06; "Niente alcol, ho preso l'aceto!„

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Una rara foto di Camilla con i capelli lisci ed ordinati. (Più o meno).
Foto a tradimento, scattata da Sara.

«Oh mio Dio!» quella fu l'esclamazione quando vide un ragazzo moro coperto d'aceto. «Mi dispiace da morire, io ti giuro che in questo momento sono la persona più dispiaciuta della terra! Non volevo davvero, è che mia nonna non mette le etichette alle bottiglie e questo non è chiaramente vino. Okay, sto straparlando. Scusa.» smise di parlare solo quando notò che il ragazzo la guardava con un'aria divertita e un sorrisetto furbo, il che, la fece arrossire.

«Non è successo niente.» chiarì il ragazzo, rassicurandola con un sorriso. «Tanto dovevo farmi comunque una doccia, hai solo affrettato i tempi.»

«Scusa ancora.» disse Sara, esibendosi in una smorfia. «Umh...chi sei?» chiese poi, confusa.

«In teoria, questa è la mia stanza e sei tu l'estranea, quindi, chi sei tu?» chiese a sua volta il ragazzo, ampliando il suo sorriso divertito.

«Giusto, dimenticavo.» borbottò la ragazza, togliendosi il cappello con la visiera al contrario e lanciandolo sul letto. «Mi chiamo Sara, ma tutti mi chiamano Wen, è il mio nome d'arte.» si presentò la bionda esibendo uno dei suoi sorrisi migliori.

«Bene, Sara.» disse il ragazzo in modo gentile e pacato, irritandola non poco per il modo in cui l'aveva chiamata. «Io sono Alessio, ma tutti e dico tutti, mi chiamano Alex.» probabilmente, pensò Sara, era finita nel più grande cliché di tutti i tempi, e lei odiava a morte i cliché.

«Preferisco Wen, davvero.»

«Wen! Ha chiamato Ca- io lo sapevo che non potevo lasciarti sola!» esclamò Asya, rientrando nella stanza. «Che hai combinato? Comunque, io sono Asya, piacere! Tu devi essere Alessio, giusto? Ci dispiace per aver occupato la tua stanza!» Asya disse, con tutta la gentilezza e la tranquillità del mondo, ciò che Sara avrebbe dovuto dire, senza creare tutto quel casino. E le morì lentamente il sorriso quando vide letteralmente il sorriso di Alex allargarsi, e i suoi occhi illuminarsi.

«Convenevoli a parte, Asya, io vado da Cammei.» disse la bionda con freddezza, e non fece in tempo a ricevere un qualunque tipo di risposta che afferrò la sua giacca di pelle nera e il suo ventone di Marlboro, ed uscì dalla stanza.

Camminava per la via (priva di curve, incroci e cose che avrebbero potuto farle perdere il senso dell'orientamento), e pensava a quanto fosse stata stupida ad andarsene in quel modo, fortunatamente il loro coprifuoco era alle otto e mezzo (come se l'avesse rispettato qualcuno) ed erano a malapena le sei.
Non sapeva il perché se ne fosse andata in quel modo, non ne aveva motivo in fondo. E soprattutto, lei non era assolutamente gelosa. Lei non si innamorava, nè aveva stupide cotte passaggere se non per alcuni attori (nda: adesso ho la mania per Ben Barnes, ad esempio), ed odiava a morte le relazioni a distanza. Ma tutte le volte, che vedeva una reazione del genere da parte di un ragazzo dopo che lei stessa si fosse presentata, la infastidiva e le faceva pensare sempre che al mondo è meglio starsene soli soletti.

«Ehi bionda!» una voce familiare la richiamò, e lei, inconsciamente, non ci fece più di tanto caso continuando a camminare come se niente fosse. «Mara? Tara? Come cazzo ti chiamavi umh...Wen!» a quel punto, cominciò a guardarsi attorno con fare sospetto, e si accigliò quando vide il biondo di quella mattina, sbracciarsi dall'ingresso della casa dove avevano lasciato le sue migliori amiche.

«E tu che vuoi?» chiese, mordendosi subito dopo la lingua. Non lo faceva di proposito a rispondere male, le veniva naturale essere un po' arrogante.

«Te l'ha detto la tua prof di non uscire, caro il mio pericolo pubblico. Sai che potresti perderti?» ironizzò sugli eventi accaduti quella mattina, mantre la bionda lo raggiunse, guardandolo male.

