«Credo che questo sia destino.» quasi saltò, Camilla, quando la voce del ragazzo del Tabacchi la raggiunse.
Stava tornando da lavoro quella sera, ed aveva ricevuto una telefonata da Sara, che la invitava a cenare al cinese con lei.
«Non ci credo nel destino.» affermò sorridendo e sistemandosi la sciarpa, continuando a camminare svelta.
«Male, signorina..?»
«Camilla, mi chiamo Camilla.» affermò la riccia, passeggiando accanto al moro.
«Bel nome, io mi chiamo Giovanni.» il ragazzo le porse la mano, che lei non esitò ad afferrare. «Ha le mani gelide, Camilla, che ne dici di fermarti con me in un bar?»
«Mi dispiace deluderla, caro il mio Giovanni.» continuò a dargli del voi, cercando di non ridere. «Ma la mia amica Sara mi sta aspettando nel più raffinato ristorante cinese di Milano.»
«Deve essere molto ricca per potersi permettere il ristorante cinese più prestigioso di Milano.» affermò Giovanni, sistemandosi il cappello sulla testa.
«Non così tanto: il mio appartamento è un buco, lavoro per pagarmi l'affitto, le bollette e gli studi.» sospirò, ricordandosi del turno che avrebbe avuto la mattina seguente. «Non è una vita piena di sfarzo e ricchezze, in realtà.»
«Cosa studi?»
«Domanda azzeccata, davvero.» sorrise sarcastica Camilla, alzando gli occhi al cielo. «Per ora solo cultura generale, ma ho intenzione di specializzarmi in regia.»
«Wow, ambiziosa.» affermò Giovanni, con una nota sorpresa nella voce. Forse quella, era una delle ragazze più interessanti con cui aveva mai parlato. «E vivi da sola?»
«Siamo in quattro.» il sorriso della ragazza divenne più ampio al sentir pronunciare quella domanda. «Sara è una delle mie coinquiline.»
«Credo che tu sia arrivata.» disse Giovanni eloquente, facendo un cenno al ristorante cinese.
«Già, come al solito quella stronza è in ritardo.» sbuffò la riccia, scuotendo piano la testa e guardandosi attorno. «Ah no! È lei!»
«Ma io la conosco!» esclamò Giovanni contento, sorridendo. «È passata al loft l'altro giorno, ma nella lettera che ha dato ad Alex ha detto di vivere da sola.»
«Lettera?» non fece in tempo a chiedere altre spiegazioni, che Sara le saltò sopra, neanche si dovessero vedere da una vita.
«Cammeiii!» urlò, esaltata. «E c'è anche Giò, qual buon vento ti porta qui?» chiese la rossa, con una voce stridula.
«Sara Gwendolyn.» la riprese Camilla. «Che cazzo hai combinato?»
***
Vieni al ristorante cinese.
Giò era stato particolarmente chiaro e coinciso, perciò aveva detto al loft che usciva per raggiungere Giò, e a quanto pare nessuno gli aveva detto nulla a riguardo.
Non sapeva neanche perché avesse ceduto. Non voleva proprio uscire dalla sua stanza, non voleva vedere nessuno, voleva solo dormire e all'occorrenza bere un po' d'alcol.
Ho smesso di pensare e ho cominciato a bere.
Possibile che ogni maledetta cosa che faceva, ogni gesto commesso, ogni maledetta parola che diceva lo faceva pensare a quella settimana di febbraio.
Vide in lontananza un'insegna rossa e si avvicinò più in fretta, sia perché aveva fame, sia perché voleva sapere cosa diavolo volesse Giò dalla sua esistenza.
Man mano che la distanza tra lui e il ristorante si accorciava, vedeva la figura di Giò e quella di altre due ragazze di spalle.
Non poteva averlo fatto sul serio.
Stava quasi per fare retrofront, ma una delle due ragazze s'era girata verso di lui e l'aveva indicato a Giò, che subito gli aveva fatto cenno di avvicinarsi.
Bestemmiò il calendario, strinse i denti e si parò di fronte al suo amico.
«Alex?» si girò sulla destra e quasi stentò a riconoscerla.
«Camilla?»
«Aspettate un attimo, ma Sara?»
***
Stava scappando dalla verità e lo sapeva.
Non appena s'erano distratti tutti e tre, aveva camminato piano fino all'angolo, e una volta arrivata alla piccola traversa, aveva cominciato a correre.
Non aveva idea di quello che stava facendo e sentiva chiaramente il cellulare squillarle da qualche quarto d'ora. Ma stava correndo a perdifiato e non aveva intenzione di fermarsi.
O almeno finché non sbattè contro un palo, distratta dai suoi stessi pensieri.
«Porca puttana.» mormorò, massaggiandosi la fronte e maledicendo la sua perenne sfortuna e il suo stare sempre per terra.
«Serve una mano?» decisamente quella non era la sua serata, ma proprio per niente.
«No, Genn. Non mi serve una mano.» sibilò, alzandosi in fretta e furia.
«Ah, sei tu.» notò il ragazzo, avvicinandosi a lei. Si osservarono per un po', e Sara sentì chiaramente gli occhi bruciare.
«Già, sono io. Adesso che mi hai vista, corri da Alex, digli la verità!» esplose, cominciando a piangere. «Diglielo! Digli che sono una bugiarda, che non ho fatto altro che mentire da quando ti ho dato quel pugno in faccia. Anzi no, fatti raccontare quanto è stato meraviglioso incontrare di nuovo Camilla a distanza di anni, o quanto siano carine le rimpatriate tra amici!»
«Ma che diavolo stai blaterando?» chiese il biondo, avvicinandosi cautamente alla rossa, pensando che da un momento all'altro potesse sul serio esplodere.
«Non mi toccare Genn!» urlò la ragazza, non appena vide la mano del biondo farsi un po' troppo vicina ai suoi capelli. «Ci abbiamo messo secoli a raccogliere i pezzi! Non è neanche un anno che ci siamo trasferite qui per cambiare vita, e già ce la stiamo complicando fin troppo! Ho passato mesi a sperare di trovare un messaggio sul cellulare, mesi a piangere e a chiedermi cosa avevo sbagliato. A pentirmi di essermi aperta con lui. Ci ho messo mesi a convincere Marten! Mesi a dirle di lasciare Matteo, di trasferirsi qui a Milano, di dimenticare te, di dimenticare il liceo!»
«Lei è qui?» chiese, con lo sguardo perso nel vuoto.
«Sì, ma non voglio che tu la veda Genn.»
«Dove abitate?» chiese duramente, assottigliando gli occhi.
«Finisci questo vicolo, gira due volte a destra e vai in fondo. È il primo appartamento.» sussurrò la rossa spaventata.
Ehi!
Allora volevo dirvi una cosa.
Ho fatto un giro su Wattpad questa mattina e ho visto una storia particolarmente simile alla mia. Spero che siano solo coincidenze e che la ragazza che l'ha scritta non abbia davvero scopiazzato la mia storia.
Comunque, a parte questo, sono poco soddisfatta del capitolo, e sono sicura che verrà riscritto. Ma questo qui lo pubblico lo stesso perché è un po' il mood che ho stamattina.
Che ne pensate?
Si accettano consigli, critiche costruttive e sì, anche insulti ahah.
Vi mando un bacio, alla prossima!
Wen xx
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School Trip. || Urban Strangers
Fanfiction«Somma Vesuviana?! Che cazzo è Somma Vesuviana?!» story written by baernardeschi. 10/01/2016; #27 in Fanfiction.
