto, l'ho cresciuta dicendole quanto tu l'amassi e volessi tenerla ma non potevi! Quando ha scoperto che non eri morta ma viva è quasi impazzita!" Grida tremando per la rabbia, sapeva che non sarebbe stato facile ma fa male lo stesso.
Jane si rimette a sedere per non svenire.
Rilegge le carte in modo frenetico senza riuscire a capire come sia possibile. Micol, la sua piccola Micol Luna è viva, sua figlia è viva.
Sente i polmoni restringersi e fatica a respirare.
Rick capisce che qualcosa non va e scatta dalla sedia per aiutarla.
"Respira...Jane, respira..." le dice prendendole le mani.
Jane trema come una foglia, si sente inghiottire ma deve calmarsi, per il bambino.
"Rick...aiutami a sdraiarmi un attimo."
L'uomo la prende in braccio e la fa sdraiare su un piccolo divano presente nella stanza.

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