12; "Sai cosa?„

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L'alba, in una spiaggia a caso, il giorno in cui Genn impazzì e portò Marten al mare.
Foto di Marten.

«Domani andate via.» l'affermazione che fece Genn quella notte, l'aveva fatta riflettere.
Era la terza notte consecutiva che si davano appuntamento su quella panca all'ingresso. Più che appuntamento, il fatto che Genn l'aspettava ogni notte seduto sulla panca a suonare, era diventata una certezza.
Lei era certa, che l'avrebbe trovato lì.

«Già.» il tono di Marten era quasi triste.
Erano le due di notte, avrebbero visto l'alba assieme, come tutte le mattine.
Poi lei sarebbe tornata a letto, e avrebbe svegliato Camilla.

«Non voglio che ve ne andiate.» quello stare insieme tutte le sante notti era diventato pressappoco un confessionale.
Marten gli aveva anche raccontato di Matteo, e della sua decisione di lasciarlo. Era scoppiata in lacrime, e il biondo gliele aveva asciugate una ad una, poi, come se nulla fosse, era tornato a suonare le note di Photograph di Ed Sheeran.
Anche Genn si era aperto con lei: le aveva confessato di tutto. Le aveva fatto leggere le canzoni che aveva scritto, le aveva raccontato di come lui ed Alex passavano interi pomeriggi a suonare e a fantasticare su di una vita fatta di concerti e tour in giro per il mondo.

«Sai cosa?» chiese Marten. Genn alzò gli occhi al soffitto, l'espressione tra lo scocciato e il divertito. Un'altra cosa che era successa durante quelle notti, erano i continui "sai cosa?" della ragazza. Ogni volta gli svelava qualcosa che aveva cominciato ad ammirare nel suo carattere, dopodiché se ne tornava a letto. «Neanche io voglio andarmene.»

«Il momento del 'sai cosa?' è stato anticipato di un bel po', non trovi?» le chiese il ragazzo, raddrizzando la schiena e prendendo una sigaretta da un pacchetto lasciato sul mobiletto d'ingresso. L'accese, e vide con la coda dell'occhio che Marten, stava seguendo attentamente i suoi movimenti.

«Ho pensato di dirteli tutti.» sussurrò la ragazza, ancora persa nei movimenti di lui. Fronte aggrottata, labbra arricciate. La sua tipica espressione di quando stava pensando intensamente a qualcosa. «Altrimenti non avresti l'occasione di sapere ciò che penso davvero di te.»

«Ti sei ricreduta, vero nanerottola?» la prese in giro con quel nomignolo che, dopo una trentina di volte che l'aveva pronunicat

«Smettila! Per la cronaca, c'è gente più bassa di me! Perciò non prendermi in giro. Grazie.» sbadigliò, dopo quella frase. Dopo tre notti, il sonno cominciava a farsi sentire. Genn rimase ad osservarla e a fumare una sigaretta, poi ricordò di quando aveva parlato con Sara, e la ragazza le aveva confessato l'amore sconfinato che aveva Martina per il mare.

«Dai piccoletta, alzati.» disse il biondo, imbracciando la chitarra su una spalla e tendendo la mano alla riccia, che l'osservava confusa.

«Dove andiamo?» chiese la ragazza, alzandosi e stringendosi nella felpa dei Green Day che aveva rubato a Sara durante quei giorni. Seguì il ragazzo, che nel frattempo era uscito fuori con un mazzo di chiavi in mano, diretto al garage che si trovava di fianco all'ingresso.

«È una sorpresa, credo che facciamo in tempo...altrimenti ti becchi un richiamo o ci inventiamo qualche cazzata.» affermò pensieroso, mentre apriva la sua macchina e s'infilava al posto del guidatore. La lasciò davanti all'ingresso, ancora confusa, mentre dal garage usciva fuori una Panda vecchio modello, di un colore verde acqua sbiadito in alcuni punti.

«E devo salire su questa cosa?!» chiese sbalordita. Un piccolo dettaglio dell'auto era che stava letteralmente cadendo a pezzi. Genn sorrise quasi angelicamente e picchiettò la mano sul sedile del passeggero un paio di volte. «Ma ce l'hai almeno la patente?!»

