«Alba?»
«Sì, Monica?»
«Il signor Valois vuole vederti subito».
Ne fui stupita.
«Il capo desidera vedere me? Per quale motivo?»
«Non ne ho idea».
«Ok. Vado, così sveliamo il mistero. A dopo».
«A dopo».
Mentre mi dirigevo verso il suo ufficio, rimuginando sul motivo della mia convocazione, mi sentivo sempre più a disagio e accaldata. Poggiai la mano sul grembo, dove si addensava quello strano calore che avvertivo ogni volta in cui pensavo a lui. Il che era successo spesso nelle ultime ventiquattro ore. Per tutta la notte mi ero girata e rigirata in continuazione nel letto, non riuscendo a prendere sonno neanche per cinque minuti. Quando chiudevo gli occhi, il volto di Fabrice si materializzava nella mia mente, così nitido e definito in ogni suo dettaglio da sembrare quasi reale, perciò sollevavo di scatto le palpebre, perché non volevo vederlo. Non volevo vedere quei meravigliosi capelli neri che sussurravano un irresistibile invito a essere toccati. Non volevo vedere quelle labbra sensuali che sembravano fatte apposta per accendere in una donna il desiderio di sentirle sulle proprie. Non volevo vedere quegli occhi così particolari, così intensi e inquietanti da suscitare brividi di paura e di piacere nello stesso momento. Non volevo vederlo, perché non ero assolutamente in grado di gestire un confronto con lui, né nei miei sogni né nella realtà.
Durante quei tre quarti d'ora che avevamo condiviso la mattina precedente, mi era sembrato di non essere più io. L'aura che lo circondava mi aveva soverchiato. Ecco perché ero nervosa all'idea di parlare di nuovo con lui.
Raggiunta la porta del suo ufficio, raddrizzai la schiena, sollevai il mento e dopo essermi obbligata a stare calma, bussai.
«Avanti».
Aprii la porta. Fabrice era in piedi, davanti alla finestra, immerso nella luce della tarda mattinata. Mi dava le spalle, perciò fui libera di osservare le linee perfette del suo corpo, disegnato dalle mani sapienti di Madre Natura. Arrossii mentre indugiavo su quel fondoschiena strepitoso, desiderando di poterlo fare anche con le dita e non solo con gli occhi. Scossi la testa, furiosa con me stessa. Fabrice si girò in quel momento. Bastarono pochi attimi perché mi ritrovassi schiava del suo sguardo.
Oh, cazzo. Dì qualcosa, cretina!
«Buongiorno, signore. Mi hanno riferito che voleva vedermi» mormorai, con voce incerta.
«Infatti. Entri pure» m'invitò, andandosi a sedere alla scrivania.
Richiusi la porta e avanzai di qualche passo.
«Si sieda, signorina».
«Preferisco rimanere in piedi».
«Se guardarmi dall'alto in basso serve a darle più sicurezza, rimanga pure in piedi».
Aveva perfettamente centrato il bersaglio, ma dirlo così, senza un minimo di tatto, mi fece rimanere molto male.
Sarai anche bello e ricco, ma hai dei modi di merda!
Il mio orgoglio si risvegliò, punto nel vivo dalla sua scarsa delicatezza.
«Ho già tutta la sicurezza che serve. Non ne cerco altra».
«Buon per lei».
Scese un lungo silenzio imbarazzante.
«Signore, io avrei del lavoro da sbrigare, quindi le sarei grata se mi spiegasse perché sono qui».
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Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)
RomanceAlba vive da sola con il figlio e lavora alla Banque Populaire come addetta alle pulizie, ma lo stipendio non le permette di pagare le spese e in breve tempo, i debiti si accumulano. L'incontro con Fabrice Valois, direttore della banca, complica le...
