11; Runaway.

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Sara che scrive sul suo diario da viaggio.
Foto scattata furtivamente da Alex il giorno prima che loro se ne andassero.

«Che stai facendo?» Sara quasi cadde dal tetto per lo spavento.
Erano le due di notte e non riusciva a dormire, Asya l'aveva chiamata e le aveva detto che per quella notte sarebbe stata da Chiara, perciò lei si era ritrovata sola nella stanza fin troppo grande di Alex.
Aveva deciso di uscire fuori dal balcone, e aveva notato che era facile salire sul tetto da questo. Perciò aveva inforcato gli occhiali da vista, preso le sigarette, una penna e il suo diario, per poi salire su quello scorcio di tetto.

«Mi hai fatto prendere un colpo! Che diavolo ci fai alzato a quest'ora?!» chiese la ragazza, togliendosi velocemente gli occhiali e portandosi una mano al petto, ancora con il cuore in gola.
Il ragazzo rise piano e salì assieme a lei, affiancandola.

«Non ho sonno, e volevo un'altra fetta di torta.» affermò Alex, osservandola ancora vagamente divertito.
Sara fece una smorfia; lei della torta di Genn, ne aveva abbastanza. Circa metà della torta era finita nel suo stomaco, e a causa di questa si era sentita poco bene. Stavolta sul serio. «Adesso tocca a te dirmi cosa ci facevi fuori dal letto, sul tetto di casa mia, con gli occhiali da vista e un'agenda in mano.»

«Nulla, pensavo.» rispose la bionda, evasiva. Si maledisse anche mentalmente: nessuno l'aveva mai vista con gli occhiali, e di sicuro lei non avrebbe voluto farsi vedere in giro con le sembianze di un'adolescente sfigata presa dal peggior film americano.
Si accese una sigaretta, l'ennesima, da quando era lì fuori e stette in silenzio.

«Posso?» Alex indicò l'agenda che teneva tra le mani.
Un'agenda di medie dimensioni, nera, un po' anonima e fin troppo cicciotta per i suoi gusti.
Sara scrollò le spalle, leggermente infastidita. Diventava una belva quando leggevano le cose che scriveva senza alcun permesso da parte sua, ma Alex non l'avrebbe mai più rivista in vita sua, perciò glielo aveva lasciato fare.
Quell'agenda raccontava di lei, di come era diventata Wen.

«Mi piacciono i tuoi disegni.» sussurrò il ragazzo, sfogliando le pagine sotto lo sguardo attento della bionda.
C'erano foto sue, di Marten, di Camilla. Foto di viaggi, della sua classe, testi di canzoni scritti da lei e di persone famose. Ritratti di Jack Barakat, delle sue migliori amiche e qualche disegno di paesaggi vari. «E questa?»

«Non è niente.» il moretto aveva tirato fuori un foglietto ripiegato in quattro parti. Guardandola negli occhi, Alex, le chiese il silenzioso permesso di aprirlo e di leggerlo.
All'interno, una calligrafia disordinata faceva da padrona di una vecchia lettera. In alcune parti l'inchiostro era sciolto, segni indelebili delle quantità smisurate di pianti.

«Oh, umh.» imbarazzato, era l'aggettivo perfetto per descrivere lo stato d'animo di Alex in quel momento.
Il ragazzo richiuse velocemente il foglio e lo infilò in mezzo alle pagine, scrutando Sara ogni tanto, mentre leggeva qualche canzone. «Questa mi piace.» mormorò ad un tratto, mentre la ragazza gettò la cicca della sigaretta di sotto.

«Si chiama Runaway, l'ho scritta qualche anno fa.» sorrise la bionda, guardando il foglio azzurrino su cui aveva scritto le parole di quella canzone. «Puoi prenderla se vuoi. Non me ne faccio nulla, non so nè suonare, nè cantare.»

«Grazie.» affermò il ragazzo, infilando il foglio nella tasca del cappotto.

Nessuno dei due sapeva che prima o poi, quella canzone li avrebbe riavvicinati tutti quanti.

