Volevo ringraziarvi tutte, una ad una, per questa meravigliosa avventura.
School Trip è e sarà sempre una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Sono partita di nuovo da zero e sono riuscita ad ottenere dei risultati meravigliosi.
Questa era decisamente una di quelle storie che io chiamo "storie senza pretese", l'ho scritta per gioco, in realtà non volevo neanche pubblicarla. Poi però ci ho ripensato e a dirla tutta, non me ne sono neanche pentita.
Volevo ringraziare davvero School Trip, perché mi ha dato tanto. Ho conosciuto persone fantastiche, come whatsagennaro e riso tanto con le mie migliori amiche leggendo i vostri commenti.
I primi tempi ero più entusiasta, lo ammetto, ma questa storia non mi ha mai stancata.
Volevo solo ringraziarvi, ma in realtà l'ho fatta più lunga di quanto dovevo.
Questo capitolo è dedicato a te, proprio a te che stai leggendo. Grazie a te questa storia è ciò che è. Grazie ad ogni volta che l'hai letta, che hai pigiato la stellina in basso o che l'hai commentata.
Grazie a te, che l'hai vista iniziare e l'hai vista concludersi.
«Il fatto che io sia dimagrita è normale, quattro anni lì dentro danno i loro frutti.» affermò tranquilla la bionda, non cedendo alle accuse dell'amica. «E comunque, non è detto che io abbia qualche problema alimentare, sono solo magra.»
«Ed io sono un medico competente: da quanto non mangi?» ribatté Meg, insistendo.
«Tre giorni, contenta?» affermò esasperata Sara, alzando gli occhi al cielo e dando il contentino all'amica. «Non cominciare con i tuoi discorsi psicologici su quanto sia sbagliato e bla, bla, bla. So cos'è giusto per il mio corpo, non ho fame: non vedo la necessità di mangiare inutilmente.»
«Si ma-» la bionda interruppe subito l'amica.
«Non voglio sentire discussioni, non voglio essere internata in una clinica. Non ho problemi d'alimentazione, so bene.» chiarì di nuovo Sara, mentre Meg sospirava, rassegnata. «Ora se vuoi scusarmi, ho da fare.»
«Genn ha detto che sarebbe passato qua, ce l'ha un po' con te.» sussurrò Meg, scrollandosi di dosso le mani della bionda ed uscendo dalla stanza. «Anche Alex è preoccupato per te, per quanto mi duole ammetterlo, ci tiene a te. Non rovinare tutto.»
Quando Meg uscì definitivamente dalla scuola di danza, Sara si sentì uno schifo, come le accadeva di solito.
Scivolò sulla porta, dopo essersela chiusa alle spalle, e cominciò a piangere.
Quando andava in giro a raccontare quanto fantastico fosse stato il suo soggiorno alla Julliard, si sentiva una scema.
Era stato un inferno, e lei continuava a non dire nulla, a dire che era stata la più grande opportunità della sua vita, che non si lavorava poi più di tanto.
S'osservò i piedi, martoriati.
Li guardò bene e ricominciò a piangere come una bambina, a sentirsi il cuore compresso in una morsa.
Pensava ad Alex, a suo zio, a Marten e Cammei, ad Asya, a Genn e a tutti quelli che avevano fatto parte della sua vita con una nostalgia che non aveva mai provato prima.
S'alzò senza il minimo sforzo e si diresse verso la sua borsa, per poi prendere freneticamente delle pastiglie ed una bottiglietta di vodka dal mobiletto affianco alla brandina dove dormiva quando si faceva troppo tardi in palestra.
Sempre con frenesia, prese la sua agenda e scribacchiò per una buona mezz'ora.
Poi ingerì tutto, e finalmente si sentì in pace con tutto il resto.
***
Quando Genn varcò la soglia della scuola di danza, erano le due di notte.
Meg gli aveva accennato alla piccola discussione avuta con Sara, perciò aveva aspettato un po' prima di andarle a parlare.
D'altronde, la conosceva bene, e sapeva che aspettare un po' avrebbe solo giovato alla sua salute mentale.
