21; Meg.

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Tutto il capitolo racconta gli eventi accaduti dalla prospettiva di Meg.
(Non so più che foto mettere, quindi eccovi un Alex random ahah)

Quella sera Lorenzo, il suo fidanzato le aveva chiesto di uscire.
Nulla di strano, se non che stavano insieme da un anno e ormai la fase "appuntamenti" era scemata da un bel pezzo.
Ma non aveva detto nulla e si era dimostrata entusiasta, giusto per non far vedere al suo ragazzo quant'era perplessa riguardo a quella sua bizzarra richiesta.
Lo stava aspettando da ormai mezz'ora sotto il suo piccolo appartamento in periferia, quando lo vide sbucare dall'angolo della strada.

«Ciao!» esclamò, accettando di buon grado il casco che il ragazzo le porgeva. «Allora, dove mi porti?»

«Ehi tesoro.» affermò il ragazzo, mentre la ragazza tratteneva una smorfia disgustata: non le erano mai piaciuti quei nomignoli affettuosi da fidanzatini. «Andiamo un po' in centro. Sei sempre qui a studiare, non hai ancora fatto amicizia con qualche ragazza che frequenta con te. Ogni tanto ti fa bene.»

«Già, hai ragione.» si mise in sella alla moto, sempre più perplessa dall'atteggiamento del suo ragazzo.
Il viaggio durò più del solito e pensò che di solito i viaggi con Lorenzo, le rare volte in cui la convinceva ad uscire dal suo appartamento, duravano molto meno.
Parcheggiò la moto in un vicolo cieco, nei pressi del centro, come le aveva detto. Ma anche quel comportamento le parve strano, visto che non s'era mai fidato a lasciare la sua amata motocicletta in posti del genere.
Tutti i campanelli d'allarme stavano suonando, ma lei gli stava comunque dando tutta la sua fiducia.
Scendendo dalla moto però, la prese a sacco di patate e la trascinò nel fondo del vicolo.

«Adesso tu, non dici nulla, e mi lasci fare tutto ciò che voglio.» affermò Lorenzo con la voce pregna di cattiveria.
Subito cercò di urlare, ma la mano del ragazzo sulla sua bocca, soffocò il suo tentativo di urlare.
Mentre lui cercava di alzarle il vestito, cercò in fretta una soluzione. Di certo, non avrebbe potuto ribellarsi, a confronto era uno scricciolo, perciò non c'avrebbe neanche provato.
D'istinto, mentre sentiva il suo vestito salire sempre di più, morse violentemente il palmo della mano del suo ormai ex ragazzo, scivolando fuori dalla sua morsa.
Mentre il moro imprecava e la malediceva, corse a perdifiato, cercando di seminarlo, per quanto poteva.
Non fece in tempo a sospirare di sollievo che sentì la sua voce chiamarla e dovette cominciare di nuovo a correre.
Vide la sua ancora di salvezza in Himmelstrasse, la strada che prendeva di solito per andare in Università.
Sentì chiaramente dei ragazzi litigare e quasi le si riempirono gli occhi di lacrime a sentire quelle voci: poteva chiedere aiuto a qualcuno.

«Aiutatemi, mi sta inseguendo da chilometri, non so più dove andare!» esclamò disperata, correndo incontro ai due, che si girarono immediatamente verso la sua direzione quando udirono i passi.
Una ragazza dai lunghi capelli rossi e un ragazzo biondo dall'aria familiare la fissavano incuriositi.

«Wen!» d'un tratto un ragazzo moro uscì dalla fine del vicolo, e in lui riconobbe subito Alex, un vechio compagno di classe.

«Alex?» chiese confusa, osservandolo per bene. Adesso riusciva a spiegarsi perché il biondo aveva quell'aria familiare, era il tipo che suonava col suo amico quando ancora viveva a Somma.

«Meg?» chiese a sua volta il ragazzo, sorpreso di vederla in quella situazione.
Si ricordò anche, che nell'ultimo periodo del quinto anno erano stati compagni di banco e che lui aveva assistito ai suoi esami di maturità.