***

La notte aveva sempre ispirato Genn, lo sapeva sua madre, lo sapeva Alex e perfino il suo gatto Ade*.
Anche quella notte, si era ritrovato sulla panchina dell'ingresso, a strimpellare la chitarra con un blocco da appunti accanto.
Guardava il vuoto, Genn, e pensava a quanto fosse stato bene quel pomeriggio assieme ad Alex e alle tre ragazze.
Sorrideva, pensando a quel grazie sussurrato da una Marten (che aveva scoperto chiamarsi Martina) piuttosto dispiaciuta.
Alla fine ce l'aveva fatta a farla sciogliere un po' e si sa che il cibo e la miglior arma per certe cose. Si era anche complimentata con lui quella strana ragazza, gli aveva detto che era una delle torte alle mele più buona che avesse mai mangiato.
Fatto sta, che si era appena acceso una sigaretta quando sentì chiaramente dei passi frettolosi e qualche imprecazione al sguito di un botto.
Si sporse dalla panca osservando il corridoio, giusto in tempo per vedere una Marten che saltellava su un piede solo, tenendosi quello leso tra le mani.
Il biondo scoppiò a ridere senza ritegno, portandosi subito dopo le mani a coprire la bocca per non farsi notare.

«Lo trovi divertente?!» purtroppo il suo piano 'geniale' non era andato a buon fine, e la ragazza gli si era avvicinata con uno sguardo minaccioso e le braccia sui fianchi.

«Molto.» si morse il labbro, Genn, trovandola più bella del solito. «Adesso però a nanna, nanerottola.» la rimproverò scherzosamente, col sorriso sulle labbra e la sigaretta tra queste.

«Nanerottola a chi?!» s'arrabbiò ancor di più la riccia, alzando un sopracciglio piuttosto irritata.
Il biondo la ignorò bellamente e chiuse la porta che divideva l'ingresso dal corridoio, giusto per non far svegliare anche Camilla, e se ne ritornò tranquillamente sulla panca, imbracciando la chiatarra e ciccando per terra, a caso.
Pizzicò le corde della chitarra e produsse una melodia che a Marten parve familiare. Solo poco dopo, la ragazza cominciò a cantare.

«Now I don't wanna hate you, just wish you'd never gone for the man, and waited two weeks at least befor you let him take you...» si fermò solo dopo la prima strofa, arrossendo leggermente. «Ed Sheeran, uh?» chiese, ancora imbarazzata.

«Amo Ed Sheeran.» affermò il ragazzo, continuando a suonare quella melodia. Osservò la ragazza di sottecchi e notò che si stava mordendo il labbro assiduamente.

«Sai una cosa?» chiese Marten, dopo un po' di tempo che se ne stavano lì in silenzio, lui a suonare canzoni di Ed Sheeran, lei a pensare a quanto avesse giudicato male Genn.

«No, cosa?» chiese a sua volta Genn, girando la testa verso la ragazza.
La vide con la testa appoggiata al muro e le gambe raccolte al petto, che fissava il cielo dalla finestra del salotto.

«Non sei così male come pensavo. Anzi, sei quasi simpatico.»

*: il nome con cui chiamo il gatto nero di Camilla, che al momento si chiama Micio, ma mi piace chiamarlo così.

#macosa
Ebbene sì, care le mie lettrici, la vostra amata (si fa per dire) Wen, ha aggiornato solo dopo un giorno.
È impazzita? Nossignore.
È la febbre? Probabilmente.
In questo spazio autrice vorrei farvi un paio di domandine lala.
La prima è:
Credete che io debba eliminare la storia?
Molte ragazze si stanno facendo questa domanda, perché pensano che le fanfiction facciano cattiva pubblicità agli Urban. Non eliminerò assolutamente la storia, ma volevo sapere un po' il vostro punto di vista a riguardo.
Seconda domanda:
I capitoli sono troppo corti?
Nella mia fanfiction su Harry Potter (se siete interessate la trovate sul mio profilo) ogni capitolo aveva circa 3000/4000 parole, mentre alcune mie vecchie storie (ad esempio Could You Be My Heroine, su Matteo Tiberia, se ve lo state chiedendo sì, l'ho scritta io) avevano massimo 400 parole a capitolo.
Terza ed ultima domanda:
Volete una specie di playlist della storia?
Ossia una playlist su spotify o youtube dove metterò tutte le canzoni che mi hanno ispirata per i capitoli?
Aspetto con ansia le vostre risposte, vi mando un bacio enorme!
xoxo mainith❤️

School Trip. || Urban StrangersLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora