Marten che indossa la sua maglietta preferita.
Casa Raia, foto scattata da Asya.
Quando Marten si svegliò quella mattina, la prima cosa che pensò fu che non aveva mai avuto un mal di testa simile in tutta la sua esistenza e la seconda fu dove si trovasse in quel momento.
Ci mise poco a capire che non erano nella confortevole casa di Camilla, nel letto matrimoniale di Nadia, sua madre, ma nel bel mezzo di una cittadina campana e probabilmente con un'enorme ritardo.
«SVEGLIA!» fece andare tutta l'aria possibile nel diaframma e poi gridò come meglio sapeva fare, nel frattempo, recuperava dalla sua borsa una scatoletta di aspirine.
Vide i quattro ragazzi bellamente ammassati uno sull'altro, e si rese conto solo dopo essersi alzata che Genn aveva dormito per tutta la notte al suo fianco.
Gridò di nuovo, e controllò l'ora al cellulare: 08:20.
«RAGA, C'È L'ACITO QUI FUORI, MUOVETEVI!» pronunciò quelle parole all'orecchio di Asya, che sobbalzò e diede una gomitata a Camilla, che a sua volta spalmò una mano sulla faccia di Alex, che mormorò qualcosa di incomprensibile.
Che casino.
«Marten, è presto, altri cinque minuti.» mormorò Sara, girandosi dall'altro lato.
La bionda sentì il vuoto totale sotto di sè e si rese conto solo dopo essere caduta, che il divano era finito e che non aveva più la possibilità di girarsi. Il botto, fece svegliare Genn, che ancora era illeso dalla catena di schiaffi e gomitate.
«Buongiorno eh.» affermò con voce roca il biondo. La punta di rimprovero che percepì Marten, la fece irritare ancor di più di quanto già non fosse, perciò si decise ad andare nella stanza che il biondo aveva messo a disposizione a lei e Camilla.
Entrata nella camera frugò nella valigia di Camilla per cercare la sua maglietta degli Arctic Monkeys, una delle band che le piacevano di più. Fissò la finestra e vide che, seppure fosse Febbraio, a Somma Vesuviana c'era un bel sole.
Pescò la maglietta bianca dalla valigia e la prese tra le braccia, poi aprì la sua valigia e prese un paio di leggings neri.
Afferrata la biancheria si diresse in fretta e furia in bagno, scontrandosi con Camilla.
Ne uscì solo dopo dieci minuti, pulita e linda, e subito la investì l'odore di fumo.
«Non credevo ti piacessero gli Arctic.» si girò verso la voce che aveva parlato.
Genn.
Alzò gli occhi al cielo e mise i suoi occhiali da sole sulla testa, spostandosi i capelli (per l'occasione lisci) dalla faccia. Dopodiché lo ignorò bellamente, dirigendosi di nuovo verso la stanza.
Sentì i passi di lui seguirla e sbuffò infastidita.
«Potresti anche rispondere.» affermò il ragazzo, tirando dalla sua sigaretta.
«Non rispondo a chi non lo merita.» fece spallucce Marten, tirando fuori un sorrisino da schiaffi e puramente falso.
Il biondo la bloccò al muro, al che le passò un lampo di terrore negli occhi.
«Perché fai così?» chiese, gli occhi azzurri puntati in quelli castani di Marten.
«Non c'è un perché, non ti sopporto. Punto.» sibilò la mora, sgusciando via da quella posizione scomoda e andando a reclutare il resto della sua ciurma.
Mentre svoltava per entrare nella sua stanza, poteva ancora sentire lo sguardo del biondino su di sè.
***
Asya sapeva che dare retta a Sara era una cosa totalmente sbagliata. Ma ogni volta ci ricadeva.
C'era caduta quella volta, quando lei le fece gli occhi dolci per accompagnarla a comprare gli Oreo. C'era caduta quando le aveva assicurato di non fumare più e ci era ricaduta di nuovo la sera precedente, facendola ubriacare.
Ora lei ed Alex se la trascinavano dietro.
Sara era completamente messa male, ma non quel messo male da post sbronza, era a pezzi.
«Mi gira la testa.» borbottò la bionda, barcollando un po'. «L'Acito mi ucciderà.»
«Le diremo che sei stata male tutta la notte, potremo chiedere alla madre di Alex di coprirci, funzionerà.» suppose Asya, guardando il moretto con uno sguardo implorante.
«Oh, mia madre stamattina lavora, fa l'infermiera in ospedale.» disse il ragazzo, passandosi una mano tra i capelli. «Ma posso sempre coprirvi io.» fece spallucce, sorreggendo all'improvviso Sara, che nel frattemo stava per scontrarsi col marciapiede.
«Grazie.» mormorò la bionda, sorridendo flebilmente.
Il moro le fece l'occhiolino, e si passò un braccio della ragazza attorno alla vita.
«Giusto per essere sicuri che ti non cada da qui ai prossimi cento metri.» si giustificò all'occhiata confusa della bionda.
«Oh cazzo.» l'affermazione di Asya fece girare i due ragazzi verso la casa di Alex, a pochi metri da loro.
E quello che videro li fece impallidire tutti e tre.
Ciao.
È corto e sono in ritardo, per di più è sabato sera e non so che cazzo fare.
Di bene in meglio ahaha.
Non ho più idee, che palle.
È stata una settimana orribile, dove il mainagioia regnava sovrano.
È uscito Luca ad XF e sono troppo contenta. La prossima si spera sia Enrica, dopodiché finale e si vedrà chi vince.
Spero vincano i Moseek.
Nulla da togliere agli Urban, o agli altri, ma li adoro troppo. Anche se è più probabile che vincano Giosada o gli Urban, visto il riscontro positivo che hanno col pubblico.
Beh, non ho altre dichiarazioni da fare.
Ci "vediamo" tra due giorni, un bacio!
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School Trip. || Urban Strangers
Fanfiction«Somma Vesuviana?! Che cazzo è Somma Vesuviana?!» story written by baernardeschi. 10/01/2016; #27 in Fanfiction.