Si preoccupò e non poco a non sentire neanche una nota provenire dall'interno della struttura, ma poi si rilassò, quando vide le luci accese e il corpo ormai esile dell'amica sdraiato sulla brandina.
Entrò nella stanza piano, per paura di svegliarla e nel frattempo si guardò intorno, curioso.
Finché non vide una cosa che gli fece gelare il sangue.
Una bottiglia di vodka ed una confezione vuota di pastiglie erano abbandonate affianco ad un paio di fogli dove la calligrafia disordinata di Sara, regnava sovrana.
Un urlo strozzato uscì dalla gola di Genn, che andò subito a scuotere le spalle della ragazza, cercando di svegliarla.
Senza nessun risultato.
Prese con mani tremanti la lettera e cominciò a leggere le sue ultime parole, con le lacrime agli occhi.
Cari ragazzi,
Se Genn è sul serio passato per parlare con me, ha sicuramente trovato questa lettera, a fianco di una me probabilmente morta.
So che può risultare un po' inquietante, ma sì mi sono suicidata.
Mi viene da scusarmi, da rivolgervi tremila scuse, ma non ce la facevo più, sul serio.
L'ho fatto perché sono diventata un fantasma, il fantasma di quella che una volta era Wen.
Ho smesso di vivere circa tre anni fa, appena un anno dopo aver messo piede alla Julliard.
Sarà perché ero sola, o perché mi ero davvero resa conto di aver fatto una stronzata, ma da lì ho smesso di vivere.
Ballavo, mangiavo quando avevo tempo e ballavo di nuovo. Non sapevo neanche cosa significasse dormire.
E mi ero stancata, sul serio. Ma lo dovevo fare, perché la mia insegnate mi aveva dato tanto, e dovevo farlo perché glielo dovevo.
Genn, se stai leggendo, ti voglio bene.
Ti ho detestato, lo ammetto, ma sei stato una delle persone che più importanti.
Fumi ancora sigarette di merda, diciamocelo, ma non tutti possono essere perfetti.
Marten, se stai leggendo, ti prego, non buttarti giù.
Sei sempre stata la mia migliore amica, e ti devo ringraziare per esserci stata quando nessun'altro c'era.
Cams, lo so che ti starai incazzando come pochi, perché sono troppo impulsiva e faccio stronzate. Ma per una volta capiscimi. Sei stata praticamente una seconda mamma, sempre lì a sgridarmi per le stronzate che ho fatto, e non te ne sarò mai grata abbastanza.
Eisia, non lamentarti, e leggi qua.
Ti voglio bene Billie Joe, nonostante non siamo mai state appiccicate come colla, sei stata una di quelle che sapevo ci sarebbero state nonostante tutto e ti ringrazio.
Meg, ti prego. Rendi felice Alex, ti chiedo solo questo.
E per ultimo, ma non per importanza: Alex.
Mi dispiace di essere stata un fottuto disastro. So che non ti ho mai reso felice, che la mia presenza ha sempre e solo portato scompiglio.
Ma credimi se ti dico che ti amo come non ho mai amato nessuno. Sei stato come un fulmine a ciel sereno, e continuo a pentirmi di non averti dato possibilità.
Mi dispiace anche per il pugno in faccia, ma non credo che adesso ti importi.
Forse ci incontreremo ancora.
Un abbraccio,
Wen.
Si rese conto di star piangendo solo quando una delle sue lacrime cadde sul foglio, sciogliendo un po' d'inchiostro.
Guardò il corpo esanime di quella ch'era stata la sua migliore amica, e si asciugò le lacrime. Cominciò a ripetersi di non crollare, perché avrebbe dovuto consolare lui gli altri.
«Forse ci incontreremo ancora.» sussurrò, prima di chiamare dei soccorsi.
Un sorriso amaro sulle labbra ed una sfilza di ricordi per la mente.
È finita.
Vi voglio bene.
Un abbraccio a tutte, Wen.
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School Trip. || Urban Strangers
Fanfiction«Somma Vesuviana?! Che cazzo è Somma Vesuviana?!» story written by baernardeschi. 10/01/2016; #27 in Fanfiction.
