XLIV

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Una volta uscita, Maura chiama Alex, non può tornare a casa, non ancora. È furiosa.
Dean ha violentato Jane, la sua Jane e non ha idea di come affrontare la cosa. Non è abbastanza forte da rivedere la sua ragazza in quello stato.
Si fa portare in un locale e decide di affogare rabbia e dolore nell' alcol. Ordina ad Alex di tornare a riprenderla tra un paio d'ore.
Il locale sembra squallido visto da fuori e dentro non migliora. Meglio, pensa.
Non faranno domande, anche se ho un abito che costa uno stipendio. Cerca un tavolo appartato e si siede. Ordina del Barboun e si gode il sapore leggermente dolce e speziato che le lascia in bocca. Beve cercando di soffocare la sua rabbia.
Il pensiero del dolore che la sua ragazza deve aver provato le infiamma le viscere.
Dopo un paio di bicchieri, è abbastanza ebbra da volersi accoccolare tra le braccia di Jane.
Il tempo è volato e sta calando il sole.
Jane si preoccuperà se non torno a casa.
Prende il cellulare dalla tasca e vede 5 chiamate perse da parte di Jane.
Sarà così furiosa.
Si avvia un pó barcollante verso la cassa per pagare, quando un bellissimo uomo le si avvicina.
"Hai bisogno di un passaggio, bellezza?" Maura alza gli occhi al cielo senza nemmeno guardarlo. Paga e si avvia verso la porta ma l'uomo non molla l'osso e la prende per un braccio facendola voltare.
"Io, non lo farei..." la voce fredda di Alex blocca le mani dell'uomo a mezz'aria. "Trovati un'altra, bello, questa l'ho vista prima io!" Alex non fa un passo, continua a fissarlo duramente, scostando leggermente il pesante cappotto. Quel tanto da far intravedere la sua pistola. L'uomo indietreggia spaventato.
"Mi dia la mano, Miss!" Sussurra all'orecchio di Maura ancora alticcia.
La donna fa come detto e Alex la conduce alla macchina.
Maura si siede, beandosi del lieve tepore della vettura e senza accorgersene si addormenta.
Una volta al Galatea, Alex la prende in braccio e la porta fino al letto di Miss Rizzoli. "Grazie, Alex...".
"Miss Maura ha bevuto molto, Miss..." Jane annuisce.
Sapeva che questa cosa avrebbe turbato molto Maura. La lascia dormire tranquilla mentre lei cena con la famiglia.
Claire lascia nel forno la porzione per Miss Maura e poi va a casa.
Poppy chiede perché Maura non sia con loro a cena. "Non sta molto bene piccola, ma vedrai che domani starà meglio..." Poppy annuisce e si mette a guardare un cartone con Mister Pomeroy sulle ginocchia.
Angela torna a casa con Frank ma entrambi notano che la loro bambina è strana, assente. Persino Poppy si accorge che la madre, di solito molto interattiva, annuisce a mala pena e parla poco. "Mammina..." la voce della piccola è assonnata "Sei ancora arrabbiata perché sono andata a trovare Dean?" alla menzione dell' uomo Jane trattiene un sussulto.
Non vuole che sua figlia sappia, mai, ciò che le è successo.
La donna si alza da tavola, siede accanto alla piccola e la prende tra le braccia.
"No tesoro, non sono più arrabbiata, so che hai capito e non rifarai più una cosa del genere,vero?" le bacia la testa stringendola forte. Poppy annuisce e comincia a sbadigliare "A nanna, domani hai scuola..." si alza dal divano trascinando sua figlia con sé.
Poppy si accoccola tra le sue braccia.
Mister Pomeroy le segue con lo sguardo e si addormenta sul divano.
Una volta messa a letto Poppy, Jane scende in cucina. Non ha molto sonno, troppi pensieri. Deve decidere come procedere da qui, in avanti. Sa solo che Dean pagherà il suo errore a caro prezzo. È preoccupata per Maura, sa che sarebbe stata sconvolta e non sa come questo influirà sul loro rapporto.
Ha troppi pensieri e nessuna risposta.
È tardi ormai, ma chiama Alex, deve andare in un posto. Jane avvisa sua madre che va nella stanza degli ospiti nel caso ci sia bisogno per Poppy.
La donna non fa domande, sa che la vita di sua figlia è frenetica.
Jane si veste e si fa portare al Granary burying Ground. Sono mesi che non va, le spezza l'anima ogni volta ma ne sente il bisogno.
Alex è l'unico a sapere di questo posto. Nemmeno i Rizzoli ne sanno nulla.
È una cosa di molto tempo fa. Jane è sempre stata una ragazza, ora donna, con la testa sulle spalle ma non esente da errori o dolori.
Si stringe nel pesante capotto e si avvia verso una piccola lapide in marmo nero: "Se l'amore fosse bastato a salvarti, saresti vissuta in eterno." cita l'epitaffio sulla piccola lapide sormontata dalla statua di un piccolo putto addormentato.
Jane si inginocchia e deposita un piccolo peluche ed un mazzo di fiori selvatici. Passa le dita tremanti sul piccolo nome inciso in rilievo: "Micol Luna Rizzoli".
Una lacrima le solca il viso.
Fa ancora un male cane. Jane sa, che questo dolore non andrà mai via del tutto. "Ciao Micol, sono la mamma...scusa se non vengo da un pó, ti amo così tanto..." sussurra mentre Alex le si affianca reggendo un grosso ombrello nero. Piove sempre quando va a trovare sua figlia, sembra che il cielo voglia partecipare al suo dolore mescolandosi con le sua lacrime.
Sono passati dieci anni e fa ancora male.

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