«Sei proprio un coglione.» affermò facendo cenno alla sigaretta che pendeva dalle labbra del biondino. «Fumi Camel e te ne vai in giro a prendere per il culo la gente, ti ho già inquadrato bello mio, e mi stai sul cazzo.» non si fece problemi a vomitargli quelle parole faccia a faccia, l'incazzatura e le provocazioni da parte sua, in fondo l'avevano solo aiutata a dirlo.

«Oh, ma non parliamo di te, principessina. Marlboro Rosse e aria da non vali neanche la metà di un mio sputo.» disse il biondo guardandola male. «Non credo che tu sia poi tanto migliore di me.»

«Mi chiamo Wen.» sorrise poi, con una punta di malizia nella voce. Quello era un buon inizio d'amicizia per lei. Tutto stava nel dirle cosa pensavi davvero di lei in faccia, poi si sarebbe impegnata per farti ricredere, e a quel punto era troppo tardi: la adoravi e te ne rendevi contro quando già non potevi più fare a meno di lei.

«Mi chiamo Genn.» affermò l'altro, porgendole la mano, e sbuffandole un po' di fumo in faccia. Il che la face irritare e ridacchiare allo stesso tempo.

«Allora, Wen, che strana malattia ha la tua amica riccia?» chiese il ragazzo  dopo un paio di attimi di puro silenzio.

«Quale delle due?» alzò un sopracciglio Sara, appoggiandosi al muro giallo della casa ed accendendosi una sigaretta.

«Quella meno sana di mente.» specificò Genn, sedendosi per terra e guardandola dal basso, tirare e sbuffare fumo.

«Marten o Camilla?» chiese la ragazza, non le erano mai piaciuti gli indovina chi, perciò tagliò subito a corto.

«A saperlo» ridacchiò il ragazzo, guardandola divertito, e sperando di arrivare almeno al nome di quella ragazza tutto pepe che l'aveva incuriosito da morire.

«Allora è Marten.» affermò la ragazza, sicura. «Ho conosciuto Marten quasi quattro anni fa, e credimi, a quel tempo me lo chiedevo anch'io, cosa avesse. Ma poi, ho notato che difficilmente parlava con me ed evitava in tutti i modi di fare conversazione. Forse per paura, pensai, o forse era solo timida.» la bionda fece una pausa, per un altro tiro dalla sua sigaretta. «In realtà la risposta ti è quanto più chiara di quanto possa sembrare, fidati.» continuò la bionda, enigmatica.

«Lei-» venne interrotto dalla porta che improvvisamente si aprì, rivelando una Camilla al telefono che parlava, con un cipiglio preoccupato impresso sul volto, ed una Marten che la incitava a sbrigarsi che correvano verso il cancello della casa.

«Asya, non può essere sparita nel nulla!» quasi urlò Camilla, cercando di aprire il cancello. «È normale che dopo una cosa del genere se la sia data a gambe, insomma! Ha sputato dell'aceto in faccia ad un ragazzo!» continuò, e Sara fu certa che stessero parlando di lei.

«E comunque, ne avessero solo uno di problema, caro Genn.» affermò, prima di fischiare con le dita. Le due ricce si girarono e potè chiaramente vedere Marten, tirare un sospiro di sollievo. «Niente alcol Cams, ho preso l'aceto, però ho portato la lemonsoda e la vodka.» fece spallucce Sara, sorridendo e abbracciando la sua amica.

«Sta qua.» sussurrò al telefono Camilla, cercando di ricambiare l'abbraccio. «Se fai di nuovo una cosa del genere ti uccido!»

«Scusa, mamma.» tendeva a chiamarla così, la cara Camilla, perché ogni qualvolta che combinava uno dei suoi casini, Camilla era sempre lì a fare la mamma della situazione e lei gliene era immensamente grata.
Mentre abbracciava la sua amica, si aggiunse anche Marten al loro abbraccio, ed era uno di quei rarissimi abbracci che si scambiavano.
Poi Sara, vide in lontananza Asya ed Alex, arrivare da loro correndo come ragazzini, ed improvvisamente si rabbuiò.

«Alex?»

«Genn?!»

Ehi peopleeeee.

Non so che dire ahaha, molte di voi mi hanno sollecitata ad aggiornare il più spesso possibile, perciò mi sono attivata ed ho deciso che aggiornerò un giorno sì ed uno no.
Comunque, in questo capitolo si capisce che Alex e Genn non sono fantasmi, ma bensì esistono ed interagiscono con la gente (incredibile).
Le nostre amate protagoniste continuano a combinarne una dopo l'altra, com'è giusto che sia.
Vado a studiare matematica, spero vivamente che il capitolo vi sia piaciuto almeno un po'.
Vi mando un bacio,
xoxo renashair.

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