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"Tesoro..." Jane sfiora la testa di sua figlia che dorme tranquilla nel letto enorme del loro Jet "Micol, siamo arrivate..." continua sussurrando dolcemente mentre la piccola comincia a muoversi lentamente.
È la prima volta che Jane vede sua figlia al risveglio, ed è adorabile.
"Mhmm...mi piace dormire su questo letto..." sussurra Micol strofinadosi gli occhi con le mani.
Jane sorride nel vedere sua figlia così assonnata.
"Siamo arrivate a Parigi e credo che...".
"Cosa??" Urla la piccola sollevandosi dal letto come una molla "Siamo in Francia?" Jane salta quasi sul posto non pronta a tanto entusiasmo.
"Beh...si, ancora non ti dirò la tua sorpresa ma Parigi è parte di quello...è nel tuo diario, giusto? Quello che porti sempre con te..." Jane arrossice al ricordo di quando Micol le aveva permesso di sfogliare il diario che conteneva tutti i suoi sogni. Tra le città che avrebbe voluto visitare con la sua mamma, Parigi era la prima.
"Te ne sei...ricordata?" Micol si solleva piano dal letto e si avvicina a sua madre. Jane annuisce sorridendo.
"Ricordo tutto di quel giorno, io...ricordo tutto di te come con Poppy, siete le mie preziose figlie e spero di essere una buona mamma anche per il bambino che aspetto!" Micol tende piano una mano.
"Posso?" muove la mano verso lo stomaco della madre.
"Certo che puoi, è ancora presto per sentirlo ma il mio cuore sa già che è lì..." la piccola appoggia la mano e fa dei piccoli cerchi.
"Non so se sei un fratellino o sorellina ma ti amo già e...spero che anche Poppy mi voglia bene!" Jane appoggia la mano su quella di sua figlia e sorride con occhi lucidi.
Il momento viene spezzato dall'aereo che atterra sulla pista del Charles de Gaulle con un piccolo tonfo.
Dopo essere scese dall'aereo, Alex è lì ad attenderle con la macchina pronta.
"I vostri bagagli vi attendono all'hotel, Miss Jane!" dice l'uomo aiutando la donna e Miss Micol a salire inacchina.
"Grazie Alex, ceneremo in camera, è stato un viaggio lungo e sia io e che Micol siamo stanche!" Sottolinea vedendo sua figlia sbadigliare piano.
Non c'è da stupirsi, sono le dieci di sera passate a Parigi. Il tragitto fino all'hotel de Paris è tranquillo.
Una volta arrivati e fatto il check in, Jane si dirige con una eccitata Micol verso la loro stanza ma prima domanda ad Alex se la persona che aspetta è già arrivata; deve essere una sorpresa per il giorno dopo quindi Rick non viene mai nominato.
Alex risponde di sì e che l'uomo alloggia nella stanza accanto alla sua solo nel piano inferiore in modo che non possa incontrare la bambina per sbaglio.
"Noo! Questa è la nostra stanza? È...mamma guarda, dalla finestra si vede la Torre Eiffel! E...ci sono dei fiori ed è tutto viola e...oh...mi hanno lasciato un pallone dal basket, è il miglior compleanno di sempre!" Urla felice dopo aver spalancato la porta ed essere entrata di corsa nella stanza.
Jane sorride radiosa nel vedere sua figlia così felice. Lei è abituata a tutto questo: lusso, viaggi, soldi e tutto ciò che il denaro può comprare ma vedere sua figlia così allegra e su di giri per un pallone le fa bloccare il cuore.
Questo è un momento che non ha prezzo, la sua Micol è viva ed è con lei, nulla avrebbe mai potuto comprare questo momento così prezioso.
Dopo aver cenato con in piatti preferiti di Micol, la piccola crolla esausta sul letto mentre guarda con sua madre un documentario sul basket. Jane la copre bene e le bacia la testa prima di allontanarsi fuori dalla stanza.
Ovviamente c'è Alex a vegliare il sonno della bambina, Jane non avrebbe mai lasciato sua figlia, sola nella stanza di un albergo in un paese straniero.
Prende l'ascensore e scende al piano sotto al suo e va a cercare Rick. Bussa alla porta e l'uomo le apre con in dosso solo un accappatoio. "Hey, ciao bellissima...fammi indovinare, nostra figlia dorme come un sasso, giusto?" Dice l'uomo spostandosi per farla entrare nella stanza.
Jane arrossisce un attimo. Rick è davvero stupendo, quando erano più piccoli era si bellissimo ma ora ha quel fascino da uomo fatto che la fa infiammare un po' ma a Jane basta il ricordo della sua splendida fidanzata e del loro bambino a farle venire davvero il solletico al cuore.
"Si, era in overdrive, c'è Alex con lei e sono sicura che domani ..." ma non riesce a finire perché le labbra dell'uomo sono sulle sue.
È un bacio morbido e dolce ma sbagliato e Jane si stacca immediatamente.
"No! Rick, amo Maura e sono incinta di suo figlio, non ti do un schiaffo solo perché sei il padre di mia figlia ma non osare più baciarmi!" La donna si allontana come scottata. "Scusa...io...ho dovuto, sei così bella e non ti ho mai dimenticato! Davvero, non ho nessuna possibilità?" Rick si avvicina di nuovo a Jane ma lei si ritrae. "Nessuna, no. Ti sarò sempre grato per avermi riportato Micol e sarai sempre legato a me in qualche modo ma saremo solo i genitori di Micol, senza nessun risvolto romantico, spero tu capisca perché altrimenti dovrò prendere dei provvedimenti!" Questo mette in allarme l'uomo che sbianca.
Jane lo nota e capisce cosa lo ha turbato. "No, Rick nessuna rivalsa su Micol, non sono quel genere di donna ma ti prego di rispettare la mia relazione con Maura e la mia condizione o i nostri rapporti saranno più difficili e non voglio che nostra figlia venga messa in mezzo in nessun modo, lo capisci?" Rick annuisce sollevato; tutto voleva tranne una battaglia legale per la custodia di Micol, sa che Jane ha i mezzi e le conoscenze per farlo a pezzi. "Si, scusami...mi sono fatto prendere dal momento e da...beh, Parigi..." sottolinea un po' imbarazzato e cercando di alleggerire la tensione.
Jane si ferma a parlare con lui ancora po' e definire meglio i dettagli per la grande sorpresa di domani.

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