Quella mattina si svegliò con una canzone Natalizia che Sara aveva impostato come sveglia.
E odiava svegliarsi in quel modo.
Scese dal letto trascinandosi dietro la coperta e scoprì passando dinanzi alla bacheca che tenevano in salotto, di essere sola.
Decise di trascinarsi fino al divano e di accendere la tv, che al momento dava Made In Sud, ciò la fece pensare a Genn, vista la quantità elevata di Gennari presenti lì dentro.
Sbuffando, spense la televisione, e si trascinò in cucina, inciampando nella coperta.
Camilla sicuramente aveva fatto il caffè, ma quando lo versò nella tazza e bevve il primo sorso, fece una smorfia di disgusto: il caffè al caramello le faceva altamente schifo, perciò rinunciò.
Si trascinò di nuovo nella sua stanza, inciampando nelle scale che portavano alla stanza da letto, e s'infilò di nuovo nella sua stanza.
L'armadio era aperto e il disordine regnava sovrano. La scrivania pareva l'unica cosa non intaccata dal disordine, stranamente.
Scelse qualcosa da mettere e decise di uscire.
Non appena varcò la soglia della porta, le arrivò una chiamata che le fece pensare una bestemmia.
«Oh, che vuoi?» dall'altro capo del telefono, il suo migliore amico rise.
«Non sei cambiata di una virgola.»
«Non è giornata Mattì.» affermò scocciata, uscendo di casa (che si trovava a pochi passi dal centro)
«Allora non ti chiederò di girarti verso destra.»
Confusa, si girò e vide Mattia sorriderle.
Un ragazzo poco più alto di lei, con dei capelli molto corti e la barba da capretta (come le piaceva definirla). Vestito con una felpa completamente imbrattata di bomboletta spray e le Jordan, la guardava sorridente e con le braccia allargate.
Sorrise anche lei e fece una piccola corsetta per abbracciarlo.
Non lo vedeva da tanto e doveva ammettere, le era mancato. Nonostante fosse un deficiente, rompiscatole e si vestisse male (a tratti malissimo).
«Ma dirmi che eri qui sotto ti faceva schifo?» esclamò, staccandosi da quell'abbraccio che era durato fin troppo.
«Avrei rovinato l'effetto sorpresa.» il ragazzo fece spallucce, girandosi una sigaretta. «Ah! Amaro, giusto?» dallo zaino che portava sulle spalle tirò fuori una busta di carta marrone e gliela porse.
«Che ti serve?» lo guardò dubbiosa, aprendo con cautela la bustina.
«In realtà solo un posto per dormire, Mush ha prenotato una sola stanza.» il ragazzo sorrise angelicamente, battendo più volte gli occhi. «Quindi speravo in un tuo invito a dormire a casa tua.»
«Ti sei praticamente autoinvitato a stare da me.» affermò Marten, alzando le sopracciglia e stringendo le labbra. «Sappi che Sara ti ucciderà e che io non voglio sentirvi litigare.»
«Era un si quello?» guardando quegli occhi pieni di speranza non potè far altro che annuire, mentre il suo migliore amico festeggiava silenziosamente.
***
Quella non era giornata.
Genn l'aveva capito già da quando Giò li aveva buttati tutti fuori dal letto alle otto del mattino.
Alex s'era rifiutato d'alzarsi, perciò lui era uscito con la scusa di voler fumare una sigaretta.
Alla fine s'era ritrovato per le vie del centro di Milano a passeggiare e ad osservare le persone. Il centro era stranamente privo di vita, di solito in quel periodo dell'anno tutte le città s'animavano, tra decorazioni Natalizie e le ultime corse per i regali.
Ma quella mattina niente.
Osservava una coppia di ragazzi che camminavano a braccetto, ridendo e scherzando, poco più avanti a lui, e gli venne quasi da vomitare.
Odiava a morte le coppiette smielose e costantemente appiccicate.
Quando la ragazza riccia si mise di profilo per spingere il ragazzo, quasi perse un battito.
Un po' era cambiata Marten, e lui era convintissimo che fosse lei.
Cominciò ad avvicinarsi ai due, quando la ragazza incrociò il suo sguardo e restarono una frazione di secondo a guardarsi.
Non fece in tempo a richiamarla, che un'orda di gente si riversò in strada e lui, confuso da tutto quel casino, si distrasse.
Individuò il ragazzo e lo seguì, quasi correndo.
Quando gli toccò la spalla, vide la sua faccia stranita e la ragazza accanto a lui che era totalmente diversa da Marten.
Chiese scusa flebilmente, e come ipnotizzato tornò indietro.
***
Quando vide che Genn s'era allontanato tornò indietro, dalla sua compagna di corso Viola e da Mattia.
«Ricordami che ti devo un favore Viò.» mormorò, ringraziando con lo sguardo la ragazza, che le sorrise di rimando.
Non appena aveva incrociato gli occhi di Genn, s'era spaventata a morte ed aveva ringraziato la gente che stava risalendo dalla metropolitana. Poi aveva visto Viola in un angolo del marciapiede e le aveva chiesto di passeggiare con Mattia come se niente fosse, mentre si nascondeva.
«Poi mi spieghi, eh?» le chiese Mattia, guardandola più che confuso.
La riccia annuì e salutò la sua compagna con un paio di baci sulle guance.
«Stasera ne parliamo: abbiamo una notte intera.»
***
Da quando aveva letto quella lettera, Alex si era chiuso in se stesso.
La sera prima non aveva mangiato e quella mattina aveva completamente ignorato Genn, che aveva inutilmente tentato di farlo alzare.
Aveva ignorato Giò, che gli aveva portato il caffè, e addirittura Davide, che voleva tirargli un po' su il morale.
Le parole di quella lettera gli rimbombavano in testa come la peggiore delle torture.
Dimentica tutto, fa finta che non ci siamo mai conosciuti.
Come poteva scrivere quelle parole con così tanta leggerezza?
Se ne stava al buio e ci pensava, Alex. Quando l'aveva conosciuta gli era sembrata una ragazza a posto, e durante le loro chiacchierate era stata estremamente sincera. Gliel'aveva letta negli occhi, la sincerità.
La Sara che aveva conosciuto anni prima era totalmente diversa da quella che aveva scritto la lettera, quella che aveva scritto la lettera era fredda, senza sentimenti.
All'interno della busta aveva trovato anche una Polaroid, che si erano scattati assieme a Genn, anni prima.
Ogni tanto accendeva la luce della stanza e la riguardava. Riguardava quella ragazza bionda, col sorriso a trentadue denti stampato sulla faccia. Il naso colorato d'impasto e la farina sui capelli.
Se lo ricordava, quel giorno, quando avevano fatto la torta alle mele e lei s'era offerta d'aiutarlo a mettere a posto.
Adesso stava di nuovo pensando e stava mentalmente dando ragione a Genn: dovevano ritrovarla.
Ehiiii
Diciamo che questo è stato una specie di regalo di Natale.
Penso che sia l'ultimo aggiornamento prima di Gennaio, perché vorrei prendermi queste due settimane di vacanza per correggere i capitoli e vedere un po' che piega far prendere alla storia.
Ho risposto alle vostre domande e vorrei che me ne facciate delle altre, non preoccupatevi se pensate di fare troppe domande: sono contentissima se me ne fate tante.
Volevo anche ringraziarvi, augurarvi buon Natale e mandarvi un bacio enorme.
Wen xx
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School Trip. || Urban Strangers
Fanfiction«Somma Vesuviana?! Che cazzo è Somma Vesuviana?!» story written by baernardeschi. 10/01/2016; #27 in Fanfiction.