«Umh, è da qualche parte qui dentro.» disse, mentre si guardava in giro alla ricerca dell'oggetto tanto agognato. «A mia discolpa posso dirti che guida sempre Alex.»

«Okay, okay! Ma ti avverto: mi sto fidando solo perché sono curiosa, nulla di più.» affermò, salendo in macchina.
Sentì Genn armeggiare con il sedile, e quando si sentì trascinare giù, capì che l'aveva allungato.
Controllò l'orario, erano quasi le tre, ed era buio pesto.
Durante il viaggio alternò momenti di sonno, a chiacchierate con Genn, a trovare CD nella macchina del sopracitato, a messaggiare con Sara (perché era sveglia a quell'ora?!), e a cercare di indovinare dove sarebbero andati.

«Siamo quasi arrivati, scricciolo, dietro al sedile dove sei te, c'è una bandana nera, prendila e bendati.» a quelle parole, Marten si sollevò di scatto dal sedile e lo guardò con lo sguardo di chi non si fida per niente, insomma: col solito sguardo con cui guardava Sara quando aveva un'idea delle sue. «E lasciati andare una volta tanto! Sei troppo perfettina.»

«Ti giuro che se mi stupri e poi mi uccidi, il mio fantasma ti darà il tormento finché campi! Ci siamo intesi, Gennaro Raia?» lo minacciò, mentre il ragazzo rideva.
E Marten pensò che doveva ridere di cuore più spesso, perché Gennaro Raia che ride è qualcosa di meraviglioso.
Prese a fatica il pezzo di stoffa nero e si bendò.
Sentì il ragazzo canticchiare, chiederle quale CD teneva tra le mani, e farle decine di test per vedere se avesse perso effettivamente il senso della vista o se doveva bendarla lui.
Quando finalmente frenò e scese dalla macchina, Marten tirò un sospiro di sollievo: ci avevano messo un'eternità per arrivare lì, ed ora non vedeva davvero l'ora di vedere dove l'aveva portata.

«Allora, dammi la mano.» affermò il ragazzo, aprendole la portiera ed afferrandole una mano. Marten rabbrividì al contatto con le mani bollenti di Genn, visto che lei ce le aveva sempre e costantemente fredde. «Adesso che sei in piedi, alza un piede alla volta e fatti togliere le scarpe.»

«Che cazzo...okay. Va bene, mi fido.» disse la ragazza, ormai rassegnata.
Alzò un piede con calma, sorreggendosi alla macchina ed aspettando che il ragazzo le togliesse una pantofola.

«Adesso riappoggia il piede sulla pantofola, poi ti prendo sulle spalle.» continuò a darle istruzioni senza sosta, mentre lei s'accigliava sempre di più.
Finito il passaggio delle scarpe, lanciò un urletto quando il ragazzo la caricò in spalla, a mo di sacco di patate.

«No vabbè, non ce la posso fare.» voleva tenergli il broncio, ma quando aveva sentito la sua risata non ce l'aveva fatta, ed aveva finito per ridacchiare anche lei.
Mentre penzolava, si chiese quando sarebbe finita tutta questa tortura.
Ma non fece in tempo a chiederselo che il ragazzo la rimise in piedi e lei affondò i piedi in qualcosa che aveva tutta l'aria di essere sabbia.

«Okay, c'è l'alba.» Genn le si era avvicinato all'orecchio destro, sussurrando quelle parole e facendole il solletico. «Adesso ti tolgo la benda.» furono le ultime parole che disse, prima che cominciò a canticchiare come al solito.
Quando aprì gli occhi, ci mise un po' per abituarsi alla luce, ma quando mise a fuoco per bene, quasi restò a bocca aperta.
Stava albeggiando ed il cielo s'era tinto di un rosso/rosa intenso, che sfumava pian piano in un lilla/blu. Anche se un po' di quel cielo era coperto dalle nuvole, restò comunque senza fiato.

«È bellissimo.» mormorò, osservando per bene tutto quello spettacolo.

«Lo so, lo so, modestamente le mie idee sono geniali.» si vantò il ragazzo, mentre la moretta scoppiò a ridere senza ritegno.

Si era decisamente rivelata una gita indimenticabile.

Fine prima parte.

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