25; Visite e ricorrenze.

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Da quando si era svegliata, erano passate un paio di settimane.
Era tornata a casa sua, vicino Roma, per stabilizzarsi un po' e per decidere meglio cosa fare della sua vita.
Adesso si trovava alla stazione, che aspettava un treno, la sigaretta accesa tra le dita.

«Wen?» si girò verso destra e sorrise, abbassandosi gli occhiali da sole. «Sei tu?»

«A quanto pare.» disse lei, allargando le braccia per poi farle ricadere mollemente.
Era cambiata tanto, ed erano passate solo due settimane da quando si erano visti l'ultima volta.
Adesso i capelli avevano cambiato colore, erano neri come il carbone, portati a caschetto con una frangetta spettinata a fare da contorno. Il naso era decorato da un brillantino, mentre nella parte concava sul labbro e sotto il naso, spiccava una piccola pallina di metallo.
Sul collo si poteva notare un tatuaggio, che Genn, ricordando meglio, non aveva mai visto.

«Ti sei data al gotico?» chiese il biondo, avvicinandosi alla ragazza per abbracciarla.
La mora accettò di buon grado l'abbraccio e si lasciò stringere.

«Mi sono tolta un po' di sfizi.» affermò, staccandosi dal ragazzo e sorridendogli. «Allora? Andiamo al bar o restiamo qui a tergiversare?»

«Dobbiamo parlare un po' in effetti.» mormorò Genn, passando un braccio attorno alle spalle della ragazza.

«Ti va di andare a casa mia?» domandò la ragazza, guardando Genn dal basso.

«A casa tua?» chiese d'istinto il biondo, mentre Sara lo prendeva per mano e lo trascinava verso la sua macchina.
In quel momento, Genn pensò che sarebbero stati i due giorni più lunghi della sua vita.

***

«Cammei?» gridò Marten, spostandosi gli occhiali sul naso. Il silenzio fu la risposta alla sua domanda.
Da quando Sara se n'era andata, l'appartamento pareva costantemente vuoto, nonostante lei, Camilla ed Asya continuassero a cenare tutte assieme e darsi appuntamenti in giro per Milano quando durante la giornata non si incrociavano per niente.
Era sempre stata Sara quella attenta ai dettagli più sottili: sapeva sempre cosa succedeva ancor prima che una di loro se ne rendesse conto. Ma adesso era diventata Marten, quella attenta ai dettagli.
Aveva notato un sacco di cose, durante quelle due settimane. Tipo che Camilla non riusciva a staccare l'ultimo post-it che Sara aveva lasciato sulla loro bacheca, Asya che guardava sempre con nostalgia quella che avevano rinominato il trono di Wen, sempre Camilla che faceva ogni giorno una tazza di caffè al caramello in più, per poi scuotere piano la testa e buttare tutto il contenuto nella tazza.
Mentre pensava a queste cose, dei passi leggeri e il cigolare della porta la distrassero.
Vide Camilla sulla soglia, con la coperta attorno alle spalle, gli occhiali storti posati sul naso, le occhiaie che facevano davvero paura e stanchezza scritto sulla fronte*.

«Che c'è?» chiese la ragazza, varcando la soglia della porta e trascinandosi sul divanetto che Marten teneva in un angolo della stanza.

«Voglio tornare a casa.» sussurrò la mora, sistemandosi meglio sul letto e togliendosi gli occhiali, per poi spostarsi distrattamente i capelli dalla faccia.

«Ci sei già a casa.» puntualizzò Camilla, con uno sguardo eloquente palesemente finto.

«Intendevo a casa casa, dove siamo cresciute.» borbottò, guardando male la sua migliore amica.

«Perché?»

«Perché da quando siamo a Milano mi sembra che sia tutto un casino, a partire dall'incontro con Genn ed Alex, fino a Sara che finisce sotto una macchina per colpa nostra.» disse Marten, alzandosi dal letto e cominciando a fare avanti ed indietro. «Quando abbiamo litigato con Sara, le abbiamo detto che tutto questo era un suo sogno! Ma se non ce ne siamo ancora andate da qui, vuol dire che era il nostro sogno. Mio, di Asya, tuo e suo.» spiegò, alzando di poco la voce.

«Sta andando benissimo da quando non c'è lei, evidentemente doveva andare così.» fece spallucce Camilla, con voce incerta.
C'aveva pensato anche lei a questa cosa, ma non s'azzardava a dirlo, perché avrebbe dovuto ammettere che la litigata non era servita a nulla.

«Ma ti senti?» chiese Marten, raggiungendo la ragazza e abbassandosi per guardarla meglio negli occhi. «Ogni mattina ti vedo passare davanti alla bacheca e prendere quel post-it tra le mani, fai per buttarlo e non lo butti mai. Fai due caffè al caramello, ed ogni volta che provi a sederti sulla sua poltrona, cambi idea e ti alzi.»

«Questo non vuole assolutamente dire che-» venne subito interrotta dall'amica, che si stava infuriando sempre di più, stufa di quella situazione.

«Tu fa quello che vuoi, Cams.» a quel soprannome, Camilla rabbrividì. «Io me ne torno a casa, domani.»

***

«Tu starai in camera mia, io mi sistemerò di là.» il sospiro di Sara pareva quasi esausto.
Dopo il viaggio in macchina s'erano fermati in un bar ed avevano parlato del più e del meno, finché la mora non l'aveva portato a casa sua.

«E quella stanza?» Genn indicò una stanza con la porta di legno, l'unica della casa fatta in quel modo.

«Non ci entro da anni.» sussurrò la ragazza, posizionandosi davanti alla porta. «E non ci entrerò oggi, quindi Genn, la tua stanza è di sopra, terza porta a sinistra, buonanotte.» lo liquidò, con un gesto della mano.

«Sara, che succede?» chiese il biondo, avvicinandosi con cautela alla ragazza, che si scostò velocemente.

«Niente! Non succede niente, sto bene!» gridò la moretta, con le lacrime che le scendevano sulle guance e il trucco che cominciava a colare. «Va a dormire Genn.»

«Non stai bene.» affermò sicuro, posando una mano sulla spalla della ragazza per avvicinarla a sè ed abbracciarla.
La sentì chiaramente crollare tra le sue braccia.
Sara stava cercando di trattenersi, si vedeva dai gesti a scatti che faceva, dal suo continuo asciugarsi le lacrime.

«È solo il nove del mese, non è niente di grave.» la voce che li sorprese, fece staccare Sara dall'abbraccio piacevole del ragazzo, e la fece girare quasi sorpresa.

«Marten?» chiesero i due in sincrono, mentre la ragazza sopracitata, portava indice e medio della mano destra alla fronte per poi distaccarli da essa, come una specie di saluto solenne.

Ehi.
Lo so, sono in ritardo, ma ieri è stata una pessima giornata e mi sono sentita poco bene, perciò non avevo nè la forza, nè la voglia di aggiornare.
Ho un paio di nevs, tra cui una è il trailer della storia, gentilmente creato dalla paziente whatsagennaro, che mi sopporta in tutti i miei scleri, pianti e cazzi vari.
Amatela, perché è una santa donna.
Dopodiché, c'è da dire che School Trip è 27 in Fanfiction, e vorrei ringraziare Marten per avermi quasi costretta a scrivere una fanfiction.
E niente, fatemi sapere cosa ne pensate, vi mando un bacio.
Wen xx

School Trip. || Urban StrangersLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora