Si chiese se era finita sul set di Braccialetti Rossi, quella serie che vedeva sua sorella, qundo si ritrovò in una piscina.
Strano, era in apnea ma non sentiva assolutamente il bisogno di respirare, e l'acqua era piacevole e non fredda come s'aspettava.
L'ultima cosa che ricordava era un grido straziante e una botta notevole al lato destro della faccia, poi niente.
A fatica, riemerse dall'acqua e prese una grossa boccata d'aria, notando che addosso aveva un costume intero, uno di quelli che usava quando faceva nuoto.
«Non ti ricordavo mica così.» al solo sentire quella voce, le venne un infarto, figuriamoci a vedere quella figura tanto familiare, sorriderle seduta sul bordo della piscina.
Si guardò attorno e vide tutto fin troppo bianco ed accecante. Oltre a lei e all'uomo non c'era nessuno.
«Zio Giò?» sentiva la voce spezzarsi e gli occhi riempirsi di lacrime: suo zio era lì ed era reale. I capelli grigi portati come l'ultima volta che l'aveva visto, la pelle abbronzata, come se fosse piena estate e gli occhiali da sole sul naso, come se non l'avesse mai visto in abito elegante dentro una bara.
Nuotò fino al bordo e si sedette accanto a lui.
«Allora furfante*, come stai?» le sorrise, dandole un paio di pacche sulla spalla sinistra.
«Male.» sussurrò la rossa, spostandosi dalla faccia alcuni capelli. «Mi sei mancato.»
«Ah, questo lo so!» esclamò l'anziano, gesticolando ampiamente con le mani. «Ti ho sentito piangere ogni volta, qui mi hanno affidato te come compito.»
«Qui?» chiese la ragazza perplessa. «In una piscina?»
«È una specie di purgatorio dove si vedono le paure di una persona, cambia ogni visita che si riceve.» spiegò l'uomo, indicando tutto ciò che li circondava. «La piscina è perché hai sempre avuto paura dell'acqua, la profondità perché hai paura di cadere nel vuoto.»
«Fantastico, davvero.» borbottò la ragazza, passandosi una mano sulla testa. «E come faccio ad uscire da qui?»
«Già te ne vuoi andare?» domandò suo zio, sorridendole bonariamente.
«Beh, zio Giò, non che tu non mi sia mancato.» disse la ragazza, «Ma devo aggiustare un po' di cose, devo impedire a Marten di parlare con Gennaro, aiutare Camilla con Giò, trovare un fidanzato ad Asya e-» s'interruppe per prendere fiato. «Devo restare con zio Toni, lo capisci, vero?»
«Certo che sì, ma tesoro, non credi di esagerare?» le chiese, accarezzandole la testa. «La tua amica, quella che sta col drogato, no?- Sara annuì, come per dare conferma alle parole dello zio- Lei può cavarsela benissimo da sola, insomma, avete vent'anni!»
«Si ma-» l'occhiataccia che le rivolse suo zio la fece zittire all'istante. «Non guardarmi così!»
«Smettila di voler avere tutto sotto controllo, non sei una macchina.» scosse la testa, zio Giò, piuttosto contrariato. «La tua amica sa cavarsela benissimo da sola, tutte e tre sanno farlo.»
«Va bene, okay!» s'arrese la rossa, alzando le mani al cielo. «Lascio fare a loro, ma ti avverto, brutto malandrino che non sei altro: se va male e ho l'occasione di riparlare con te, ti faccio a pezzettini.»
«Certo, come no.» rise gioviale l'uomo. «Adesso svegliati, furfante.»
Aprì gli occhi di scatto e se ne pentì amaramente. La luce artificiale che c'era nella stanza le stava dando alla testa, perciò chiuse di nuovo gli occhi e li riaprì con calma.
La prima cosa che vide, fu un armadio azzurro davanti al suo letto, poi le pareti color crema della stanza.
Infine vide sua madre, addormentata su una poltrona, all'angolo della stanza.
Cercò di muoversi, ma qualcuno tirava le lenzuola alla sua destra, perciò abbassò lo sguardo e vide la chioma mora di Meg, sparpagliata sul letto.
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School Trip. || Urban Strangers
Fanfiction«Somma Vesuviana?! Che cazzo è Somma Vesuviana?!» story written by baernardeschi. 10/01/2016; #27 in Fanfiction.