«Genn!» esclamò il biondo, beccandosi uno sguardo di fuoco da parte della rossa ed uno piuttosto perplesso da lei ed Alex.

«Perfavore Alex! Non ho un posto dove andare e c'è il mio ex che mi segue!» ansimò, cercando ancora di recuperare il fiato perso durante la corsa. Sentiva le lacrime salirle agli occhi, e il panico prendere il sopravvento.

«Portiamola a casa mia.» concesse la ragazza dai capelli rossi, sorridendole brevemente. «Si trova al vicolo dopo di questo.»

«Andiamo.» affermò Alex, passandole un braccio attorno alle spalle con fare fraterno, beccandosi un'occhiata infastidita dalla rossa.

***

L'aveva ospitata a casa sua, quella che poi aveva compreso chiamarsi Sara Gwendolyn, ed adesso pretendeva delle spiegazioni.
L'aveva fatta sedere su una poltrona, le aveva dato dei vestiti comodi e una coperta, per poi ritirarsi in cucina a prepararle del the, seguita da un Alex piuttosto stranito.
Li aveva sentiti gridarsi contro, mentre chiacchierava con Genn e cercava di spiegare ciò che le era accaduto senza scoppiare a piangere.
Quando stava per arrivare al punto, la porta si aprì ed un mare di gente entrò nell'ingresso dell'appartamento.

«Gwendolyn, siamo tornate e ci devi qualche spiegazione!» esclamò una ragazza dalla carnagione olivastra, con dei grandi occhi marroni, dei capelli ricci dello stesso colore ed una cicatrice sulla fronte.
La guardò sorridente e quando si accorse di Genn lo salutò con un cenno della mano.
Poi, una ragazza dai capelli scurissimi, occhi dal taglio a mandorla e carnagione pallidissima, impallidì ancor di più quando vide Genn.
Li scrutava attentamente, mentre un ragazzo poco più alto di lei, le poggiò una mano sulla spalla.

«Marten.» sussurrò il biondo, guardando la ragazza come se avesse appena visto l'apparizione della Madonna.

«Ciao Genn.» disse lei in risposta, guardando eloquentemente, per poi rivolgerle uno sguardo e un sorrisino falso. «È la tua ragazza?»

«No, l'abbiamo appena incontrata.» scosse la testa Genn. «È il tuo ragazzo?» chiese di getto, lanciando uno sguardo eloquente al ragazzo dietro la riccia, che li guardava stranito.

«No, è un vecchio amico.» rispose quella, squadrandola sempre più con aria confusa.

«Lo sai che dobbiamo parlare, vero?» chiese di nuovo Genn, alzandosi da terra e lanciando uno sguardo alla ragazza seduta sulla poltrona.

«Allora Meg, come ti-» l'arrivo di Sara in salotto venne interrotto dalla sorpresa nel vedere la ragazza riccia appena arrivata. «CAMS?»

«SI?» rispose la ragazza riccia dalla pelle olivastra, affacciandosi con la testa da una porta.

«POSSO BESTEMMIARE?» quella richiesta da parte della rossa la destabilizzò, ma poi decise di non farci più di tanto caso, erano tutti un po' strani lì dentro.

«Credo che qui si debbano dare giusto due o tre spiegazioni.» affermò con voce roca Meg, schiarendosi subito dopo la voce ed arrossendo imbarazzata quando sentì lo sguardo di tutti i presenti puntato addosso.

My space.
Ehilà! Buon anno nuovo!
Com'è iniziato questo 2016? Spero bene.
Spero che ieri sera vi siate divertite e volevo ringraziarvi per sopportarmi e supportarmi dal lontano sette di novembre(?), non ricordo bene la data, mi dispiace!
Comunque, spero che la presenza di Meg nella storia vi sia più chiara e meno confusa, visto che nello scorso capitolo ho ricevuto molti commenti perplessi riguardo la sua presenza.
Spero anche che questo capitolo non risulti noioso/ripetitivo: è un capitolo di passaggio, per mettere in chiaro le cose.
E niente, vi mando un bacio e un abbraccio.
Wen xx

School Trip. || Urban StrangersDove le storie prendono vita. Scoprilo ora