15; Di Camel, tabacco e mal di pancia.

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«Cinque, sei, sette e...» la base partì di nuovo e Sara alzò gli occhi al cielo.
Quella mattina era stata puntuale come un orologio svizzero, per poi scoprire che tutti quanti sarebbero arrivati in leggero ritardo.
Compresi i concorrenti.
E Sara odiava i concorrenti.
Perché quella canzone l'aveva scritta lei, ed in qualche strano modo, loro gliel'avevano rubata.
All'improvviso, mentre Tommassini li interrompeva di nuovo, le venne in mente Alex, e ringraziò il cielo che quell'uomo aveva dato a tutti una pausa.
Cercò freneticamente nella sua borsa la scatoletta di latta in cui teneva ancora quella Camel.
Anni prima aveva deciso di non fumarla, per non scordarsi mai di quel l'avventura giù a Somma, ma qualcosa le diceva che stava facendo la cosa giusta. Perciò raccattò la scatoletta e fece in tempo a vedere due tizi strani entrare nell'arena, prima che uscisse e si accese la sigaretta.

***

Genn quella mattina non ne voleva proprio sapere di alzarsi dal letto. Aveva un brutto mal di pancia e stare ad xFactor lo distruggeva. Per non parlare della strana sensazione sullo stomaco che aveva da due giorni a quella parte.
Casualmente, erano arrivati fino alla puntata dell'indedito ed Alex aveva tirato fuori quella canzone dal nulla, come se la portasse sempre con se.
Gli tornò in mente quello strano gruppo di amiche, soprattutto Marten. Per i primi tempi dopo la loro partenza, c'aveva sofferto. Perché insomma, gli sembrava di aver trovato quella giusta, anche se lo odiava.
Poi è arrivata Valentina, la sua ex, e l'aveva risollevato da quello strano stato di depressione che aveva sviluppato. Nel frattempo, scoprì che Sara, quella bionda scalmanata, aveva mentito sia a lui che ad Alex, perché quel dannato numero di cellulare, non s'era visto.
E furono tutta quella serie di eventi a fargli scrivere sempre più canzoni, fin quando non pubblicarono un EP con Casa Lavica, e diventarono gli Urban Strangers.

«Genn, alzati, dobbiamo andare.»

***
Chissà perché quella mattina, Sara l'aveva mandata a comprarle il tabacco.
Non fumava tabacco dal liceo, il che le sembrava strano, anche perché quando erano al liceo Sara era una schiappa nel fare i drummini.
Perciò quella fredda mattina di dicembre, Camilla si diresse dal tabaccaio con un'espressione di pura perplessità impressa sul viso, chiedendosi anche quale diavolo di tabacco volesse la sua amica.
Sbuffò, entrando con calma nel piccolo ambiente e scrutando con attenzione tutti i pacchetti di sigarette e le buste di tabacco esposte.
C'era un ragazzo davanti a lei, che parlava amichevolmente col tabaccaio, ridendo ogni tanto.

«Scusi?» richiamò l'attenzione del ragazzo, che si girò verso di lei. «Posso, oppure deve fare lei?»
Il ragazzo era ben mezzo, insomma. Non doveva avere più di ventiquattro anni, barba, occhi castani come i capelli. Aveva un'aria molto rock, accentuata da un dilatatore nero che gli decorava il lobo sinistro.

«No, vai tranquilla.» aveva un accento strano, per essere di Milano, ma a Milano era quasi una cosa all'ordine del giorno.

«Umh.» affermò, pensando bene al tabacco da scegliere, guardando dubbiosa ogni singola busta.

«Io ti consiglio le Luckies, non sono così pesanti come sembrano.» sobbalzò quando sentì il consiglio del ragazzo.

«Oh, no! Hai frainteso.» si difese subito, portando le mani in alto. «Non sono per me, ma per una mia amica scansafatiche.»

«Allora prendi le Marlboro, piacciono a tutti e non se ne lamenterà.» consigliò il ragazzo, ammiccando con lo sguardo.

«Grazie gentile ragazzo di cui non so il nome» sorrise Camilla, mostrando un sorriso privo di apparecchio (dopo anni con quell'aggeggio infernale attaccato ai denti, poteva finalmente mostrare dei denti dritti e bianchissimi).

«Non c'è di che, bella ragazza di cui non so il nome.» il moro la imitò, uscendo sorridente dal tabacchi, con un filtro tra le labbra e una sigaretta mezza girata tra le mani.
Camilla sorrise di nuovo e scosse la testa, richiedendo il tabacco e le vare cose al vecchio signore che c'era dietro la cassa.

***

Quando Asya vide la locandina della semifinale di xFactor, per poco non si strozzò con il suo caffellatte bollente.
Era sicura al cento per cento di averli riconosciuti, perché andiamo, persone del genere non le scordi così facilmente.
Specialmente se non cambiano così tanto a distanza di tempo.
Decise di non dire nulla a nessuno e di tenersi quel piccolo dettaglio per se: già prevedeva la reazione di Sara, e sentirsela raccontare sarebbe stato sicuramente esilarante.
Continuò a fissare la locandina con un ghigno divertito, nonostante le sue amiche dell'università la guardassero strano.
Non vedeva l'ora di scoprire la reazione di Sara nel rivederli di nuovo a distanza di anni.

Heya!
Come state?
Io sto bene, anche se il capitolo non mi soddisfa per niente.
È stato un parto, a dir la verità. Sono giorni che ho perennemente la luna storta e poco tempo per scrivere. Sto cercando di convincere i miei a portarmi a Roma per vedere Giò d gli Urban, ma dalla piega che ha preso la discussione non credo che mi ci porteranno.
Mal che vada ci sarà sicuramente qualche tour o qualche firma copie, perciò non me ne rattristo più di tanto.
Vi mando un bacio, mainith❤️

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