Era passata una settimana.
Sette giorni.
Centosessantotto ore.
Un tempo che Hyunjin non aveva contato con precisione, ma che sembrava eterno.
Le tapparelle della sua stanza erano abbassate da giorni. Solo qualche filo di luce filtrava attraverso i bordi e illuminava la polvere che fluttuava nell'aria. Quest'ultima sapeva di chiuso, di stantio.. proprio come lui.
Giaceva nel letto, immobile, con il volto sprofondato nel cuscino. Aveva smesso di distinguere il giorno dalla notte. Mangiare era diventato superfluo, come parlare, lavarsi o anche solo pensare al domani.
Yongbok non era più tornato nella sua forma umana, adesso era un normale felino e a stento gli dava retta quando veniva chiamato per nome.
L'attimo prima sentiva di avere tutto, l'attimo dopo gli era stato strappato via. Aveva assaggiato quei mesi di felicità non sapendo che sarebbero durati così poco. Adesso la realtà era tornata quella di sempre, cupa e malinconica, dove lui era da solo e si sentiva solo, più che mai.
Non sentire più la sua voce, gli abbracci, le carezze e i baci.. lo avevano distrutto e quel silenzio che ormai si era impossessato di lui gli faceva male, non riusciva a reagire.
Jimin poteva pure avergli distrutto la dignità quando stavano insieme, ma Yongbok si era portato via qualcosa di altamente peggiore: il calore vero, l'affetto che gli era sempre mancato e l'amore incondizionato che solo lui sapeva dare. Gli mancava quella sensazione di avere accanto qualcuno che lo guardava come se valesse qualcosa, come se fosse speciale. Per la prima volta si era sentito tale, ora, invece, solo un ombra vuota che faceva fatica ad affrontare la realtà.
Non credeva che perdere qualcuno gli potesse fare così tanto male dentro. Con Jimin era stato solo un assaggio, forse perché era la prima volta, con Yongbok era stato devastante. Il cuore ormai si era completamente rotto in mille pezzi tra quelle lenzuola stropicciate, troppo stanco per piangere ancora la sua mancanza.
«Perché mi hai lasciato così?» sussurrò con le labbra leggermente screpolate dalla secchezza.
Più passavano i giorni e più era una certezza che il minore non sarebbe tornato. Era arrabbiato, con tutti e con nessuno, si dava colpe che non aveva e malediceva il prossimo per quello che gli era capitato. Ora che il cuore aveva ripreso a battere per qualcun altro, non accettava il fatto di non averlo più lì con sé. Adesso si odiava, più di prima, per ogni parola detta troppo tardi, per ogni carezza trattenuta, per ogni volta che lo aveva ferito consapevolmente.. convinto che fosse solo uno sbaglio amarlo. Immaginava poter tornare indietro ed essere migliore, per proteggerlo a modo suo, amarlo più intensamente e vivere ogni attimo come se fosse l'ultimo ma non era possibile.
Un rumore lo riportò alla triste realtà in cui era immerso. Sentì la porta d'ingresso venire aperta e poi tre colpi secchi contro la porta della propria camera. Non rispose, sapeva già di chi si trattava.
«Hyunjin?»
Era Jisung. Il suo tono era esitante. Cercava di nascondere la sua preoccupazione, non riuscendoci nemmeno un po'.
«Apri, per favore. Ti abbiamo portato qualcosa da mangiare.» la sua voce si udiva ovattata dall'altra parte della porta.
Ci fu un lungo silenzio prima che Minho intervenisse e facesse di testa propria.
«Stiamo entrando.» pronunciò con tono tranquillo, forse anche un po' piatto ma c'era dell'affetto nelle sue intenzioni.
La maniglia si abbassò e i due fecero un sospiro di sollievo nel vederlo ammuffire nel proprio letto. Temevano sempre il peggio. L'argomento principale delle loro conversazioni in quei giorni era sempre rivolto alla preoccupazione che provavano nei suoi confronti.
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Meow🐾 -hyunlix-
Fiksi PenggemarCandidi fiocchi di neve scendevano lenti dal cielo, ricoprendo di bianco le strade sempre affollate di Seoul. In quella gelida sera, l'unico suono a rompere la quiete fu un flebile miagolio: un gattino, piccolo e infreddolito. Era quasi sommerso da...
