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Quanto è buffa la realtà.

A volte, le cose belle che la vita ci regala ci sembrano scontate, superflue. Ma quando qualcosa va storto, non riusciamo a non pensare a quanto sia ingiusto. Ma cos'è la vera ingiustizia?

Ce ne sono troppe al mondo per poterle elencare, ma quella che più mi preme sottolineare è perché una bambina deve sopportare tanta sofferenza?

Zoe è solo una bambina. Una bambina che ha già sofferto e perso tanto, eppure il destino non ha finito con lei. Questa dannata malattia le sta rubando il periodo più bello della sua infanzia e non è giusto.

Vorrei prendere a calci il mondo, ma la verità è che non mi resta altro che sperare perché, sebbene l'impotenza che scorre nelle mie vene mi logora dentro, in questi casi non hai altro da fare se non aggrapparti a quell'unica speranza positiva.

Io so cosa significa il dolore della perdita di una persona così importante nella tua vita e, proprio perché lo so, non ho esitato nemmeno un secondo a seguire Drew da sua figlia.

Sebbene tra noi le cose non siano chiare, non riesco a lasciarlo affrontare tutto questo da solo. E, soprattutto, non voglio lasciare Zoe.

Lei non ha colpe di tutto ciò che è accaduto fra di noi, sei anni fa e non merita il mio abbandono.

Io voglio essere lì per lei, stringerle la mano e sussurrarle che andrà tutto bene.

Anche se non ne sono per niente sicura.

Questo mi terrorizza ancora di più. Le certezze sono state l'unica cosa alla quale mi sono aggrappata in questi anni e adesso, non averne, mi manda in panico. Le darei il cuore se fosse necessario, perché possa vivere lei la vita che io ho sempre desiderato. Una vita piena d'amore, piena di vita. E non incastrata per sempre nella malattia e nel passato.

Il silenzio regna sovrano sull'aereo che Drew non ha esitato a prenotare immediatamente dopo aver avvisato mio padre. L'angoscia mi ha mangiato il cuore nei minuti infiniti in cui Drew non ha proferito parola, ma posso constatare la sua paura dalla Gabra che vibra incessantemente e lo sguardo fisso nel nulla fuori dal finestrino.

I suoi sospiri nervosi non mi fanno emettere fiato per paura di poter sbagliare. Avrei tante domande da fargli su ciò che Liam gli ha annunciato per telefono, ma mi costringo a tenerle per me.

«Merda», sospira rabbiosamente fra i denti.

È tutto ciò che riesce a dire da due ore.

Benché resto in silenzio, stavolta non posso non spostare gli occhi su di lui e notare la sua mano chiusa in un pugno stretto sulla sua gamba che ancora trema.

Istintivamente, ci poggio sopra la mia attirando la sua attenzione. Scatta il volto verso di me, incredulo - un po' come se si fosse dimenticato della mia presenza - e lascia ricadere gli occhi sulla mia mano che ha iniziato dolcemente ad accarezzare la sua.

«Ti ricordi quando Coleman mi ha picchiata e... ed io ero talmente sotto shock che ho iniziato a conficcarmi le unghie nei palmi delle mani?».

Drew aggrotta le sopracciglia a quel mio accenno, ma non si infuria. Anzi, risponde annuendo.

Io mi lascio scappare un sorriso malinconico e triste al ricordo, ma proseguo ugualmente accarezzando le sue nocche bianche.

«Avevo paura, mi sentivo inerme, arrabbiata e sporca. Ma tu mi hai preso le mani fra le tue...», racconto infilando di presunzione le mie dita fra le sue che sotto il mio tocco si sono ammorbidite, proprio come aveva fatto lui mesi fa. «... e mi hai detto di stringere le tue mani piuttosto che infliggermi altro dolore da sola. Adesso sono io a chiederti di farlo».

Hearts EnemiesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora