XVII - My Light

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IMPORTANTE: Prendetevi un secondo per leggervi l'Angolo Autrice!

CECILY

Alle sei del mattino ero già sveglia. Quella notte avevo avuto di nuovo gli incubi, più imponenti che mai. Sangue, denti, occhi rossi, mani... mani... le sue mani. Per scacciare quei pensieri decisi di fare una corsetta mattutina; misi un paio di pantaloni sportivi e una felpa autunnale, poi uscii cercando di non svegliare Bella.
La città doveva ancora svegliarsi ed era ancora piuttosto scuro fuori, più simile ad una giornata invernale che al 31 ottobre. Nonostante tutto, non riuscivo a togliermi i pensieri dalla testa. Continuavo a rivedere la morte di mio fratello, il suo corpo inerme posato a terra coperto di sangue e di lacrime, le mie. Poi tutti i miei compagni e poi... lui e i suoi occhi, che mi fissavano come se fossi una preda da sbranare. Improvvisamente, quegli occhi si trasformavano in due smeraldi vivi, che mi trascinavano via da quell'incubo senza fine. Le braccia di Simon mi avvolgevano e mi proteggevano, dandomi un rifugio e una nuova vita. Infine, due occhi blu come il mare d'estate scacciavano via qualsiasi cosa, imponendosi decisi su tutto il resto. Continuavo a ripetermi di non potermi lasciar condizionare dalle parole di Sophie, ma la verità era che non ce la facevo. Isaiah le aveva salvato la vita, come aveva fatto Simon con me anni prima, ed era diventato la sua ancora, come Simon era la mia. Che diritto avevo di portarglielo via? Ma dovevo. Era la mia vendetta, la mia unica occasione. Se avessi fallito, saremo tutti morti prima della mezzanotte. Cos'era una vita, dopotutto, in confronto a quella dei miei compagni? In confronto alla promessa che avevo fatto a me stessa tre anni prima? Avevo detto a Simon che avrei agito da Alpha, e così doveva essere.
Senza rendermene conto mi trovai vicino alla foresta dove si trovava la tomba di Xander: il destino mi aveva portato lì.
Rallentai e mi addentrai col fiato pesante, raggiungendo la radura dove stava il roseto.
Quindici lapidi piantate nel terreno erano l'unica decorazione. Ci volle un colpo di forza di volontà per scavalcarle e raggiungere quella di mio fratello.
- Santos, Elijah, Terrance, Henry... - lessi a bassa voce i loro nomi, trattenendo le lacrime, finché non trovai quella che cercavo.
Il sorriso di Xander mi salutava dalla fotografia incastonata, mentre i capelli bianchi gli coprivano in parte gli occhi neri. Mi avvicinai e mi chinai davanti, sedendomi sul terreno.
- Fratello - sussurrai - finalmente è arrivato il giorno. Ti rendi conto? Sono già passati tre anni e mi manchi ogni giorno di più. In realtà, mi mancate tutti. Ti ricordi che Elijah mi aveva promesso di portarmi a fare un giro in moto? O Santos, che non la smetteva di ballare latinoamericano perché sosteneva che un vero cubano deve sempre portare con onore le tradizioni - ridacchiai nostalgica - mi mancano anche le filastrocche di Kara e le gli scherzi di quell'idiota di James... Mi mancano le vostre risate, le battute di caccia insieme e le notti passate davanti al fuoco - una lacrima cadde silenziosamente - Ti voglio bene Xander e mi manchi, cazzo, rivoglio il mio fratellone! -
Presi a singhiozzare in silenzio, senza staccare mai lo sguardo dal volto di mio fratello.
- Stasera potrebbe cambiare tutto. Lui attaccherà, ne sono certa, ed è l'unica occasione per affrontarlo e prepararmi all'eclissi. Avevi ragione sai? Per sconfiggere un nemico bisogna pensare esattamente come lui, ed è questo che abbiamo fatto io e Simon. Lui non sa che sono un Alpha, crede di trovarmi impreparata e debole, ma si sbaglia. Quando ucciderò Isaiah saremo allo stesso livello: diventerò come lui - mi asciugai gli occhi e mi alzai - lo faccio per te, per il branco, per i miei amici e per me stessa. Non fallirò -
Feci un passo indietro e mi girai, ma prima rivolsi l'ultimo saluto anche a Kara - Ches è cresciuto, ora è un uomo. Lo proteggerò, come ti ho promesso e come ho sempre fatto -
Poi me ne tornai a casa.

