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Otto marzo.

Un'altra data che rientra automaticamente nella categoria dei giorni che detesterò per sempre.

Questa giornata mi ha sfinita. Mi ha distrutta totalmente dall'interno al punto che i miei stessi occhi si sono rassegnati dal non poter riposare nemmeno per un secondo.

Quanto desidererei chiuderli e nel medesimo istante cancellare tutto quello che è successo nelle precedenti ore. Farei il possibile per renderlo realtà, ma purtroppo... questa è l'unica realtà che mi circonda.

Il volto distrutto di Drew è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non credo di averlo mai visto così scosso e annientato e a dirla tutta, mi ha fatto paura. Una paura di quelle viscerali, impossibili da domare.

Per questo sono ancora seduta su una poltrona della sala d'attesa, così come promesso a Drew. Non posso abbandonarlo. Non ora.

Dopo essere sparito dietro la porta del reparto assieme a George e il dottor Fisher, ho convinto Liam ed Eve a rincasare. I loro volti erano talmente sopraffatti che anche loro faticavano a reggersi in piedi. Sebbene abbiano insistito un po', dopo le mie suppliche si sono convinti ad accettare il mio consiglio e sono andati via, non prima di avermi raccomandato di chiamarli qualsiasi cosa accadesse.

Inizialmente non avrei scommesso un soldo su loro due, eppure il modo premuroso con cui Liam tratta Eve mi compiace. La mia migliore amica non è mai stata tipa da relazioni, ma credo che anche lei sappia che Liam è la scelta giusta, sebbene non lo ammetterà così facilmente.

Sbatto le palpebre, sbuffando una mezza risata sorpresa per il modo in cui pur di non pensare alla tragica situazione, la mia mente abbia iniziato a fantasticare sulla coppia di miei amici.

Mi passo una mano sul viso, cercando di cancellare la stanchezza che padroneggia il mio volto, con scarsi risultati. Gli occhi si fanno pesanti, le forze sembrano abbandonarmi ma è un dettaglio che tento di nascondere a tutti i costi. Ho promesso a Drew che lo avrei aspettato e non mi rimangerò la parola.

Per fortuna, però, l'attesa finisce quando i suoi passi lenti e pesanti si fanno sempre più vicini a me.

I suoi occhi mi squadrano da capo a piedi, increduli di trovarmi davvero ancora lì, mentre io mi sollevo ansiosa di avere notizie di Zoe.

«Clare». Il mio nome esce dalle sue labbra in un soffio come se potesse constatare la mia presenza soltanto pronunciandolo.

«Ehi», rispondo assottigliando le labbra in un sorriso confortevole.

«Sei ancora qui», afferma tirando su col naso.

Io scrollo le spalle in un gesto semplice. «Certo. Te l'ho promesso».

Lui cala il volto e, di conseguenza, anche lo sguardo mordicchiandosi l'interno guancia.

È stravolto, così faccio un passo in avanti verso di lui richiamando la sua attenzione.

«Come sta Zoe?», mi azzardo a chiedere, ma la curiosità è troppa per poterla trattenere ancora a lungo. 

«È stabile al momento, la febbre è scesa e adesso sta dormendo», mi risponde ed in cuor mio si fa largo un piccolo sospiro di sollievo. Ma l'espressione cupa del suo viso non accenna ad andare via, per cui la sensazione di una boccata d'aria fresca, dura solo pochi secondi.

«Drew, sono sicura che tutto si risolverà», affermo tentando di convincere anche me stessa. Ma nei suoi occhi qualcosa vacilla.

È la speranza.

«Non so più cosa fare, Clare», esala in un soffio di voce spezzata prima di abbandonarsi su una delle poltrone rosse dell'ospedale.

Sentirlo così disperato, fa rinsavire in me una forza innata. Sebbene tutto sia incerto, sento la necessità di fargli credere il contrario, per questo mi siedo al suo fianco accarezzandogli la spalla mentre lui ha il viso rinchiuso fra le sue mani.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Jan 13 ⏰

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