I hope that you fall in love,
and it hurt so bad.
Dopo essere stati fino a tarda notte a parlare, a sentire Sara singhiozzare nella stanza che le sue amiche chiamavano stanza del mistero, Genn e Marten s'erano decisi ad entrare in quella stanza per consolare l'amica.
L'avevani trovata seduta dinanzi ad un pianoforte a muro nero, con il naso rosso da far paura e gli occhi gonfi da cui sgorgavano ancora molteplici lacrime.
Marten, s'era subito seduta affinaco all'amica, passandole un braccio sulle spalle ed abbracciandola, mentre Genn era rimasto sulla soglia della porta a guardare quella ragazza solare e simpatica che aveva conosciuto anni prima, rompersi in mille pezzi.
Erano stati così per un po', fin quando Marten non aveva portato la ragazza dai capelli neri a dormire.
Mentre le due s'erano assentate, Genn s'era seduto sullo sgabello davanti al pianoforte, ricordando quella volta in cui Alex gli aveva raccontato dello zio di Sara, e dei ricordi che la ragazza aveva legati al pianoforte.
L'aveva aperto esitante e si era messo un po' a suonarlo distrattamente.
«Ma allora qualcosa la sai fare, oltre a combinare casini.» quando sentì la voce di Marten, quasi saltò dallo spavento e sorrise con aria colpevole, come un bambino che ruba le caramelle.
«Quando dicono che fa tutto Alessio, mentono.» disse il biondo, facendo spazio sullo sgabello alla riccia. «S'è addormentata?»
«Le ho messo la Valeriana nella camomilla ed è crollata dopo dieci minuti.» sorrise la ragazza, distrattamente, pensando a quanto fosse difficile per l'amica affrontare quella dannata ricorrenza. «Come va il tour?»
«Bene, diciamo.» affermò Genn, facendo una smorfia col viso. Il ragazzo cercò nelle tasche della felpa una sigaretta e l'accendino. «Le fan a volte esagerano, quando me le ritrovo davanti piangendo non so mai che fare.»
«Non oso immaginare quando ti chiedono di abbracciarle...» borbottò scherzosamente Marten, guardandolo male da dietro la montatura tonda degli occhiali, quando s'accese la sigaretta. «Se non sei cambiato, mi sembra di ricordare che gli abbracci e le smancerie ti davano fastidio.»
«Te lo ricordi?» chiese stupito il ragazzo, muovendosi nervosamente e tossendo a causa del fumo che gli era andato di traverso.
«Mi ricordo tutto di quella gita, Butch.» annuì lei, aprendosi in una risata sincera quando vide il biondo in preda alla tosse. «Come potrei scordarla.»
Hope if everybody runs, you choose
to stay.
«Tutti se ne vanno e dimenticano, Marten.» mormorò Genn, premendo alcuni tasti bianchi del pianoforte. «Non tutti scelgono di restare, eppure tu l'hai fatto, e non parlo solo di me.» continuò, facendo un cenno con gli occhi al soffitto.
«Sara si è comportata da stronza, e non è la prima volta che lo fa.» spiegò Marten, mentre Genn buttava ciò che restava della sua sigaretta nel posacenere. «Ma mi vuole bene, io ne voglio a lei. È strana, egocentrica alle volte, rompicoglioni. Ma è come se fosse mia sorella, e non l'abbandono solo perché non voleva farmi soffrire.»
«L'hai fatto anche con me.» sussurrò il biondo, guardandola di sottecchi. «Dopo anni, ti sei ricordata di uno sfigato di Somma Vesuviana, che ama suonare la chitarra e portare sconosciute a vedere l'alba.»
«Ti sei risposto da solo.» affermò la mora, ridacchiando. «Quale folle porterebbe una sconosciuta a vedere l'alba, quale folle cucinerebbe una torta per lei, quale folle s'infatuerebbe di lei con una sola settimana?»
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School Trip. || Urban Strangers
Fanfic«Somma Vesuviana?! Che cazzo è Somma Vesuviana?!» story written by baernardeschi. 10/01/2016; #27 in Fanfiction.
