CAPITOLO DICIASSETTESIMO

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Le ultime due settimane erano state le peggiori della mia vita. Il dolore fisico era scomparso, ma quello dell'anima continuava a perseguitarmi, impedendomi di dormire e di mangiare correttamente, impedendomi di occuparmi della casa e di mio figlio come avrei dovuto, impedendomi di vivere.

Non ero più tornata alla banca e Fabrice non mi aveva mai cercato. Forse era ancora sconvolto per le parole terribili che gli avevo detto.

Mi ero sentita un paio di volte con Guido: stava bene, ma il licenziamento da parte di Fabrice gli bruciava ancora e stava pensando di agire contro di lui per vie legali. Mi aveva chiesto se era tutto a posto ed io gli avevo mentito, rispondendo di sì e assicurandogli che Fabrice non mi aveva fatto niente. Poi, cogliendolo di sorpresa, lo avevo pregato di non chiamarmi più, perché avevo bisogno di starmene per conto mio. Guido, sebbene a malincuore, aveva esaudito la mia richiesta, cogliendone l'urgenza nel tono della mia voce.

Giorno dopo giorno, mi ero chiusa sempre di più in me stessa, estraniandomi dal Mondo. Lorenzo capiva il mio malessere e molto spesso lo sorprendevo a fissarmi con occhi pieni di tristezza. Riempirmi di baci, abbracci e carezze era il suo modo di starmi vicino, di farmi capire che mi voleva tanto bene. Sebbene mi aggrappassi con tutte le mie forze all'amore incondizionato che mi dimostrava, non riuscivo a tirarmi fuori dal baratro in cui ero piombata. Anziché risalire, andavo sempre più giù, avvicinandomi al fondo. Quando lo avrei toccato?

Mi passai nervosamente le mani fra i capelli. Non mi ero ancora abituata a portarli così corti. Appena avevo trovato un po' di forza per lasciare l'appartamento di Fabrice e tornare nel mio, mi ero spogliata e avevo guardato il mio corpo nudo allo specchio, scoppiando in lacrime. Sembravo un mostro: i capelli rovinati, gli occhi gonfi, rossi e cerchiati, le guance pallidissime e ogni lembo di pelle dal collo in giù ricoperto di segni rossi e lividi bluastri. Mi ero fatta una doccia lunghissima, lavandomi ripetutamente la bocca e le parti intime, per rimuovere il suo sapore e le tracce di sperma. Avevo continuato a piangere per tutto il tempo, smettendo solo dopo essermi coricata sul letto, sprofondando il viso nel cuscino. Non mi sarei mai rialzata se non avessi dovuto riprendere Lorenzo dall'asilo. Facendomi forza, avevo indossato un cappellino e degli occhiali da sole e mi ero recata a scuola, lottando ad ogni passo contro il dolore. L'indomani, ero andata da uno dei migliori parrucchieri della città, sperando che potesse sistemarmi i capelli. Lui non aveva fatto domande, mettendosi subito al lavoro, ed io lo avevo apprezzato molto. Il risultato finale era stato nettamente superiore alle aspettative. Adesso avevo un taglio corto molto sbarazzino, che mi faceva sembrare ancora più giovane. Ci sarebbe voluta un'eternità per riaverli lunghi come prima, ma dovevo rassegnarmi e aspettare.

Mi hai rovinato la vita, Fabrice. Spero che le mie parole ti perseguitino per l'eternità.

«Mamma, andiamo?»

«Sì, amore».

La classe di Lorenzo andava in gita per due giorni. Ero in ansia all'idea di lasciare mio figlio, perché non mi ero mai separata da lui, ma non potevo negargli quest'esperienza, per la quale, tra l'altro, era entusiasta da giorni. Lo accompagnai all'asilo, da dove l'autobus sarebbe partito. Era già arrivato e alcuni dei suoi compagni erano seduti. Mi avvicinai alla maestra.

«Le affido mio figlio».

Sorrise.

«È in buone mani. Stia tranquilla, signorina Roveri».

«Ci proverò».

Presi Lorenzo in braccio e lo baciai.

«Mi mancherai tanto, tesoro».

«Anche tu, mamma».

«Mi raccomando. Comportati bene, ascolta sempre la maestra e telefonami quando puoi».

Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora