13; Insonnia.

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Il testo di Runaway riscritto da Sara per Alex.

«Sono di nuovo le tre e tu sei di nuovo qui su, dormi ogni tanto?» ormai non sobbalzava più, sapeva che Alex la controllava ogni notte.

«Soffro d'insonnia da qualche anno, non so neanche cosa sia il sonno.» sbuffò un po' fumo grigiastro. Sentì Alex trafficare con armadi vari, finché non uscì fuori e l'affiancò, con una coperta rossa tra le mani.

«Hai mai pensato che queste- nel dire quelle parole prese il suo pacchetto di Marlboro- possano essere una delle cause?» chiese il moro, guardandola eloquentemente. Sara fece per ribattere, ma lui la fermò prima che potesse dire qualunque cosa. «Senza che dici "fumo poco, non è detto", sei una ciminiera, le sigarette sono una delle cause principali dell'insonnia.»

«Mi piace dormire poco, penso tanto, e mi piace pensare.» sbuffò di nuovo il fumo e rabbrividì, cercando con la mano la bottiglia di vodka che si era portata dietro. Quella notte era particolarmente triste, difatti si stava scambiando messaggi con suo zio.
Erano soliti vedersi, durante quella ricorrenza, ma quella volta erano distanti chilometri. Perciò la loro sbronza era saltata.
Era diventata una specie di tradizione: ogni 9 del mese sua madre la portava da suo zio, a condividere un po' di quel dolore che nonostante il tempo c'era ancora.

«Sei triste oggi. Lo eri stamattina a colazione, quando hai rifiutato di mangiare. Lo eri quando sei tornata eti sei chiusa dentro la mia stanza a scrivere. Lo sei anche adesso, che sei sulla via dell'ubriacarti.» raccontò ciò che era stata la sua giornata, Alex, mentre alcune lacrime scendevano copiose dal volto pallido della ragazza. «È successo qualcosa?»

«Cinque mesi fa è morto mio zio.» affermò, asciugandosi le lacrime. «È stato una delle persone più importanti della mia vita, mi ha insegnato a non arrendermi mai e tutti quei valori importanti che dovrebbero insegnarti i tuoi genitori. Mi ha insegnato a suonare il pianoforte, ed ho mentito quando ti ho detto che non so suonare nulla, in realtà mi rifiuto di suonare quello strumento da cinque mesi.» un singhiozzo interruppe il suo discorso, e si fermò un po'. «Di solito mia madre mi scarica da mio zio e beviamo, ma oggi sono qui, perciò faccio tutto da sola. Ho smesso di pensare ed ho cominciato a bere.»

«Sai, ti dirò che bere non è la soluzione e bla bla bla. Sono sempre quello responsabile, io.» un sospiro da parte di entrambi li fece guardare negli occhi e sorridere. «Ma stasera non mi va, perciò dammi un sorso.»
La bionda gli passò la bottiglia mezza vuota ed Alex ne prese un sorso bello abbondante.
Strinse gli occhi per il sapore della vodkae scosse un po' la testa, tutto sotto lo sguardo vagamente divertito di Sara.

«Sembri un quattordicenne alla sua prima festa.» lo prese in giro la ragazza, bevendo un altro po'.

«Non mi piacciono i super alcolici, preferisco la birra.» fece spallucce il ragazzo, sentendo già la mente un po' annebbiata.

«Puah, che schifo.» al l'affermazione di Sara, Alex la guardò stupefatto, per poi scuotere la testa, quasi deluso. «Preferisco il vino, sono una tipa molto raffinata.»

«Ma fammi il piacere!» esclamò Alex, dandole una spintarella con la spalla.

«Grazie.»

«Di cosa?» Alex parve confuso, poi capì e le sorrise.

«Mi hai migliorato un po' l'umore, e in giorni come questo è difficile che migliori, figuriamoci che mi metto a ridere e scherzare.» sorrise Sara, perdendosi un po' negli occhi castani di Alex.
Poi si allungò sulle tegole e restarono a guardare le stelle in silenzio, fin quando non videro l'alba.

***

«Hai preso tutto Wen?» quando Asya si era svegliata quella mattina, li aveva trovati sul tetto a parlare amorevolmente, ed aveva deciso di non disturbarli.
Sapeva che, per com'era la sua stramba amica, aveva iniziato a provare dei sentimenti che andavano un po' troppo oltre l'amicizia.
Perciò aveva fatto colazione con la madre di Alex, parlando allegramente del più e del meno, mentre la donna le chiedeva come stesse Sara.

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