Erano le sette quando entrai e trovai Simon steso sul divano. Stava sonnecchiando, tenendo le mani sotto il volto e le lunge gambe raggomitolate. Sorrisi a quella vista e mi sedetti sul bordo vicino per non svegliarlo. Non riuscii a trattenermi dal passare una mano in mezzo ai morbidi ciuffi biondi, come faceva spesso lui con me.
- Ti stavo aspettando - sussurrò aprendo gli occhi - scusa, mi sono addormentato -
Ritrassi subito la mano e feci per alzarmi, ma lui mi trattenne e mi fece sedere attaccata a lui.
- Non scappare, ti prego. Potrebbe essere l'ultima volta che ti tengo così - sussurrò tra i miei capelli, stringendomi tra le sue braccia.
Volente o nolente mi abbandonai contro il suo petto e mi lasciai cullare da quell'abbraccio, perché poteva essere l'ultimo.
- Non mi sono mai pentito di averti salvato la vita. È stata l'unica cosa giusta che ho fatto in vita mia -
Il mio cuore mancò un battito. Mi girai verso di lui e affondai in quegli occhi verdi che significavano tutto.
- Mi pento ogni giorno di non aver morso Isaiah; probabilmente se l'avessi fatto non solo gli avrei risparmiato anni di violenze e abusi, ma anche avrei impedito che tu to trovassi a dover uccidere un uomo -
- Perché non l'hai fatto? -
Indugiò e nascose la testa nell'incavo del mio collo. Lo sentii rilassarsi e poi rispose - avevo paura, piccola. Il primo ragazzo che ho morso è morto perché non aveva retto il cambiamento. Non volevo uccidere anche il mio migliore amico -
Sapevo che Simon mi nascondeva qualcosa, ma non pensavo un peso così grande: una vita. Non servivano parole, non avrebbero risolto niente. Lo abbracciai forte e affondai la testa contro il suo petto, inspirando il suo odore.
- Non sopportavo di nasconderti questo, ma non potevo mostrarti il mostro che sono -
- Tu non sei un mostro, Simon. Tu sei un Alpha, un guerriero, un amico e un eroe. Tu sei la mia luce, lo sei sempre stato -
Simon si tirò su e rimase a fissarmi, comese stesse pensando a qualcosa che avrebbe costato la sua vita.
Poi accadde tutto velocemente.
Mi baciò.
Mi trovai le sue labbra contro le mie, calde, gentili ma esigenti. Mi succhiò il labbro e mi mordicchiò, facendomi gemere. Mi trovai a ricambiare quel bacio, perché era tutto ciò che Simon rappresentava per me: una amico, un rifugio, una famiglia. Socchiusi la bocca e presto le nostre lingue si incontrarono in una danza delicata ma decisa allo stesso tempo. Con una mano mi prese la nuca per approfondire il bacio, mentre con l'altra mi accarezzava il fianco con movimenti circolari che mi fecero avvampare. Con le braccia forti diede una spinta e mi caricò in braccio a lui,  premendomi contro il suo petto. Appoggiai le mani sulle sue spalle per tenermi in equilibrio e sentii i muscoli guizzare sotto il mio tocco.
Con un ultimo tocco leggero, Simon so staccò di pochi centimetri e appoggiò la fronte contro la mia. Avevamo entrambi il fiato corto ed eravamo bollenti.
Con una mano mi spostò una ciocca che era caduta dalla coda e me la mise dietro l'orecchio sfiorandomi il viso.
- Adoro i tuoi capelli. Vorrei poterti vedere di nuovo con il tuo vero colore -
Quella sera avrei esaudito la sua richiesta, ma quello doveva rimanere una sorpresa.
- Un giorno, magari - sorrisi di rimando.
- Comunque non ero venuto per questo, almeno, non solo - disse schioccandomi un altro bacio leggero sulle labbra - ma anche perché ho una sorpresa. Stasera andremo al ballo di Halloween, almeno un'ora. L'eclissi sarà alle 23, quindi alle nove possiamo farci un salto. Ti va? -
Rimasi un attimo spiazzata da quella richiesta ma annuii ugualmente.
- Bene, allora posso chiedertelo ufficialmente: vuoi accompagnarmi al ballo, Cecily? - disse con un sorriso magnetico.
- Certo - dissi baciandolo.
- A tal proposito - disse dandomi una busta rossa. Lo guardai interrogativa, ma lui si limitò a farmi un cenno col mento indicandomi di aprirla. Scartai l'incanto e trovai all'interno un magnifico abito bianco senza spalline, attillato e lungo fino ai piedi, con uno spacco laterale generoso.
- Oddio, non posso accettarlo! -
- Si invece, è un regalo e non si discute. Poi potrai cambiarti e metterti la tenuta da combattimento, ma ti chiedo di mettere questo e rendermi l'uomo più felice sulla faccia della terra -
Con le lacrime agli occhi lo abbracciai forte e lo baciai, cogliendolo di sorpresa ma si rifece subito.
- Ehm ehm - ci girammo di scatto e trovammo Bella in pigiama sulle scale che ci guardava come una mamma guardava i suoi figli. Ma gli Alpha non eravamo noi?
- Ragazzi, un po' di contegno! Ho capito che abbiamo il permesso di marinare la scuola oggi, ma se avessi saputo che sarebbe andata a finire così avrei chiamato Richard e me la sarei filata! - ridacchiò incrociando le braccia. Imbarazzati ci staccammo e ci alzammo.
- Tranquilla Bella, ti avevo promessoche ci saremmo allenate insieme, quindi preparati che arrivo - le dissi facendole l'occhiolino. Lei mi lanciò un'occhiata della serie "dopo dobbiamo parlare" prima di girare i tacchi e prepararsi.
- Noi ci vediamo stasera invece. Passo a prenderti alle 9 -
- Certo -
Mi diede un ultimo bacio prima di andarsene, lasciandomi con un sorriso ebete e una mano sulle labbra.

The Alpha's WarLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora